Sul tragico

andrea amerio



Lapo, i’vorrei che tu Marrazzo ed io
fossimo presi per incantamento
e messi su uno yacht; e però che il vento
non portasse via la coca dal piatto mio;

Crepino quelli che mi credono pio!
Oh se la legge potesse non dare impedimento,
e così noi, ricchi, pur senza talento,
staremmo insieme in orge da dio

con monna Brenda e monna Morgana; e poi,
ci pensi, una gang bang con trenta
supertrans con manganello incantatore.

E quivi sempre scopare senza amore
fin che ciascuna di lor fosse contenta
sì come i’credo che saremmo noi.

20 luglio 2010

***

1.

Ecco un ghigno figlio del suo tempo. Vernacolo, effetto, commediaccia "sul pezzo che tira". Spiritoso, aggiornato, cercava un modo per citare anche Sircana, il trend setter al pari di Lapo, il coincidente protomotore onomastico di tutta la buffonatina con le rime del celebre sonetto di Dante. Voleva fare come Blob che riprende Luxuria che ironizza sul caso Zaccai al gay pride 2010. "Ridicolo", dice, e poi scandisce "ri-di-co-lo" … "dice che era lì per indagare" … "sì a indagare nelle mutande dei trans" … "anzi a farsi indagare nel…", aggiunge di rincalzo una compagna (©Gifuni).

Ovviamente, linkato al nome di Zaccai, il sito ufficiale del giovane e promettente consigliere provinciale del PDL. La ciliegina sulla torta.

Ma fissato a lungo, il sorriso diventa smorfia, l’allegria passa. Brenda è morta, il ridicolo dà la nausea.

Link, url e nient’altro, non guardare, non scavare, non farti venire scrupoli, è un pezzo comico, satira paradossale, via, in questi giorni c’è bisogno di ridere, è estate, non c’è problema. Non scavare perché poi è tutto un cacar di dubbi iperbolici (E se poi si ammazza?). Basta un dettaglio, uno scrupolo, e il comico è defunto. A farmi compiere il primo passo in direzione della visione tragica (il terrore) è bastata una piccola foto vista di sfuggita nella sua biografia. È bastata quella piccola sbirciata del cazzo a far detonare nell’anima il primario antagonista del comico: il principio mimetico, e poi, la sua rigenerante progenie (la pietas). Volevo solo mettere il link al pezzo e via; invece no, già sapevo che non avrei dovuto curiosare perché poi per raccontarla avrei dovuto prendere un’altra strada, e le cose farsi lunghe.

Perché, non dovrei parlare di ridicolo, ma di tragico. E la catarsi non è uno spurgo.

2.

Mirò, quasi in teatro od in agone,
l’aspra tragedia de lo stato umano:
i vari assalti e ’l fero orror di morte,
e i gran giochi del caso e de la sorte

(Gerusalemme liberata XX, 74)

Secondo Nietzsche la rinascita dello spirito tragico si avrà quando l’umanità avrà dietro le spalle «la più dura e necessaria delle guerre» (Ecce Homo); secondo Leone Trockij, la rinascita dell’antico spirito tragico dei greci si avrà in seguito alla vittoria del proletariato (Letteratura e Rivoluzione). Evidente che né una né l’altra delle condizioni si sono mai venute a creare e nel corso di questo secolo e lo spirito tragico, com’è suo costume, s’è volentieri eclissato. La "poesia della coscienza del male" che è l’essenza dello spirito tragico richiede doti diametralmente opposte rispetto al comico. E deve partire esattamente là da dove il comico si era interrotto: dalla foto trovata nel sito nella biografia di Zaccai che m’ha inibito. Una spina per niente divertente.

La foto di Zaccai con la nipotina Gaia sulle sue ginocchia nel suo bell’ufficio di funzionario dello Stato.

Ecco dunque affiorarmi non la ridicola figura ipotizzata nella boutade di Luxuria (un buffoncello basso-mimetico), ma un homme accompli, una figura pubblica pagata per esercitare il mestiere della politica, la moderna incarnazione del potere. Una persona chiamata a rappresentare degnamente prima di tutto i suoi elettori (tra cui forse anche qualche "camerata" che fino a ieri considerava Brotherood un’impossibile cagata) e poi il partito di maggioranza al governo del Paese, che ha già tanti guai. Un uomo pagato per lavorare sodo sotto gli occhi di una massa anonima e frustrata, di un popolo che pensa, che parla, che scrive, che odia, che oscuramente con il suo peso intangibile tesse quella materia di opinioni che esercitano una pressione sul visibile, sul reale, sul potere.

Pier Paolo Zaccai dunque è una figura tragica ("alto mimetica", direbbe Frye), ma questi apparati sociali non bastano ancora a svincolare il senso tragico dai paramenti del drammatico. La vera tragedia s’innesca quando non ci sono veri antagonisti in lotta tra loro (altrimenti è epica), e anche il conflitto tra dio e diavolo non può essere letto come evento tragico. Non è tragica la lotta tra dio e satana per conquistare Faust ma tragica è la prova dell’uomo contro dio, ove il demoniaco (che altro non è altro se non il nome mitico dell’ingiustizia) sia parte integrante del divino. Per questo non sono tragici Goethe e Milton, mentre sono tragici, Edipo, Medea, Saul. Perché il tragico nasce ove un personaggio sia anche il motore (talora involontario) del male che ricade sul suo capo e – elemento fondante del tragico – sui suoi legami di sangue.

È il legame di sangue il viatico del senso tragico, e lo è anche in questo caso. Per quanto la famiglia come da copione perdonerà, minimizzerà, dichiarerà che questa parentesi non è niente, che tutto passa, che la vita continua eccetera, nondimeno, pensando l’impatto di questo evento agli occhi di Gaia, una bambina che tale non sarà per sempre, almeno per un momento un che di tragico, un balenare futuro, mi auguro possa lasciar intravedere la catarsi al fondo della voragine da attraversare; e che almeno un’ombra del pensiero tragico possa ancora sfiorare l’anima di un uomo che ha scelto la professione della politica in un passaggio tanto decisivo quanto eccezionale di resa dei conti con se stesso. E che sia qualcosa che vada al di là del dolore per una carriera potenzialmente sputtanata per almeno cinque sei anni (poi con le conoscenze giuste tutto si rimette a posto).

Il senso tragico si potrebbe snidare nel momento in cui Zaccai dovrà pensare di chinarsi e dire alla nipotina: "sai… sai il tuo zio ha fatto una cosa brutta…"

Ma la via del tragico è sempre tanto facile da imboccare quanto difficile da percorre, per l’uomo e per l’arte. Si percepisce il "dramma" ma l’ubiquità del male ostacola la percezione del tragico e, di conseguenza, la catarsi. E allora è plausibile che possa finire così:

«Una cosa tanto brutta … … brutta tanto che ne hanno parlato anche la televisione… che ne hanno parlato tutti i giornali … tutti quegli avvoltoi senza cuore … che hanno persino avuto il coraggio di ridere di questa cosa che ha fatto tanto tanto male allo zio … che ci hanno persino scherzato su … e che … e che hanno avuto il coraggio di tirare in mezzo persino te, stellina mia … … perché vogliono sporcare tutto … perché sono cattivi … cattivi … oh vieni qui, gioia, vieni, abbracciami…"

"Non piangere zio … non piangere"

10 agosto 2010








pubblicato da a.amerio nella rubrica democrazia il 11 agosto 2010