Absolute [Young] Poetry 2010

Lello Voce



Absolute [Young] Poetry 2010
Cantieri Internazionali di Poesia
quinta edizione
29 settembre – 2 ottobre
Monfalcone
Teatro Comunale / Centro di Aggregazione Giovanile / Palazzetto Veneto

Direzione artistica: Lello Voce
Collaborazione artistica e scientifica: Luigi Nacci e Gianmaria Nerli

Qui il programma del festival.


Venivano soffi di lampi
da un nero di nubi laggiù…

(G.Pascoli)

Quando l’avventura di Absolute Poetry è cominciata, nel 2005, ormai un lustro fa, decidere di dedicare un festival di poesia ai rapporti che la più antica tra le arti aveva e avrebbe potuto avere con le altre discipline artistiche, e soprattutto con la musica, sembrava una scommessa azzardata. A qualcuno, certamente, un’eresia. Non che non ci fossero festival di poesia, ma erano, per l’assoluta maggioranza, festival fatti quasi esclusivamente di poeti, e il loro pubblico era sostanzialmente quello dei cultori dei versi.

Oggi molto è cambiato (ci piace credere anche un po’ per merito nostro) e quasi non c’è evento di poesia che non abbia ospiti che mescolano parola e musica e sempre più si fa strada l’attenzione al rapporto con le altre arti (video e teatro, innanzi tutto). Il pubblico della poesia è sempre di più nuovo, giovane, diverso, numeroso, disponibile a rischiare, pur di scoprire i tanti tesori d’arte e di parola che il mainstream occulta sotto la patina luminescente delle sue pajette televisive. A rischiare, per scoprire che essere un pubblico è essere insieme, è essere una comunità, non una moltitudine di solitudini.

A volte ce n’è addirittura troppa di musica (e di teatro e video-arte), soprattutto quando essa è usata strumentalmente, per attirare audience, con il miele avvelenato della celebrità, o quando è ridotta a puro accompagnamento, intermezzo, o siparietto, quando l’obiettivo non è lo spettacolo, ma la spettacolarizzazione, quando ciò che si cerca non è un pubblico, ma una massa.

Noi, sin dall’inizio, abbiamo voluto altro: abbiamo cercato, con pazienza certosina, di individuare i confini tra le diverse discipline, e insieme i luoghi (e le forme) in cui esse si toccavano, si fondevano, trasformandosi in qualcosa di nuovo, di ’inaudito’.

Già, perché ogni confine, a saperlo percorrere con intelligenza, a saperlo violare, seguendo i sentieri dei passeur che rischiano di sperimentare e insieme di salvare tutte le Tradizioni, si rivela per quello che esso è veramente: non una divisione, un muro, ma un punto di contatto, un ponte, o, come si direbbe oggi, un link.

Ogni confine è una cerniera di un tutto dinamico, in perenne mutamento. E tra tutte le arti, quale, oggi, sta mutando più della poesia?

Tanti sono i confini che passeremo anche quest’anno, innanzi tutto quello tra parola scritta e parola detta, (con la presenza di Saul Williams, Maram al Masri, Ennio Cavalli), poi quello tra lingue ufficiali e lingue minori e dialetti (grazie alla partecipazione del più importante degli autori viventi in lingua Euskadi, Bernardo Atxaga, al napoletano musicale ed esplosivo degli A67, al pugliese di Luca De Nuzzo), e quello tra la poesia e la musica (con la tagliente ricerca verbale e musicale di Julian Cope e la partecipazione di un Maestro come Horacio Ferrer che ha sposato la sua poesia al Tango di Astor Piazzolla), la video-arte, sino al fumetto, alla neonata Comics-Poetry.

Inoltre – grazie al progetto La Rete dei Festival aperti ai giovani, promosso dall’ANCI e sostenuto dal Ministro della Gioventù – anche quest’anno a varcare confini che diventano ponti saranno tanti nuovi autori italiani e internazionali e, con loro, nel corso degli stage, giovanissimi allievi inizieranno a costruire i loro primi link, fatti di parole, d’arte e di dialogo.

Ma non siamo degli ingenui: sappiamo bene, peraltro, che sul futuro, non solo di questo Festival, ma dell’intera cultura e dell’arte italiana si addensa, ogni giorno che passa, quello che Pascoli avrebbe chiamato un ’nero di nubi’.

Sappiamo bene, ne abbiamo le prove concrete, che proprio ora che sarebbe il momento di raddoppiare la posta, di raccogliere il frutto di quanto è stato seminato, forse saremo costretti a lasciare il tavolo, a rinunciare alla scommessa.

Ma crediamo, altresì, che, in ogni caso, ne sia valsa e ne valga la pena, per noi e per la Città e per la Regione che ci ospitano e ci hanno ospitato.

Così, anche se è stato difficile, quasi acrobatico, oggi noi siamo ancora qui, ostinati, testardi, convinti che quella che Pagliarani chiama la ’lingua inesistente’, cioè la poesia, possa e debba ancora dire la sua. Che essa sia una lingua capace di articolare qualcosa di essenziale per noi tutti. E che sia utile e necessario dirla. Qui e ora.

I Cantieri Internazionali di poesia di Monfalcone riaprono i loro cancelli e speriamo che la nave di oggi sia ancora più bella e inaffondabile di quella di ieri. E meno di quella di domani.

Lello Voce








pubblicato da t.scarpa nella rubrica poesia il 23 settembre 2010