Razzismo e povertà

Giuseppe Caliceti



"Tra me e te non ci sono molte differenze tranne la povertà, infatti se io e la mia famiglia non venivamo in Italia se eravamo ricchi" (Omar, 9 anni, Marocco).

C’è una particolare forma di razzismo che non passa mai di moda: quella verso i poveri. Non si ha paura tanto del diverso, delle sue abitudini culturali, dei suoi costumi, della sua religione, delle sue differenze rispetto a noi. Ma della sua povertà. Se quella persona è povera, la paura cresce. Tutte le sue differenze si moltiplicano.

La povertà è il lievito di tante differenze etniche, sociali, religiose, culturali. Una persona araba o di colore, che però è ricca, generalmente è accettata senza problemi in ogni parte del mondo, Emilia compresa.

Chi è più povero di noi, invece, ci fa sempre un po’ di paura. Perché? Perché rappresenta una potenziale minaccia al nostro piccolo o grande patrimonio individuale e collettivo. Perché risveglia in noi un senso di colpa: tutti sappiamo che il nostro stare un po’ meglio è strettamente legato al suo stare peggio.

Di fronte a chi fa l’elemosina ognuno di noi è scosso da sentimenti contrapposti. Da un lato l’affiorare naturale di un sentimento di solidarietà, di mutuo aiuto. Dall’altro la rabbia per la sua presenza lì, in quel preciso momento, in carne ed ossa, davanti a noi. E’ una presenza che imbarazza, che non vorremmo vedere. Perché mette a nudo noi stessi e l’ingiustizia del nostro sistema economico e sociale.

Da "Italiani per esempio, il blog di Giuseppe Caliceti.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 4 agosto 2010