Il tamburo di lotta - terza parte

Giovanni Giovannetti



Prospettive? Poche o nessuna. Fino a qualche anno fa sarebbe bastato andare a Danzica e cercare lavoro. Oggi è meglio non spendere i soldi del biglietto ferroviario. Nelle città baltiche (Danzica, Gdynia e Sopot confinano tra di loro e costituiscono di fatto una grande metropoli), anche le municipalità hanno dovuto tagliare le spese.
Lavorano i cantieri, ma quasi solo per manutenzioni, perché la costruzione di navi non è più remunerativa, a fronte della concorrenza dei cantieri sudcoreani e giapponesi, e uno złoty troppo forte non favorisce le esportazioni. Cosi i cantieri licenziano o tengono i dipendenti senza stipendio e bussano alle banche per ottenere crediti. Molte aziende dell’indotto sono vicine alla chiusura: la Cegielski di Poznań, che lavorava prevalentemente per i cantieri di Stettino, e ha dovuto sospendere le maestranze al 75 per cento del loro stipendio. Stettino era fino a poco tempo fa il quinto polo cantieristico mondiale e leader nelle esportazioni (nel 1995 sono state vendute 21 navi per 440 milioni di dollari).
Anche a Gdynia, nel novembre 2001, i cantieri licenziano (i cantieri di Danzica e di Gdynia fanno parte dello stesso gruppo), ma di scioperi di solidarietà non si parla neanche: è troppo forte la paura di perdere il posto dei 600 operai rimasti. Lo sciopero si fa qualche mese dopo, contro il congelamento delle paghe per tutto l’anno e i tagli alle sovvenzioni per le spese sociali. Ma la minaccia di nuovi licenziamenti fa esaurire la protesta nel breve giro di una settimana. Perdono il lavoro solo tre rappresentanti del sindacato Stoczniowiec. Intanto, ai cantieri di Danzica, ormai una versione minore di Gdynia, sono licenziati altri 500 dipendenti.
C’è chi licenzia e chi - come la Istpol, un’azienda che lavora per i cantieri di Danzica - offre lavoro in nero e sottopagato a russi, ucraini, bielorussi, lituani e bulgari. Nel febbraio 2002, le guardie di frontiera e gli ispettori dell’Ufficio del lavoro di Danzica hanno fermato 101 stranieri. Nei cantieri sono stati assunti a tempo indeterminato 300 ucraini e (gennaio 2002) 11 coreani, con un contratto annuale. Il sindacato ha tiepidamente protestato, perché : proteste solo formali, perché si temono ulteriori licenziamenti e perché in passato si è visto di peggio, a partire dal 1977, quando i cantieri hanno chiuso e 7200 dipendenti sono stati licenziati. Una brutta storia, che tuttavia era servita a porre fine al vecchio modo assistenzialista di guardare al lavoro. Ora c’è il capitalismo con le sue luci e ombre, inedite per la Polonia: il lavoro non è più garantito e tutto funziona secondo le regole dell’economia di mercato, il nuovo vangelo.

Luna-Park Solidarność

I cantieri, 3500 posti di lavoro, ora sono in mani private. Dal 1998, la gestione dei terreni, nonostante le polemiche e gli strascichi giudiziari, passa ai businessmen di Synergia 99, una società controllata dai cantieri Gdynia (55 per cento) e da Evip Progress. A un anno dalla vendita dei cantieri di Danzica, Synergia 99 aumenta il suo capitale grazie all’apporto dei diritti sui terreni da parte dei cantieri Danzica - Gruppo cantieri Gdynia. Entro breve tempo le quote sono annullate e Synergia 99 paga ai cantieri Danzica 69 milioni di złoty, vale a dire che un metro quadro di terreno edificabile al centro della città è costato alla società 100 złoty (22 euro). Qualche mese dopo, a condizioni ritenute di estremo favore, in Synergia 99 entrano le americane Tda e Capital Partners, sostenute da un’agenzia del Governo statunitense. Oggi, i partner americani detengono il 24 per cento delle azioni e la maggioranza relativa; il resto appartiene ai cantieri Gdynia.
C’è di più: negli anni che seguono, i vantieri hanno trasferito ogni loro attività sull’adiacente isola di Ostrów, liberando così 73 ettari di terreno edificabili, una trentina dei quali sono a ridosso del centro cittadino. Entro un ventennio, negli stessi luoghi che hanno visto esplodere la protesta operaia del 1970 e del 1980 sorgeranno case, alberghi, ristoranti, strade, discoteche. Un progetto della Sasaki di Boston prevede a sud un nuovo centro commerciale e a nord un ”parco tecnologico” con edifici avveniristici, un enorme acquario marino e un centro congressi che, nelle intenzioni dei progettisti, dovrebbero diventare il biglietto da visita della città. Un altro progetto prevede il ripristino delle fortificazioni intorno alla città vecchia di Danzica, come già nel XIX secolo, in una simbolica separazione dalla città moderna.
Per ora, tutto questo è solo un sogno a matita. Secondo gli esperti, per realizzare la Città giovane - così è stata chiamata - non basteranno trent’anni e 2,5 miliardi di dollari. Intanto Synergia 99 ha ceduto una vecchia centrale telefonica ad alcuni giovani artisti, allo scopo di animare l’area, ravvivarne l’immagine e attirare gli investitori: nel palazzo c’è spazio per un teatro, per gallerie d’arte, per caffe-club e oltre venti ateliers. Tra i primi a trasferire i loro studi, il musicista Tomek Lipnicki e la pittrice Magdalena Zięba.
Più che all’attività dei giovani artisti, gli investitori sembrano interessati ai 27 lotti edificabili che il Comune vuole mettere in vendita: gli acquirenti aspettano il piano regolatore, ma il Consiglio comunale di Danzica procede con calma, perché subito dopo ci sarebbero nuovi costi da sostenere e le casse municipali sono vuote. Synergia 99, che non intende aspettare a lungo, ha allora donato alla città i terreni dei cantieri destinati alla costruzione delle strade di accesso ai lotti edificabili: lontani da ogni secondo fine speculativo, quelli di Synergia 99 dicono di voler favorire i collegamenti tra la futuribile Città giovane e il Centro Solidarność, un edificio multifunzionale e ultramoderno che dovrebbe sorgere nelle vicinanze del cancello 2 e che rappresenterebbe simbolicamente l’ingresso nella nuova città.
Lo storico cancello 2 diventerà monumento nazionale; la sala conferenze, quella degli accordi, diventerà il museo di Solidarność; davanti al cancello 2 domina già l’imponente monumento in memoria degli operai uccisi nel 1970; ovviamente, non mancheranno chioschi di gadget. Insomma, l’area intorno al cancello 2 e al monumento ai caduti del 1970 sarà riconsacrata al consumo storico-turistico.
Per ora, da quel cancello entrano ed escono ancora gli operai: bulgari, ucraini, coreani, polacchi. Anche di sabato, nonostante la richiesta numero 21 degli accordi del 1980 prevedesse per tutti il sabato libero, come ammonisce una lapide in bronzo che, a pochi metri dal cancello, riproduce i ventuno punti di quella piattaforma rivendicativa.
Le aziende esterne che operavano nell’area dei cantieri pagavano a Synergia un affitto per terreni e macchinari. Alcune affittavano gli impianti per uno o due mesi; altre, come la Cenal (500 operai per sette-otto navi l’anno) o la Marine Metal (350 operai, specializzata nelle costruzioni meccaniche), vi avevano sede stabile. O, almeno, così sembrava. La Cenal ha chiuso nel 2001; qualche mese più tardi la Marine Metal ha ridotto drasticamente l’attività. Alle ditte esterne è subentrata una decina di società totalmente controllate dai Cantieri Danzica-Gruppo Cantieri Gdynia: Euroluk, Euromal, Eurocynk, Euroship, Eurosprzątanie, Kuźnia Gdańska, finanziate da Janusz Szlanta, l’ex presidente del consiglio di amministrazione del Gruppo Cantieri Gdynia; a poco a poco stanno acquistando terreni. Come spiega Jerzy Borowczak, vice capo di Solidarność nei cantieri, «Le nuove società, satelliti dei cantieri, praticano prezzi anche cinque volte superiori a quelli di una qualsiasi ditta esterna; i cantieri non pagano il dovuto e cedono loro i terreni, a saldo dei conti». Borowczak è un altro protagonista degli scioperi del 1980 ai cantieri, dove lavorava dal 1979. Dopo l’accordo, è uno dei 150 operai manuali su 15.000 che passano al lavoro sindacale: «Ormai i cantieri Danzica non fabbricano più navi. Facciamo soltanto dei lavori per Cantieri di Gdynia, come una della ditte committenti». Il sindacato ha denunciato alla Procura le autorità dei cantieri per comportamenti contro l’interesse dell’azienda. Janusz Szlanta è finito sotto inchiesta: avrebbe causato danni per 31 milioni di złoty a una società da lui controllata.
Altre nubi si profilano all’orizzonte. Entro l’ottobre 2006 i due scali navali dei caniteri potrebbero essere cancellati dalla pianta della città e sancire così la definitiva chiusura dei cantieri: sorgono su terreni edificabili vicino al centro cittadino, dove Synergia 99 prevede la Città giovane. Nel 1999 i cantieri hanno ceduto i terreni a Synergia 99 per 41 milioni di złoty e la condizione di conservare l’utilizzo degli scali. Nel giugno 2000 il Consiglio di amministrazione dei cantieri ha rinunciato a far valere i diritti su di essi.

(terza parte - continua)








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica dal vivo il 7 agosto 2010