Oggetti preziosi: la stufa

di Roberto Michilli



[In questi giorni sta avendo molta fortuna un dizionario di cose e situazioni che facevano parte della vita di tutti i giorni decine di anni fa. Roberto Michilli aveva già scritto da tempo una sua rassegna di cose perdute, un libro incantevole ancora inedito. Ci era piaciuto molto, e avevamo pubblicato alcuni dei suoi "oggetti preziosi" nel numero 3 del "Primo amore" su carta. T. S.].

La stufa si chiamava anche cucina economica. Stava al centro della parete di sinistra, entrando. Era tutta di ferro, smaltata di bianco. Il piano di ghisa era fatto di tanti cerchi via via più larghi. Quello centrale era un disco largo una decina di centimetri, con un buco al centro. Serviva per infilarci il gancio dell’arnese usato per togliere i cerchi quando si doveva cucinare qualcosa. Era una specie di corta spada, con la lama fatta da un tondino d’acciaio e il manico cromato a spirale. Si toglievano più o meno cerchi a seconda di quanto era grande la pentola. Sulla destra, c’era il contenitore per l’acqua calda, una specie di pentola rettangolare, tutta cromata. Il coperchio aveva un manico che restava sempre freddo. La pentola sembrava posata sul piano, ma in realtà aveva una parte nascosta che sprofondava nel corpo della stufa. Quando mamma la tirava fuori, era tutta nera di fuliggine. La legna si infilava da uno sportello sul davanti. Quella per la stufa si comprava a parte. Erano sempre ciocchi di quercia e faggio mischiati, ma tagliati più piccoli. Di fianco allo sportello per la legna c’era quello del forno, e sotto il raccoglitore per la cenere, che serviva per il bucato e per concimare i vasi di fiori sulla terrazza. Il tubo che portava via il fumo, dipinto di grigio argento, all’inizio era verticale, e puntava deciso verso il soffitto. A circa un metro d’altezza era circondato da un collare dal quale pendevano sottili asticciole cromate. Si potevano alzare e fermare negli incavi praticati nel collare. Servivano per appendere i panni ad asciugare. Arrivato a una certa altezza, il tubo piegava verso destra e proseguiva orizzontale fino a infilarsi nella grande cappa del camino. Attraversando mezza cucina, aiutava a riscaldarla.


Roberto Michilli (Campli, 1949) vive a Teramo. Ha pubblicato alcune raccolte di poesie, i romanzi Desideri (Fernandel 2005), Fate il vostro gioco (Fernandel 2008), La più bella del reame (Galaad 2011) e La chiarezza enigmatica. Conversazione su Giuseppe Pontiggia (con Simone Gambacorta, Galaad 2009). Il suo blog è qui.

UN PENSIERO SU “OGGETTI PREZIOSI: LA STUFA”
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pubblicato da t.scarpa nella rubrica racconti il 6 aprile 2012