Clinica dell’amore

Roberto Pusiol



XXIX

- Quanti sms ti mandi al giorno?

- Due, o tre.

- Qual è il contenuto di questi sms?

- Si va dal classico "ti amo" ad altri che comunque non ti riferisco per una questione di privacy.

- Ma qual è il momento, l’occasione …

- Non direi il momento, o l’occasione, direi il luogo. Il dove sei, il dove ti trovi. Cioè è il luogo che suggerisce che dà la stura al sentimento, al trasporto … Che ti apre alla reminiscenza, alla nostalgia, e alla rappresentazione di te stesso.

- Chiariscimi questo "alla rappresentazione".

- Nel senso che quando sento questo sentimento o trasporto verso me stesso contemporaneamente mi sto vedendo. Per rapidi flash. Evidentemente riproduco immagini di me stesso che ho archiviato nella mia memoria visiva che mi sono state rimandate da uno specchio da una vetrina o simili. Per cui eccomi che ho il braccio alzato per annodarmi la cravatta eccomi sotto la doccia eccomi appoggiato al banco di un qualche bar ... E sono queste immagini flash di me che interagisco con la mia vita questo incorniciarmi in fulminei fermo immagine che sono momenti del mio vivido interfacciarmi con me stesso che sortiscono uno straordinario struggimento d’amore per cui sento il bisogno eccetera ....

- Ma …

- No, un attimo, non ho finito, su questo punto c’è ancora una cosa. Ci sono altri tipi di rappresentazioni per così dire, per antilogia, invisibili, eppure corposamente presenti e per così dire assolutamente irresistibili quanto ad apertura di finestre di sentimento o di trasporto amoroso. Ti spiego. Mi capita in certi momenti di compiere determinati movimenti. Banali movimenti quotidiani. Non bruschi, movimenti semplicissimi, brevi o brevissimi quanto a durata, che compio senza soluzione di continuità e non veloci e non lenti. Può essere il girare della testa da una parte; può essere un piegamento da seduto; può essere il normale alzarmi in piedi da seduto. O alzare il braccio e stenderlo come faccio qualche volta per abbottonare o sbottonare il polsino della camicia. O anche alzare la testa, o fare un mezzo giro su me stesso per un qualche motivo; o anche il salire dei gradini, o meglio il mettere la gamba destra avanti e poggiare il piede sul gradino e mettere in azione i muscoli della coscia e del polpaccio e staccare contemporaneamente l’altro piede dal terreno per portarlo su e avanti. Bene, io in questi momenti non mi posso vedere o potrei vedere al massimo la scarpa che contiene il piede che si alza o il pantalone sollevato dalla coscia … ma non ci bado ovviamente, questi dettagli non li vedo, né vedo niente dentro alla maniera di quei flash che ho detto. Non è questo. Io per così dire percepisco invece le scie di questi movimenti …o meglio ancora: io vedo la frase musicale che si forma in corrispondenza di quel dato movimento. La vedo, non la sento. E questa musica vista non sentita genera in me una immensa gratitudine verso me stesso, un trasporto, un godimento interiore, se vuoi un "godimento smarrito" come direbbe Lacan – d’altra parte l’amore e l’innamorarsi non sono forse smarrimento? – un "godimento smarrito", che ti definisce nel tuo icastico splendido isolamento dove è otturata ogni lacaniana mancanza a essere, al di fuori della Legge oltre la Legge (ma l’amore non è per definizione oltre la Legge?) come direbbe ancora Lacan … Per cui appunto non posso che battere sulla tastiera eccetera come ti ho detto …

- Dicevi i luoghi …

- Si appunto, sono appunto i luoghi a innescare il movimento …Ossia i non-luoghi, sì quelli lì di Augè. E’ nei non-luoghi della surmodernità per usare ancora la terminologia di Augè che fiorisce il SurMe che io vedo e amo di straordinario SurAmore. E’ nel loro vuoto che fiorisce la sua pienezza che io amo. Nel vuoto dei non luoghi, vuoti magari, quando tu puoi anche pensare che siano vuoti permanentemente. O anche luoghi assimilabili a non luoghi proprio perché svuotati o disabilitati. Per esempio: il palazzo di vetro dei nostri uffici nella City la notte, vuoti e illuminati … Muoversi lì, sentirsi lì, e poi andare sulla porta che è rimasta aperta del mio ex ufficio ora svuotato completamente dove adesso non c’è nulla se non il monitor che è rimasto accesso e da lì dalla porta nel mio ufficio controllare il valore dello yen sul cui crollo in borsa ho insensatamente sensatamente scommesso come Eric Parker di Delillo nel suo romanzo di 180 pagine Cosmopolis. O quello svincolo lì a Los Angeles dove per una manciata di secondi sono riuscito a non vedere davanti a me nessuna auto e dove soffiava un vento caldo malato che aveva raccolto le sue ultime forze e tentava di spingermi l’auto fuori strada oltre il guardrail come per il vecchio Ellis o Clay del vecchio Ellis (sto parlando del suo primo romanzo Meno di Zero edito in Italia da Pironti nell’86). O quattro giorni fa la deserta Defense alle cinque del mattino. O al Narita terminal 2 secondo piano dove il brulicare eccessivo mi è apparso in tutto e per tutto assimilabile al vuoto. E’ qui, è in luoghi non-luoghi come questi che avviene il più poderoso riconoscimento di me da parte mia (e non è forse l’amore altro che riconoscimento, pieno riconoscimento?). E’ qui che si scatena la tempesta dell’ affetto dell’ amore mio per me che bergsonianamente è straordinario slancio vitale e durata.

- Sei molto innamorato.

- Sì è questa la parola: innamorato. E’ la parola giusta, semplice, normale. Semplicemente totalmente innamorato.

XX

- Mettiamo che te ti entra dentro a casa che tu sei lì con quei grammi 500 di baccalà già quasi pronto, che te lo hai già lessato quei suoi minuti giusti, dieci, che te già metti giù la crema d’aglio nel vaso col gancio da impastare, che te ti arriva lì in cucina sulla porta che è appena tornata dall’ufficio (dalla Prefettura, Ufficio Invalidi Civili), alle 18, col tailleur non pantalone ma gonna in modo saggio proprio lì al ginocchio – ai ginocchi - delle gambe forti, tua moglie, col décolleté che han mezzo tacco che son funzionariali che si leva dopo entrata le décolleté che son funzionariali, e resta scalza, e viene avanti dopo scalza in questo atrio e corridoio in vostro terratetto in colonica ben ristrutturata che te l’hai fatto te quel progettino, ingegnere, casa mica regalata, sudata, messi vicini i soldi un po’ alla volta, e dopo nel salottino verde con parquet che si passa per di lì proprio non c’è scampo per entrare dentro - che non si poteva far diversamente, a meno che tu non faccia tutto il giro - in cucina, dove ti cimenti con lo stoccafisso quasi pronto con il grembiale messo, rosa, allacciato ben ben dietro, alla cieca, con le mani scherzosamente incerte, dietro, che hanno palpato le cordelle bianche fino al punto giusto dove le hai dopo incrociate e hai provveduto con tatto a fare il fiocco, alla cieca, e viene, e ha cavato anche la giacca, e ti si presenta con il reggiseno, con le spalle - le sue spalle -, e intanto che sta guadagnando il vano della porta, e è lì oramai dove si incontra il legno, i listelli, con la ceramica screziata, si vuole tirar via dal polso, sganciare, lo Swatch da 7 euro usato preso al mercato mensile dell’usato in piazza come orologio sostitutivo di servizio intanto che il suo Seiko Tought Sport è sottoposto a revisione, cioè praticamente lei è li che traffica nel vano della porta, o in arrivo nel vano della porta, con i diti della destra intorno al cinturino (nero) che proprio non si molla da quel polso sinistro con braccio levato a metà un poco messo avanti (il sinistro) e l’ altro che per necessità lo segue con braccio ed avambraccio che fanno più o meno un angolo di 90 gradi che lei non ce la fa - è vero? - a stare neanche un giorno col suo polso sinistro deprivato, e comunque sta arrivando lì coi piedi mascherati dal collant ed è praticamente oltre la porta, adesso, che si manda su i capelli - e li ha lasciati perdere un secondo, adesso, il busetto e la fibbia pervicaci - che si era piegata giù molto un momento, prima, quando ha cavato le décolleté col loro onesto tacco dai suoi piedi, non tanto nel momento di tirale via che aveva piegato e tirato su la gamba, quanto dopo, per metterle dentro, in scarpiera, nel reparto ultimo basso (che gli era toccato di trafficare un po’ per sistemarle e chiudere il reparto così le si era per il piegamento - più afflusso di sangue - arrossato leggermente il viso - che lei è donna che le piace far le cose subito quando son da fare subito le cose, tener la casa ordinatamente sempre, che abbia anche la casa la sua organizzazione, efficiente) che adesso è lì proprio sulla porta, cioè oltre la linea di demarcazione tra parquet e piastrella ancora braccia avanti, ormai oltre il confine, sostenuto il suo sinistro braccio con il destro, sempre che traffica intorno al cinturino, pervicacemente pervicace, incollato! mentre tu sei lì che fai andare il robottino da cucina veloce e aggiungi olio abbondante e latte (q. b.) e anche dai un occhio alle fette di polenta bianca grigliate e lei ti dice: Mi son scoperta lesbica ti dice, cioè lei si è resa conto tic e tac che le piacciono le donne assolutamente inderogabilmente. Sì mi piacciono le donne assolutamente dice e: Ti avverto che mi farò l’amante, anche, che si sono già adocchiate, una, con l’altra, lei con l’altra - be’, tu
cosa gli dici?

- Cosa gli dico? Niente gli dico, e a te invece ti dico: tonto! Che mia moglie è lesbica a primo ortu ( o: ab ovo) hai capito? tonto! e me la sono scelta io, appositamente, scrupolosamente, cautelativamente di sicuro. Perché secondo te, mio caro interrogante vesperale, in questi tempi che tu io tutti vediamo, se vogliamo, abbiamo occhi ben sgombri, se non abbiamo perso no, il collegamento con la madre terra - eh? Alma Mater - e siamo buoni ancora di dire pane al pane vino al vino - hai capito? - che sono tempi che non vanno mica, vero o non vero? tempi stronzi, globali, di miscela, svaccati, gente non territoriale, non doc, facce fatti eccesso di via vai e fai attenzione allora se ti vuoi parare, ti guardi i fianchi e dietro e avanti se non sei coglione, e ti tieni saldo più che mai nei tuoi principi saldi e marchi ben quello che è il confine di geografia e di testa, e fai bene tanto a mettere sul cancello in grande cave canem bello, in grande, con una bella figura di dogue di Bordeaux di 59 chili (se non vuoi mettere magari una figura di pistola) rispondente al vero di uno dei due o tre che hai di ricognizione nel giardino e prato, secondo te io maschio, che si fa il suo passo ponderatamente, che ha ben chiaro il quadro, che del matrimonio ha una considerazione seria cioè solidità soda famiglia secondo tradizione, che sono pei valori, donne buoi dei paesi tuoi, anche, se vuoi, allora te caro interrogante incauto ma che la domanda è venuta buona perché è penetrante la risposta, mia, che ti illustra il quadro, e ti apre anche la mente sulle cose, reali, stai attento e impara! da chi le ha grosse, ha pesanti, ce lo ha duro, conosce, io mi sceglievo, tra le tante, nel ventaglio esaminato, scremato, come con-sorte come mia metà come alter ego, no, formato donna, come siate una cosa sola stessa carne, i due saranno una carne sola comunione e vita mia della mia vita, intimità, total dedication, mi beccavo una donna eterosessuale? Cioè, hai capito? io mi allevavo in seno, o caro il mio coglione, una donna partner, mia, eterosessuale? Che non è questione come magari adesso che mi senti a te ti viene in testa, deduci – e potrebbe anche essere un ragionamento, di autodifesa, protezione, di organizzazione difensiva da attacchi provenienti, che non puoi mai sapere diciamo con una bella donna con la sua prestanza, a cui tu rispondi con questa refrattarietà (sua) inerente – di una strategia estrema messa su per stratosferica gelosia tua particolare …. No caro, qui la questione è di sintonia profonda radicale doverosa. Di ontologia, capito? cazzo di un cazzo! Che se io vedo che obiettivamente ciò che è bello, calamita, ciò che prende, ti prende, dalla testa ai piedi, costitutivamente, imprescindibilmente, per le sue linee riguardanti culo e petto, anche per la fattura della coscia e fianco, anche per l’insieme più armonioso liscio non peloso, e movenze, io non so come tu puoi capacitarti veramente, di come, come si dice appunto la metà, la tua metà, te quindi per metà, metà te, fifty, cinquanta, che in quanto te al cinquanta, no all’ uno due quattro per cento e comunque te sempre sarebbe, pezzo di te, ma comunque qui non si parla di percentuali residuali, qui si parla di te al cinquanta, mentre te-te sei l’altro cinquanta, che insieme fanno cento, cioè quindi te quel te che è metà di te che sei te di fatto che è ontologicamente la metà di te se è veramente ciò che non può essere altrimenti da com’è, cioè capito? la mia parte di me a metà cazzo di un cazzo! che siamo uno, che nei fatti quotidiani condividi i pasti casalinghi e dividi conseguentemente circa in due la roba che sta nella medesima terrina, tipo, per esempio, se vuoi, to’! il mantecato, il baccalà che hai detto, specialità qua della cucina nostra, tradizione, riso fagioli polenta baccalà, che non mancano mai qua in casa ci teniamo, o ci sediamo con i culi nostri denudati sullo stessi water e bidet pure, e condividiamo asciugamani e via discorrendo, e poi la cassa, no, la cassa, che è comune no praticamente, e chiudere i conti mensilmente o fare il punto settimanalmente, sì, non so se rendo, mi pare di esser chiaro, stato chiaro, allora, di come quindi lei questa persona, tua, sei tu, che ti rientra al massimo grado dentro nei confini tuoi linea di demarcazione netta, segnati marcati, collocata lì nel cuore, nel fortino, nell’inespugnabilità del maschio, di come invece possa dentro di se stessa intimamente nel chiuso del suo cuore, che è tuo cuore! fifty, ma che senza quel fifty lì non hai nessun intero no logicamente, di come possa dentro di se stessa propendere per altre forme opposte alle forme tue che senti dentro di te nel cuore tuo pulsante cioè per forme come gambe pelose o petti piatti e gonfio di uccello invece di quel vacuo che è lì che aspetta attende di essere riempito che ti chiama per essere qualcosa, perché tu lo riempia con l’ uccello…. No, mi hai capito? Cosa che non sta, per quanto mi riguarda, né in cielo né qua in terra dove abbiamo piedi e sostanze nostre insieme, la casa, un appartamento, cinque campi, un conto in banca, modesto, e abbiamo anche optato per la comunione, dei beni, per quanto fosse suo l’appartamento e anche la casa, sì, prima dei lavori, che abbiamo perso insieme non so quanti fine settimana di due anni per lavorare qua per questa casa tipo metti i sanitari metti i perlinati tirare i fili pavimentare fuori che abbiamo anche investito insieme, anche, per dire questi cento e venti mila euro …Che invece no, hai capito? la mia partner sposa, sposata in municipio e chiesa doppia cerimonia abito bianco banchetto all’aperto centoundici persone epocale non ha queste propensioni separanti che non so, per dirti, alla tv magari vedi qualche pupa ti attardi non è che hai questo fastidio di sentire No ma gira dai non è mica interessante vedi un momento sulla Gold, no, roba così che infastidisce che sei un momentino sul divano, fai zapping, ti va di fermarti lì dove ti piace, attira, no, perché ti guarda anche lei con interesse, valuta il petto, il viso da porcona, no, magari, hai capito? Cioè là dove può esserci tensione in quel campo intimo tuo, personale, particolarmente delicato dove si creano magari disfunzioni, c’è massima fusione intesa invece, hai capito? Per cui, capito? io vado assolutamente sul sicuro e sono spinto a darmi, a penetrarti (lei naturalmente intendo) mettertelo dentro, davanti, e anche ad incularti (no te naturalmente, lei, intendo), penetrarti, che è compenetrare, fusione, di anima e di corpo, e farmi spompinare no, senza riserve, che non sei magari andata con quella bocca lì a leccarmi cazzi, dio santo, non mi far pensare, che io li leccherei i cazzi? no! li leccherei io, dei cazzi? no che non li leccherei i cazzi, questo è sicuro, che neanche tu (lei) li leccheresti i cazzi, che a te ti fanno schifo, ex quello mio, che è coniugale, che è un’ altra cosa, extra, e allora con convinzione determinazione piena - amore - perché c’è la fusione vera totale perseguita da uno come me che ama molto (la figa, come te -lei- ami molto la figa) convinto …. No che tu magari (lei), per dire, che mentre sto scopando ti scopo non è che tu mi parti a speculare che te la stai facendo con tizio o caio maschio, no, che semmai nel momento che fai il tuo dovere coniugale magari ti proietti in testa una figa che ti ha solleticato che allora io posso seguirti e allora ci accomuna il nostro sentimento intimamente intanto che scopiamo …
Secondo, poi, magari anche, per dire, puoi avere magari lo spettacolo gratuito no di lei magari no con quell’altra che se la porta a casa, per dire … Che poi magari, se sono qui in casa magari, e fan le loro cose come fanno loro, le donne, che non hanno il cazzo, se dopo la sua amica, magari, non so, gli prende il ghiribizzo del momento, magari, non so, se le serve che ne so la bottarella …. sì eccomi qua sempre, at disposal, della cliente, ing. Cristian Molinaro, "Studio – Consulenze".








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica racconti il 8 settembre 2010