Che fare?

Giuseppe Caliceti



POSTILLA

Devo dire che faccio fatica a condividere fino in fondo l’intervento dell’amico Moresco. Come quelli di altri autori che si interrogano in questi giorni sulla questione sollevata da Mancuso. Una questione di coscienza, come diceva Mancuso. E ognuno ha la sua. Pace.
Antonio scrive: "Un giorno uno scrittore, che è anche un mio caro amico, mentre stavamo parlando di questo, mi ha detto con brutale franchezza: "Se le cose stanno così, se io per poter pubblicare e arrivare ai lettori con i miei libri devo passare attraverso un editore e un padrone, allora preferisco un padrone che paga piuttosto di uno che non paga". Potrei sottoscrivere questa affermazione, se non fosse che, come scrittore, non sento di avere un padrone, e se non fosse anche che il rapporto di uno scrittore con un editore non è quello del salariato..." Non so, faccio fatica a legare queste affermazioni a cuore aperto e cranio scoperchiato con i temi sollevati dai suoi interventi sulla Restaurazione.... Anche guardare agli scrittori del passato più del dovuto, che senso ha di fronte alla questione posta? Che senso ha guardare le cortigianerie e i casi di mecenatismo del passato? La questione è qui, ora, in Italia. Se è vero che, per ogni scrittore italiano, sarebbe meglio che non ci fosse una legge ad azienda per una casa editrice, la domanda è semplice: cosa si può fare perchè non sia così?

CARTOLINA

Nei giorni scorsi Paolo Chirumbolo, assistant Professor alla Louisiana State University, dove insegna Lingua e Letteratura italiana, mi ha inviato una mail dagli Stati Uniti per informarmi che, insieme a un collega canadese, John Picchione (York University, Toronto), ha dato avvio a un progetto sull’opera di Edordo Sanguineti: una raccolta di saggi scritti in inglese da italianisti inglesi e nordamericani per l’editore Legenda Italian Perspectives. Obiettivo: fornire un contributo critico su Sanguineti da una prospettiva anglo-americana.
Nella mail mi ha espresso il desiderio di includere un’appendice con testimonianze di amici, colleghi, compagni di strada di Sanguineti per ricordare l’uomo, l’intellettuale, il poeta, il narratore, il critico, il politico, da parte di chi lo ha conosciuto da vicino. Così mi ha chiesto gentilmente un breve testo che avrebbe provveduto lui a tradurre. Eccolo.

Caro edo, appena sei andato ho telefonato a luciana per chiedere spiegazioni. Poi mi sono commosso, l’ho salutata in fretta. Le ho ritelefonato oggi. Era informatissima sulla legge ad aziendam pro mondadori. Sul conflitto di interessi tra politica e informazione che investe anche la letteratura. E anche lei era stupita dei tanti scrittori della Mondadori, tutti di Sinistra, per carità, tutti italiani antiberlusconiani viscerali, dire che Mondadori, però, è puntuale nei pagamenti più di altre case editrici più piccole e virtuose. Dire: Non importa con chi pubblica uno scrittore, ma solo ciò che scrive. Dire: Le questioni di coscienza, per uno scrittore, sono robe secondarie. E citare a vanvera Pound e Cèline. Fino al direttore di Repubblica che spiegava: Einaudi non è per nulla berlusconizzata, continuerò tranquillo a pubblicare lì. Ognuno risponde alla sua coscienza, lo so. E la coscienza è mobile più delle donne. Però ’sta cortigianeria diffusa, a me, lo confesso, aveva messo tristezza. E mi ha fatto piacere sentire Luciana raccontarmi che tu, a Bologna, qualche giorno prima di andartene, incontrando Nanni, c’eri rimasto male, malissimo, sapendo che il suo ultimo libro di poesie, proprio adesso che insieme ad Eco stavate lanciando il primo numero di Alfabeta2, lo aveva fatto uscire da Mondadori. E mi ha fatto piacere ancora di più quando ha aggiunto: Edoardo, appena ha saputo che anche Einaudi era stata comprata da Mondadori, da quella Mondadori lì, l’ha lasciata, l’Einaudi, se ne è fregato anche del contratto, ci ha rimesso. Sì, se ti scrivo è proprio per dirti che mi ha fatto piacere sentire Luciana così in forma e adesso, mi pare, sono più in forma anche io. E anche mia moglie sta alla grande. E mia figlia Gioia Sofia è un portento di cinque anni con una lingua lunghissima.








pubblicato da t.lorini nella rubrica democrazia il 6 settembre 2010