Stupidiario d’agosto

Giovanni Giovannetti



3 agosto. Adenti stretti

Stupidario quotidiano. Prendiamo Francesco Adenti. Oggi su "Il Giorno" l’ex mastelliano ora non so, di fronte all’emergenza in corso osserva che «l’etica pubblica è ormai ridotta al lumicino» (e come non essere d’accordo) e porta l’esempio... delle evidenti infiltrazioni affaristico-mafiose nel Consiglio comunale del Mezzabarba? Sono ben altre saldature a inquietare l’ex deputato dell’Udeur: quelle inesistenti, come la «sorprendente saldatura tra estrema destra ed estrema sinistra» nel chiedere il commissariamento del Comune, saldature che «spiegano tutto», ben più del cemento che unisce ’Ndrangheta, politici in svendita e Massoneria, il vero trasversale governo cittadino. Come già negli anni Settanta, questi pallidi epigoni di Andreotti, Lima e Dell’Utri non sanno che rispolverare il vecchio teorema degli opposti estremismi (il professor Ferloni un "estremista"?), come già la Democrazia cristiana negli anni Settanta, gli anni di Cefis (il vero capo della P2), delle tangenti Enimont e dei servizi deviati: anni di piduiste stragi "stabilizzatrici". Insieme a Ettore Filippi, Adenti passerà alla storia di Pavia come uno di quei marinai casa e chiesa eppure intenti a praticare la "colombina": con il centrosinistra o con il centrodestra secondo opportunità. Un uomo tutto d’un prezzo: oggi con la Francia, ieri con la Spagna, purché se magna. Uno dei suoi, l’ex consigliere comunale Mauro Danesino, lo troviamo citato a pag. 1765 delle richieste del Pm antimafia. Staremo a vedere.

4 agosto. Pupi esposti

Avanti il prossimo, e passa Pupo: oggi il sindaco di Pavia mostra di che pasta è. Lui è contrario alla «politica fatta con gli esposti» (contro la cementificazione bipartisan del Parco della Vernavola) «e le denunce» (sulla contiguità fra gli uomini delle cosche e il centrodestra che lo mantiene), denunce in cui ritroviamo le frequentazioni degli assessori Antonio Bobbio Pallavicini, Luigi Greco e Pietro Trivi (e del presidente della Commissione comunale Territorio Dante Labate, e del rappresentante di Pupo nel cda di Asm Luca Filippi) con i vertici lombardi della ’Ndrangheta: «Basta spargere veleni sulla città, basta sventolare fantasmi...». È il fantasma mortifero, dal cencio più bianco di una bianca pista di coca messo a coprire i traffici tra le mafie e la malapolitica prezzolata? Nemmeno per idea: secondo Pupo c’è di peggio, e nulla sembra più velenoso della richiesta di scioglimento del Consiglio comunale presentata da Paolo Ferloni, a nome di partiti movimenti e associazioni. Stesso pietoso cencio sul resto: per Pupo rendere noti i nomi dei pubblici amministratori in rapporti con il capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri o con il suo commissario politico Carlo Chiriaco (entrambi incarcerati) equivale a «spargere veleni sulla città...».
Meno contrari del sindaco alle querele si rivelano alcuni consiglieri comunali di maggioranza, «pronti a verificare se, in tali richieste [di commissariamento] non sussistano gli estremi per una denuncia per calunnia» ("Il Giorno", 4 agosto 2010). E chissà se tra i "verificatori" si incontra Valerio Gimigliano (Pdl), quel consigliere che, nel 2008, si oppose a più approfonditi controlli antimafia sugli appalti. L’anno prima, dopo una lettera di Elio Veltri al Consiglio comunale (lettera in cui si denunciava la presenza delle cosche in città), lo stesso consigliere di centrodestra invitò l’allora sindaco Capitelli di centrosinistra «a richiedere un parere legale per accertare se» in quella missiva o nei testi citati da Veltri sussistessero «gli estremi della diffamazione o altro per la valutazione di una eventuale azione legale con la conseguente costituzione di parte civile del Comune» (interpellanza del 26 novembre 2007). Tutto questo, scrisse Gimigliano, «a tutela del nome della città e/o dell’amministrazione cittadina». Dalle pagine de "Il Giorno" oggi Alessandro Cattaneo si dichiara per il «dialogo e la chiarezza». Dialogo? Lo si è visto a novembre, con lo sgombero "politico" - invernale e illegale - di otto famiglie rumene dal centro comunale di prima accoglienza di Fossarmato (sgombero che ha interrotto il percorso scolastico dei minori; lo avevamo esortato a soprassedere fino alla fine dell’anno scolastico). Lo si è visto nel via libera all’illegale edificazione di 20 tra villette e palazzine in pieno Parco della Vernavola (delibera messa sotto indagine dalla locale Procura). Lo si è visto con l’inutile sgombero del Centro sociale Barattolo, tra i pochi luoghi di ritrovo cittadini a costo contenuto. Ora il sindaco esorta a «non cedere alle strumentalizzazioni». Caro Pupo, qual’è il tuo problema? la ’Ndrangheta o chi denuncia il malaffare? Quelli che hai intorno o i cento carabinieri dispiegati nelle indagini, sotto la guida delle sedicenti e poco seducenti "toghe rosse" della Procura antimafia?

5 agosto. Tra sparenti

Secondo il coordinatore provinciale del Pdl pavese, Marco Bellaviti: a fronte alle intercettazioni della Procura antimafia, bisogna prima «stabilire il confine tra millanteria o farneticazione e quanto realmente riscontrabile». Chiriaco un millantatore farneticante? Bellaviti - che lo ha avuto per anni al suo fianco prima in Forza Italia poi nel Pdl, che non ne ha avversato l’ascesa ai vertici dell’Asl pavese nonostante i suoi precedenti penali - sull’edizione odierna della "Provincia Pavese" polverizza in due righe due anni di intercettazioni, tacciandole come inaffidabili. Il dirigente Pdl si pone «una sola e semplice domanda: l’impermeabilità ad infiltrazioni mafiose o l’essere trasparenti nell’azione amministrativa consisterebbe nell’aver avuto o meno rapporti di conoscenza o comune militanza partitica con Carlo Chiriaco? Io rispondo certamente di no». A chiudere, Bellaviti sentenzia che «solo alla fine delle indagini e della fase istruttoria avremo un quadro preciso e veritiero». Fase istruttoria? Scherziamo? Nessuno è colpevole fino a sentenza definitiva! Altro che amico di Chiriaco, altro che garantista: queste ultime sono le parole di un forcaiolo giustizialista. Ma Bellaviti non è del mestiere (tanto meno lo sono io) e confonde il piano giudiziario con quello politico. Forse Bellaviti non ha letto né le 3286 pagine con le richieste della Procura antimafia e men che meno le 791 con le disposizioni del Gip Andrea Ghinetti: dunque - e valga come esempio - Bellaviti non sa che il suo compagno di partito Chiriaco possedeva quote nella Melhouse srl, nella Carriebean International Society srl e nella P.F.P. srl. Bellaviti non sa che Melhouse ha gestito il ristorante-griglieria La Cueva in via Brambilla a Pavia, di cui l’assessore Luigi Greco (Pdl) deteneva il 34 per cento. Non sa che il 66 per cento residuo era in quota a Monica Fanelli, moglie del costruttore Rodolfo Morabito, cugino di Chiriaco e tra gli indagati nell’inchiesta antindrangheta. Non sa che il 22 gennaio 2009 la Fanelli cede la sua parte a Greco e a Gabriele Romeo. Non sa che un altro travaso lo registriamo il 16 ottobre 2009, quando l’assessore Greco passa il 16,75 per cento delle sue quote a Laura Zamai e un altro 16,75 per cento alla compagna di Chiriaco, Danlis Ermelisa Segura Rosis. Non sa che il 16 marzo 2010 le due signore rivendono a Greco le loro quote e il fratello Gianluca rileva la parte di Gabriele Romeo. Secondo gli inquirenti, l’assessore «è il titolare apparente in quanto i reali soci sono Chiriaco e Giuseppe Romeo». Quest’ultimo è il nipote di Salvatore Pizzata, condannato nel 1996 per associazione di tipo mafioso e nel 1997 per narcotraffico.
Nella missiva di Bellaviti non si annunciano risolute pulizie in «tutela del buon nome di Pavia». Nessuna. Perché Bellaviti, Pupo, Nola e Pesato sembrano ignorare che i Trivi, i Filippi, i Greco, i Labate, i Bobbio Pallavicini - e molti altri che siedono in consiglio comunale e nei centri di potere - non solo conoscevano chi il capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri chi la proiezione delle cosche nella politica Carlo Chiriaco, ma addirittura - in taluni casi - erano legati a loro da solidali rapporti d’affari. Bene hanno fatto Trivi e Labate a dimettersi: in Paesi normali guidati da democrazie normali sarebbe bastato molto meno, per pretendere molto più delle semplici dimissioni. Ma ciò che sembra ovvio altrove non lo è in Italia; figurarsi se lo è a Pavia (con tanti saluti al buon nome della città); figurarsi se lo è per un sindaco burattino e per un coordinatore provinciale indecisi a tutto: quel Pupo e quel Bellaviti inchiodati al pallottoliere, a fare meschini calcoli numerici sulle possibili conseguenze del ritiro di qualche loro rappresentante, invece di fare piazza pulita e ripartire da capo.
Il discrimine morale, la differenza che passa tra l’essere o l’apparire onesti la cercheremo allora nelle parole di Paolo Borsellino: «Ne conosci di gente disonesta che non è mai stata condannata? [...] la magistratura non può che fare accertamenti di carattere giudiziale [...] altri organi, altri poteri politici sono chiamati a trarre ben altre conseguenze». Conseguenze politiche, come sottolinea Borsellino (a legittimarle bastano e avanzano le intercettazioni), slegate dalle conseguenze giudiziarie.

8 agosto. Il Carroccione

Poco importa se la Lega - ideologicamente contraria ai mega insediamenti commerciali - ha assistito più che passiva alla loro proliferazione al Nord. Poco importa, perché a Borgarello (praticamente Pavia) ora erige provvidenziali barricate in difesa della profanazione del sacro suolo padano e del commercio lombardo di vicinato. Sull’annunciato Centro commerciale Factoria di Borgarello il neo segretario provinciale Francesco Ratti è ancora più risoluto, minacciando purghe staliniane nei confronti dei tre rappresentanti della Lega in Comune - il vicesindaco e assessore al commercio Giovanni Poma, l’assessore all’ecologia Pietro Borella e il consigliere Manlio Bogliolo - i tre pseudo lumbàrd che «si sono sbilanciati senza ascoltare la Lega e non hanno seguito la linea dettata dal Carroccio» ("La Provincia Pavese", 8 agosto 2010). L’inclinazione favorevole al mega centro commerciale risale a qualche mese fa. Tra il silenzio assenso del gruppo dirigente legaiolo e la tardiva scomunica dei tre amici di Mura e Ciocca si inciampa nei 160 arresti per associazione mafiosa e corruzione del 13 luglio, la più grande operazione antindrangheta nella storia di questo Paese (e bene fa il ministro degli interni Roberto Maroni a gloriarsene). Tra gli arrestati figurano il commissario politico della ’Ndrangheta lombarda Carlo Chiriaco e il costruttore edile di San Genesio Francesco Bertucca, il responsabile della Locale di Pavia e padre dell’assessore alla Pubblica istruzione di Borgarello Antonio Bertucca; tra gli indagati c’è il sindaco Giovanni Valdes (Pdl): secondo gli inquirenti avrebbe truccato un’asta per favorire la P.F.P., società in quota a Chiriaco.
E poco importa se l’inchiesta della Procura antimafia reca traccia di incontri fra il consigliere regionale Leganord Angelo Ciocca, il capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri e l’imprenditore edile Antonio Dieni (sodale di Neri, è tra gli indagati). Poco importa, perché, finalmente, la Lega si schiera con decisione contro le iper speculazioni commerciali. E come darle torto: notoriamente sono il luogo d’elezione del riciclaggio del denaro sporco. Al volenteroso Ratti segnaliamo allora quella che rappresenta la madre di tutte le profanazioni (e iperspeculazioni), ovvero l’aumento di tre volte della superficie del più che discusso centro commerciale Carrefour lungo la Vigentina, in pieno parco Visconteo, su terreni agricoli di proprietà dell’ospedale. Sono suoli di cui l’assessore legaiolo (nonché cugino di Ciocca) Fabrizio Fracassi si accinge a variare la destinazione d’uso, attualmente agricolo. Nei giorni scorsi Fracassi ha chiesto alla Giunta pavese carta bianca sul Pgt.
Caro Ratti, ma la Lega per sua voce non aveva ribadito «un secco "no" ai grandi insediamenti commerciali»?

10 agosto. I fondi di Neri

Comprereste un’auto usata da Ettore Filippi? 22 novembre 2007. Dopo una lettera di Elio Veltri (che denunciava le infiltrazioni mafiose in città) il vicesindaco nonché ex vicequestore Filippi manifesta all’ex sindaco il suo sconcerto di fronte alla «facilità con cui "spari" affermazioni che, oltre a turbare l’opinione pubblica, non aiutano ad accrescere il buon nome della città, cui tu continui a dichiarare di tenere». Parola di uno del mestiere: «Non credo di essere vanaglorioso o supponente se ritengo di poter parlare di ’Ndrangheta con una visione più realistica [...] Siamo seri! Non è pensabile che articoli di giornale generici e che si riferiscono al massimo a alcuni paesi della Provincia di Pavia, che notoriamente hanno visto insediamenti di famiglie mafiose conseguenti all’invio, più di trent’anni fa!, in un soggiorno obbligato di vari capifamiglia, possano costituire una base seria per fare discutere il nostro Consiglio comunale del nulla, senza alcun dato certo».
13 luglio 2010. Dopo tre anni di indagini segrete, il Gip di Milano Andrea Ghinetti dispone l’arresto per 160 affiliati alla ’Ndrangheta lombardo-calabrese: insieme ad assassini, usurai, trafficanti e faccendieri vengono incarcerati i pavesi Pino Neri (il capo dei capi), Carlo Chiriaco (la cinghia di trasmissione tra Neri e la politica) e Francesco Bertucca, l’imprenditore edile a capo della Locale di Pavia. Nelle richieste della Procura antimafia Filippi figura nominato 57 volte, non esattamente tra gli investigatori: intercettate due conversazioni tra il figlio Luca e Chiriaco, nonché tracce di contatti "elettorali" tra Filippi e Neri: alle elezioni comunali 2009 nella lista Rinnovare Pavia Ettore Filippi candida Rocco Del Prete (persona «nella piena disponibilità di Pino Neri e il fatto era noto a Neri, Chiriaco e Filippi»); l’anno successivo, a Vigevano, con 129 preferenze Salvatore Ilacqua è il più votato nella lista Rinnovare Vigevano. Suo padre Giuseppe «è colui con il quale Chiriaco afferma di aver perpetrato un’estorsione».
Agosto 2009. Il neo assessore Antonio Bobbio Pallavicini (Rinnovare Pavia) e Rocco Del Prete sono a Marina di Gioiosa Jonica, dove si incontrano con Pino Neri e Antonio Dieni (imprenditore di Sant’Alessio sodale di Neri, ora indagato). Bobbio riferisce che a quel tavolo si è parlato di calcio e difende Del Prete, «che conosco da anni, ingiustamente massacrato in questa inchiesta». insomma, un bravo ragazzo tutto casa, Neri e chiesa, «massacrato - lamenta Filippi - perché utile alla vostra visione della situazione». Vostra di chi? della Procura antimafia? Leggiamo: «il 6 luglio 2009 personale della Dia documenta l’incontro tra Neri Giuseppe Antonio, Coluccio Rocco e Lucà Nicola in un bar adiacente lo studio del primo. In questa circostanza, i tre soggetti sono stati raggiunti anche da Dieni Antonio e da Del Prete Rocco Francesco nonché da altri due soggetti rimasti ignoti. Lo stesso 6 luglio 2009 si incontrano anche Neri, Dieni e Del Prete con Barranca Cosimo». [Richiesta, p. 1202]
Nella Richiesta della Dda al Gip, Rocco Del Prete viene citato ben 72 volte, pizzicato in compagnia di criminali quali Neri, Chiriaco, Cosimo Barranca (il mammasantissima a capo della Locale milanese), Rocco Coluccio (il «dottore» novarese affiliato alla Locale di Pavia, uno degli organizzatori del summit di Paderno Dugnano e membro della "camera di controllo" ’ndranghetista) e Nicola Lucà, il contabile della Locale di Cormano.

12 agosto 2010. Pensa alla salute

«"Carneade! chi era costui?" Ruminava tra sè don Abbondio...» Come il pigro religioso manzoniano anche noi manifestiamo una analoga perplessità di fronte all’identità del fantomatico Peppino, colto dagli investigatori il 18 agosto 2009 in dialogo con Chiriaco: «in questi sette anni c’è la possibilità di costruire un centro di potere... come non si è mai visto...»
E in un altro passaggio (20 agosto 2009): «qua trattiamo tutto... allora il medico di base… il medico di famiglia... li paghiamo noi… li gestiamo noi… omissis... qui questo è il centro di potere più grosso della provincia perché da noi dipendono tutti gli ospedali della provincia... tutti i medici di medicina generale... i cantieri... quindi noi andiamo a verificare i cantieri, li chiudiamo... la veterinaria... gli ospedali praticamente... siamo noi che diamo i soldi… siamo noi che controlliamo... mi sono fatto un culo così per un anno e mezzo... poi mi sono organizzato... ora c’ho la squadra che funziona che é una meraviglia….» È il delirio di un mitomane? No, sono parole spese da Carlo Antonio Chiriaco, l’uomo delle cosche ai vertici della sanità lombarda.
Fra le tante cariche di Chiriaco si segnala quella nel Cda della Dental Building – fortemente voluta da Abelli e Formigoni, era una partecipata dell’ospedale milanese San Paolo – presso cui Pasquale Libri ha lavorato come funzionario amministrativo. Il 19 luglio scorso il trentasettenne Libri muore cadendo dall’ottavo piano giù nel vano scale: suicidio o suicidato? Dopo la chiusura della fallimentare Dental Building, Libri lo ritroviamo dipendente al San Paolo, di cui è direttore generale il pavese Giuseppe Catarisano (altro componente del Cda di D.B., già direttore amministrativo del San Paolo), padre del consigliere comunale di Pavia Armando Catarisano. Sua moglie ha mantenuto quote della Azzurra srl (settore costruzioni) insieme a Rosanna Gariboldi (moglie di Giancarlo Abelli, incarcerata per riciclaggio di denaro sporco, difesa dall’indagato Pietro Trivi) e Barbara Magnani, moglie del chirurgo Pier Paolo Brega Massone, quest’ultimo dietro le sbarre per lo scandalo dei trapianti facili al Santa Rita (anche lui, come Chiriaco e Gariboldi, ha avuto Trivi per avvocato difensore). Azzurra è ormai in liquidazione; venne costituita nel dicembre 1997, quando Abelli era assessore regionale alla Sanità.
Come ammette Chiriaco, la sua «squadra funziona che è una meraviglia». Pasquale Libri era parente del boss Rocco Musolino e in contatto con le cosche di Platì. Alla San Paolo era l’incaricato degli appalti. Non è forse per caso se nei giorni scorsi la Dia ha richiesto alla direzione del milanese Pio Albergo Trivolzio i documenti sulla ristrutturazione dell’ospizio, andata in appalto a una ditta con sede a Roma e a Reggio Calabria: un filone di ricerca legittimato da alcune intercettazioni. Giova qui ricordare che un’altra inchiesta della Dda sta verificando le «possibili infiltrazioni della ’Ndrangheta negli appalti di tre strutture del San Matteo di Pavia, una delle quali, a Pinarolo Po, avrebbe dovuto ospitare i bambini ammalati di leucemia. Come è emerso poi anche dalle indagini del pm Boccassini – scrive Davide Carlucci su "la Repubblica" – i lavori li avrebbe dovuti svolgere la Makeall spa, una società di Milano considerata nella totale disponibilità della ’Ndrangheta per lavori di ogni tipo» (11 agosto 2010).
Modello lombardo o modello siciliano? Al "capitale di rischio" si sostituisce il ricavato esentasse dal narcotraffico, dalla vecchia usura, dal traffico d’armi e dei rifiuti. Denaro dilavato nelle betoniere da clan con alte entrature politiche. Non solo appalti: le mafie sembrano ormai puntare al vitalizio della gestione. Un business legale.
Ne troviamo traccia in una conversazione del 30 gennaio 2010 (non sottoposta a omissis) tra Chiriaco e l’imprenditore indagato Antonio Dieni. Era presente il capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri: Chiriaco - ...se ...c’è il contratto ...allora, trannne che se non è gestita da cani, il margine..., deve/devono prendere i soldi e basta ... [inc.]... proprietario della struttura... [poi Chiriaco spiega come funziona il meccanismo] e la Regione copre il 60 per cento delle spese con la quota, che è il contratto... da un minimo di 36 euro ad un massimo di 60 euro.... più e grave..., più la Regione ti dà, come contributo... tu capisci che se hai 120 posti letto ed hai una media di 45/50 euro al giorno... fai 50 per 120... quanto..., sono 7500 euro al giorno.... poi tu stabilisci che la retta deve essere di 100 euro al giorno, la differenza te la dà il privato che nella maggior parte dei casi è un pensionato, quindi la pensione...
Dieni - .... 700, 800 li ha....
Chiriaco - ...l’altro prezzo lo integrano i familiari… e se non ha i familiari..., te lo integra addirittura il comune..., hai capito? ...funziona così… allora, è chiaro che tui... se c’è l’hai contrattualizzato e hai i giusti canali
Dieni - ...soldi sicuri...

(continua)








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 12 agosto 2010