Il ginocchio

Sergio Nelli



Quanti anni ha, ha domandato il medico del pronto soccorso traumatologico. Sessantaquattro, ho risposto. Avevo il ginocchio che mi faceva molto male e ho fatto un riassunto con censura. In realtà è successo questo. Annapaola e io stavamo facendo la pasta, pasta fatta in casa, farina acqua e uova, ero proprio io a manovrare con le mani. Volevamo mangiare dei malfatti con il sugo di pesce (gamberi e calamari) e accompagnarli con un bianco. Il panetto era già bello e pronto e il tavolo era stato spazzato dai resti di farina. Avevo messo uno spicchio d’aglio, due peperoncini e del prezzemolo su un tagliere. Ci siamo un po’ strusciati, e guardati. Annapaola con un lampo negli occhi mi ha toccato in basso e ha sentito duro. Allora si è seduta con la sua vestina leggera sul tavolo di cucina, si è tolta le mutande e mi ha condotto a sé con un dito a gancio infilato nella camicia. Io mi sono abbassato i pantaloni e mi sono fatto strada tra i suoi ricciolini ramati. Scopami, ha detto Annapaola e mi ha leccato il viso. Le ho strizzato le natiche abbondanti a mano piena. Annapaola veniva sempre più in avanti sul tavolo, verso di me, verso l’esterno. Ogni tot di colpi (colpetti) scivolava. Le zolle continentali ci hanno messo milioni di anni a entrare in collisione. Annapaola diceva delle cose per eccitarci, mi accompagnava come un’onda carnosa alzando il petto generoso e stavamo quasi al culmine quando si è aggrappata a me ormai del tutto fuori dal tavolo. Il ginocchio di destra mi è ceduto, ho sentito la gamba che si torceva, sono caduto e Annapaola mi è franata sopra. Gemevo dal dolore coi pantaloni a manetta intorno alle caviglie.Ma che succede? chiedeva Annapaola con una voce sbilanciata. Non c’è voluto molto a capire che non ce la saremmo cavata da soli. Non riuscivo a camminare e mi sono trascinato in salotto come un calamaro ferito, perché volevo almeno mettermi sul divano. Ho usato la forza delle braccia come un paralizzato. Guardavo fuori dalla finestra, sdraiato, con gli occhi arrovesciati. Mi sentivo un neonato in cerca del seno. Abbiamo messo del ghiaccio dentro un sacchetto della spesa, poi, dopo un breve consulto, visto che non ero capace di scendere le scale e raggiungere l’automobile, abbiamo chiamato un’ambulanza. Mi sono passato una salvietta deodorata sui genitali e ho indossato delle mutande fresche. Mi lamentavo. Il ghiaccio infatti aumentava il dolore. Annapaola mi ha tagliato in fretta le unghie dei piedi, che erano troppo lunghe. Sono arrivati con le tute blu e arancione smuovendo l’aria con i loro corpi. Il medico mi ha visitato chiedendomi cos’era successo. Ho detto che scherzando avevo preso in braccio Annapaola e mi si era storto il ginocchio destro. L’ha guardata con la coda dell’occhio. Ha sentito un crak?, mi ha chiesto. No, non mi pareva; ho sentito cedere. Ci sono diversi tipi di lesioni, ha considerato il medico, mentre stringeva a mano piena il ginocchio premendo l’indice e il pollice sotto la rotula. Ha infilato il pollice anche dietro, provocandomi un male bestiale. Mi hanno caricato in barella. Annapaola aveva gli occhi lustri. Fuori dal portone, per strada, mi è sembrato di sentire l’odore del mare. L’ambulanza mi ha portato al centro traumatologico senza accendere la sirena.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 8 settembre 2010