La rava e la fava

Tiziano Scarpa



Sono contento che qui sul Primo Amore ci siano interventi come quello di Giuseppe, critici verso cose scritte da membri del Primo Amore stesso. Però, Giuseppe, tu prendi soltanto due cose del discorso di Antonio, come se avesse detto solo quelle; perciò la tua obiezione è debole. Può impressionare solo chi non ha letto i due interventi di Antonio. Assomiglia al modo di agire di un certo giornalismo. Si prende una delle tante cose che ha detto qualcuno, la si ingigantisce tacendo su tutto il resto del suo discorso.

Già che ci sono, dico una cosa anch’io. Breve, sintetica, perché in questi giorni sono state scritte molte parole e non voglio frastornare nessuno.

Chi dice “cambiate editore”, non sempre si accorge che alcuni di noi l’hanno già fatto. Ci abbiamo già provato, a cambiarlo. A me, per esempio, in una casa editrice che non fa parte del gruppo Mondadori è stato chiesto di togliere alcuni brani di un mio libro, esercitando un diritto di veto (lo chiamo a ragion veduta “veto”, non “censura”, per precisione linguistica e aderenza ai fatti) che non mi è mai capitato di patire in Einaudi. In altre case editrici mi sono sentito un po’ un episodio. Altre ancora non pubblicano narrativa. Eccetera. Le case editrici non sono tipografi, sono imprese culturali, con una linea e un’adesione artistica alle proposte degli autori.

Ma mi fermo qui, perché articolare la complessità, di questi tempi, è perdente. Vince il monito riduzionista: “Non m’importa della rava e la fava: fa’ almeno quello che è in tuo potere fare!” Detto in maniera non caricaturale: “Mettendo da parte quel che non dipende da te (tipo impedire che i tuoi libri siano venduti da una catena di librerie di proprietà del tuo avversario politico anche se sono pubblicati da una casa editrice non sua), che cosa puoi fare, tu, personalmente? Quali sono le cose che puoi controllare e mettere in atto? Decidere per chi pubblicare è una di queste. Bene, per favore non pubblicare in una casa editrice che appartiene alla parte politica che avversi”.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 7 settembre 2010