Sprofondo nord

Giovanni Giovannetti



«A quello gli taglio le orecchie e gliele infilo su per il culo». Non è la voce di un macellaio alle prese con un bovino recalcitrante alla macellazione, ma il linguaggio oggettivamente mafioso attribuito all’assessore pavese ai Lavori pubblici Luigi Greco, sorpreso a intimorire un noto avvocato pavese. Del resto in certi ambienti i toni minacciosi sono ormai consuetudine. Lo stesso ex direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Antonio Chiriaco (tra i principali arrestati della retata antindrangheta del 13 luglio) sembra aver preso parte alla riscossione di interessi usurari e ad estorsioni, come risulta da alcune intercettazioni: «Questo diceva che non li aveva, eravamo andati io, Franchino Buda e Beppe Ilacqua [...] Io guardavo Franchino (Buda Francesco), e Franchino si alzava... pah (schiaffo) ...un ceffone, e io a tartassarlo, sempre con la stessa domanda, ma quando lei ha cercato i soldi al professore il professore ce li ha dati, si, e ora perché non li vuole tornare, e questo.. (inc.)..., al settimo schiaffo... l’abbiamo portato a casa... ha preso si soldi... li ha dati e via... ad un altro... poi ero con quelli di Vigevano... che... (inc.) Pellicanò no (ndr. Pellicanò Fortunato)… con Valter Rossetti no?... siam passati all’enoteca... gli abbiamo detto se si faceva un giro ... e lui ha detto, mi potete portare in giro quanto cazzo volete tanto soldi non ne ho, e quindi..., non posso... Pellicanò lo ha preso... gli ha preso un orecchio... aperto il quale ha iniziato a tagliargli l’orecchio…» (intercettazione ambientale del 14 marzo 2010).
In un’altra conversazione contenuta nell’Ordinanza del Gip milanese, Chiriaco riferisce a un certo Peppino le minacce da lui rivolte all’imprenditore edile Bruno Silvestrini, «che faticava a darmi i soldi»: «...la prossima volta che ti vengo a trovare, nella migliore delle ipotesi ti mando in ospedale, nella peggiore ti sotterro...» (intercettazione ambientale del 18 agosto 2009).
Il 21 febbraio 2009 gli inquirenti intercettano una conversazione tra Chiriaco e la sua compagna Danlis Ermelisa Segura Rosis. I due sono in auto di fronte al ristorante La Cueva, di cui Luigi Greco è tra i proprietari:

Chiriaco – ’Sto stronzo, è quello là è... figlio di troia... appena fallisce, ce lo compriamo noi (omissis)
Chiriaco - Appena questi qua mollano... io andrei da questi qua a minacciarli, capito... andatevene fuori dai coglioni se no vi faccio saltare! ...ah? ...anzi gli mandavo quelli di Platì... gli mettono una bomba! ...poi vanno egli dicono... mettono una bomba, quando gli vogliono far capire, no? ...una bomba nei... (inc.)...
Segura - esce su tutti i telegiornali i primi indagati sono quelli a fianco... Chiriaco - no, a fianco... al... nel suo locale... dopo un mese, due mesi, uno va e gli fa un’offerta per... per rilevare il locale, no? ...ovviamente gli offre poco... se questo non capisce , un’altra bomba? (con tono sarcastico) ...in Calabria così fanno, cazzo! ...sono primitivi, no gioia? ...siamo primitivi? mamma mia...

Il quotidiano locale ne scrive come se la minaccia fosse per il ristorante, con l’assessore nei panni della vittima. Greco subito dichiara che a lui tremano le mutande nell’apprendere che «quello voleva mettermi una bomba nel locale». E perché mai avrebbe dovuto lanciare attentati dinamitardi se, a dar retta al Chiriaco (e agli inquirenti) lui e Greco ne condividevano la proprietà? Due anni fa l’assessore ne deteneva il 34 per cento; il 66 per cento residuo era in quota a Monica Fanelli, moglie del costruttore Rodolfo Morabito, cugino di Chiriaco e tra gli indagati nell’inchiesta antindrangheta. Il 22 gennaio 2009 la Fanelli cede la sua parte a Greco e a Gabriele Romeo. Un altro travaso lo registriamo il 16 ottobre 2009, quando Greco passa il 16,75 per cento delle sue quote a Laura Zamai e un altro 16,75 per cento alla compagna di Chiriaco Danlis Ermelisa Segura Rosis. Il 16 marzo 2010 le due signore rivendono a Greco le loro quote e il fratello Gianluca rileva la parte di Gabriele Romeo. Secondo gli inquirenti «Greco è il titolare apparente in quanto i reali soci sono Chiriaco e Giuseppe Romeo». Quest’ultimo è il nipote di Salvatore Pizzata, condannato nel 1996 per associazione di tipo mafioso e nel 1997 per narcotraffico.
Rileggiamo allora, più attentamente le parole di Segura: una volta esplosa la bomba, «...i primi indagati sono quelli a fianco». I due non stanno parlando del ristorante La Cueva, ma del bar confinante, il Billà, che Chiriaco si riproponeva di rilevare con i suoi metodi assai spicci.
Come è risaputo, non sono esplose bombe. È altrettanto risaputo che non tutto il male viene per nuocere, e prima o poi bisognerà che a Chiriaco qualcuno ne renda il merito: nelle sue provvidenziali esternazioni l’ex direttore sanitario dell’Asl pavese racconta episodi, elenca nomi, mette in relazione i fatti con le persone... Insomma, mette in scacco la ’Ndrangheta più di chiunque altro. Altro che "mondo chiuso" in un familismo omertoso: l’odontoiatra mostra una lingua senza freni, a tutto vantaggio della giustizia. Si può solo immaginare il godimento degli inquirenti di fronte a una tale messe: due anni passati a trascrivere intercettazioni, ad annotare episodi e collegarli fra loro. Alla fine, 304 criminali sono stati incarcerati: «Avremmo potuto arrestarne più di mille – rivela uno degli investigatori – ma dove li mettevamo?» Come dire che non tutti gli arrestabili sono stati arrestati; ad esempio, a Pavia la Locale associava non meno di 49 affiliati alla ’Ndrangheta e quattro di loro sono ora in carcere: come dire che all’appello ne mancherebbero almeno 45.
Nell’ordinanza di carcerazione abbondano poi gli omissis, ad adombrare altri filoni dell’indagine mantenuti sotto copertura.
Chiriaco non è l’unico ad esibire le sue compromettenti relazioni: prima della recente ondata di arresti, l’assessore pavese alla Mobilità Antonio Bobbio Pallavicini (in quota a Rinnovare Pavia di Ettore Filippi) era solito narrare, con sempre nuovi particolari, le sue leggendarie vacanze estive 2009, ospite di Pino Neri in Calabria, in compagnia di Antonio Dieni, Rocco Del Prete e Marco Stanisci della Polizia municipale di Pavia. Vacanze bellissime, tra persone assai reverenti il capo della ’Ndrangheta lombarda e i suoi graditi ospiti. Ora Neri è in carcere, e mal ne colga ad Antonio Dieni e Rocco Del Prete, due tra gli indagati. Passino Dieni e Del Prete, ma che ci faceva Antonio Bobbio Pallavicini da Pino Neri nella Locride? Ce lo domandiamo in molti, e se lo domandano gli investigatori della Procura antimafia di Milano, a cui qualcuno ha inoltrato un esposto-informativa sugli inediti incontri ravvicinati tra pavesi a Locri.
Bobbio Pallavicini «diffida», affida la sua replica al quotidiano locale e minaccia querele. Era forse falsa la notizia sugli incontri ravvicinati nella Locride? No, tutto vero, come l’esponente di Rinnovare Pavia, sia pure a denti stretti, ha dovuto ammettere: vero che nell’estate 2009 l’assessore era in vacanza in Calabria in compagnia di Rocco Del Prete, quel tale «nella piena disponibilità» di un criminale come Pino Neri, un compagno di merende «che – sottolinea l’assessore – conosco da anni»; vero che nella Locride Bobbio, Del Prete e l’indagato Antonio Dieni si incontrarono con il capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri, ora in prigione. E allora? Cosa nutre la schiumosa indignazione dell’assessore? Volentieri diamo voce a Bobbio stesso, perché «Le parole sono importanti: dire che sono stato "ospite" significa o che ero a casa sua o che lui in qualche modo mi ha pagato il soggiorno. E invece l’albergo in Calabria me lo sono pagato di tasca mia». Tutto qui, tutto scritto piombo su carta a pagina 17 della "Provincia Pavese". Già, se le parole sono importanti allora qualcuno spieghi all’assessore che si può essere ospiti in tanti modi: ospiti a cena, ospiti in barca...
Quanto alle querele, nel settembre 2008 in un articolo ebbi l’ardire di accostare il nome di un altro capo della ’Ndrangheta – Ciccio Pelle "Pakistan" – a quello di Carlo Antonio Chiriaco. Lui mi querelò – e non solo a parole – assistito da un forever young avvocato di cui, dodici anni prima, l’uomo delle cosche (quello ’pavese’) era stato nientemeno che testimone alle nozze: l’avvocato Pietro Trivi, l’ex collega di Bobbio in Giunta ora indagato. All’impresario di locali notturni Antonio Bobbio Pallavicini diamo allora un consiglio: si scelga bene il legale, e la prossima cartolina ce la mandi dalla Procura.

Attenti a quei due, atto primo

Il 1° dicembre 2008 in Consiglio comunale di Pavia si discute la proposta di costituire la Commissione antimafia comunale. C’è chi la sostiene apertamente, chi – Trivi – tenta di soffocarla proponendo un più blando «Osservatorio» e chi – è il caso di Luca Filippi – la vede come conseguenza di un «ingiustificato allarmismo».
Interviene Trivi (Pdl) e tratta l’arresto di Pelle: «Da parte di un giornale locale sono state fatte delle insinuazioni partendo da un fatto di cronaca vero e accertato […] Un giornale locale ha preteso di costruire tutta una rete di protezione a tutela della latitanza di questo "Pakistan", con notizie assolutamente infondate e non verificate, notizie che hanno notevolmente danneggiato l’attività di un personaggio pubblico pavese».
Il 18 settembre alla clinica Maugeri viene arrestato il boss della ’Ndrangheta Ciccio Pelle "Pakistan", ricoverato sotto falso nome e con false cartelle mediche. Nelle stesse ore a Castel Volturno un commando guidato da Giuseppe Setola, fuggito dagli arresti domiciliari di Pavia (era in cura alla Maugeri per un presunto problema agli occhi che lo avrebbe reso semicieco) in trenta secondi uccide 6 inermi immigrati ghanesi; dopo la fuga da Pavia, in soli cinque mesi la banda Setola ammazza 16 persone. Il «personaggio pubblico pavese» cui l’indagato Trivi allude ha un nome e un cognome: Carlo Antonio Chiriaco, direttore sanitario dell’Asl pavese, da cui dipendono i ricoveri.
Il nome di Chiriaco è impronunciabile persino in Consiglio comunale. Quella sera ne fa le spese Irene Campari, aggredita verbalmente dopo un suo accenno ad una vecchia storia che vedeva il direttore sanitario dell’Asl in rapporti con il clan calabrese dei Valle, condannati a Vigevano per usura nel maggio 1993.
La fedina penale di Chiriaco non può certo dirsi immacolata. Il «personaggio pubblico pavese» intimo di Abelli, dal 2008 guida un’azienda con un budget di 780 milioni (milioni!) l’anno; l’Asl pavese è un’azienda da cui dipendono gli ospedali della provincia, compresi alcuni centri d’eccellenza come la clinica Maugeri, il Policlinico San Matteo, la Fondazione Mondino o la clinica Città di Pavia; è un’azienda che eroga servizi a 530mila assistiti; un’azienda diretta da questo tale notoriamente in rapporti con la ’Ndrangheta, uno già condannato in primo e secondo grado per estorsione, in concorso – fra gli altri – con quel Fortunato Valle nuovamente incarcerato il 1° luglio scorso per associazione mafiosa, usura, estorsione e intestazione fittizia di beni, insieme ad altri 14 componenti del clan. Come leggiamo nell’Ordinanza del Tribunale di Milano, il Chiriaco «dopo due annullamenti con rinvio da parte della Cassazione, è riuscito a lucrare un proscioglimento per prescrizione».
È lo stesso impronunciabile «personaggio pubblico pavese» che il 1° dicembre 2008, un incazzatissimo Dante Labate ha difeso in Consiglio comunale dalle allusive accuse di Campari perché, secondo Labate, l’impronunciabile Chiriaco «uscì pulito da quella indagine […] Un personaggio che fa parte di Forza Italia e che tutti abbiamo riconosciuto. Associare il suo nome a questo Ciccio Pelle è una cosa vergognosa. Non per niente, il giornale che ha scritto una cosa del genere è stato querelato, e l’avvocato del querelante è Pietro Trivi, che giustamente si è arrabbiato».
Dal 13 luglio 2010 Carlo Alberto Chiriaco è in carcere, accusato di concorso esterno in associazione mafiosa; l’assessore dimissionario Pietro Trivi e il Presidente della commissione comunale Territorio Dante Labate sono ora coinvolti nell’inchiesta e figurano tra gli indagati.

Attenti a quei due, atto secondo

Prima del 16 luglio scorso manifestazioni antindrangheta con a capo gli amici degli amici le avevamo viste solo a Cosenza o a Reggio. Quella sera a Pavia assistiamo a due opposti cortei antimafia: da una parte i cittadini incazzati neri; dall’altra, molti amici di Carlo Chiriaco e di Pino Neri, con in testa il sindaco bardato a festa e la fascia tricolore. C’era Ettore Filippi, che ha candidato nelle liste di Rinnovare Pavia le persone indicate da Chiriaco e da Neri. C’era suo figlio Luca (è tra i più citati nell’ordinanza del Gip milanese): lo stesso Luca Filippi che, nell’aprile scorso, ha assunto ad Asm lavoro Rocco Del Prete, ingegnere «nella piena disponibilità» del capo della ’Ndrangheta lombarda Pino Neri. C’era l’assessore Antonio Bobbio Pallavicini, già gradito ospite di Neri e dell’indagato Antonio Dieni nei più esclusivi ristoranti della Locride. C’era Luigi Greco, già socio in affari di Monica Fanelli (moglie dell’indagato Rodolfo Morabito, cugino di Chiriaco), di Danlis Ermelisa Segura Rosis (compagna dell’incarcerato Chiriaco) e di Gabriele Romeo (parente di Salvatore Pizzata, pluricondannato per mafia e narcotraffico). C’era Valerio Gimigliano, membro del Cda dell’Asp (Chiriaco ad un certo Peppino: «quel consiglio di amministrazione me lo sono scelto io...»). E chissà se tra i manifestanti c’era anche il fantomatico Peppino, a cui l’ex direttore sanitario dell’Asl pavese nell’agosto 2009 confidava la necessità di «costruire un centro di potere» a Pavia.
Ha proprio ragione Marco Vitale quando, sul "Corriere della Sera" del 28 luglio, afferma che «la Lombardia si sta muovendo, fatte le dovute e per ora grandi distinzioni, verso il modello Calabria». Vitale pone l’accento sulla corruzione; aggiunge poi che «la sottovalutazione del fenomeno è la premessa prima per il radicamento e lo sviluppo delle mafie».
Lo si è visto bene a Pavia, luogo dove, parola dell’ex poliziotto e vicesindaco Ettore Filippi, «la mafia non esiste»; luogo dove – lamentava il figlio Luca in Consiglio comunale – la denuncia dei segnali di penetrazione mafiosa in città è è frutto di ingiustificate esagerazioni; luogo dove il consiglieri comunali Valerio Gimigliano e Carlo Alberto Conti definirono «superfluo» un emendamento antimafia alle linee guida del Piano di governo del territorio.
6 ottobre 2008. In Consiglio comunale Irene Campari propone controlli sull’infiltrazione di capitali mafiosi negli appalti, nei subappalti e nell’economia cittadina: «Ci sono voluti due finti malati nei nostri Centri medici d’eccellenza. Da tre settimane sto aspettando di sapere come mai due killer professionisti fossero stati ricoverati nelle strutture mediche pavesi, e questo non è rassicurante. Qui c’è qualcosa che non va: uno di loro era sotto falso nome. […] Questa sera vorrei che dal Consiglio comunale venisse un messaggio rassicurante per la popolazione e non per le mafie, perché la mafia sa raccogliere bene i segnali che vengono dai politici e dalla pubblica Amministrazione. […] Io non vi dico di votare questo mio Ordine del giorno così com’è: riformulatelo, ma mandate un messaggio chiaro ai Setola, ai Barbaro, ai Perspicace, ai D’Avanzo, ai Mazzaferro, che hanno una Locale qui a Pavia». E così conclude: «La questione è seria. Nel 2015 ci sarà l’Expo. Sono state scoperte infiltrazioni mafiose negli appalti e il messaggio che voi vorreste mandare è che non possiamo fare niente? Cosa ci stiamo a fare qua? Le mafie sono a Pavia e dobbiamo prenderne atto».
All’epoca Campari era la pungente spina critica sul fianco sinistro della giunta Capitelli, opposizione condivisa con il centrodestra. Interviene Gimignano (Pdl), che definisce «superfluo» l’emendamento, «perché i settori competenti di ogni Amministrazione pubblica hanno già l’obbligo di verificare se emergono problemi legati alla criminalità organizzata». Un altro consigliere della destra all’opposizione, il solitamente silente Carlo Alberto Conti, dichiara che non parteciperà al voto: secondo Conti, «il Pgt non può essere uno strumento di controllo di potenziali attività mafiose e di infiltrazioni sul nostro territorio».
Urbanistica? Terreni? Affari? E perché mai dovrebbero interessare alle cosche. È forse solo un caso se, nelle intercettazioni, Neri parla di «cose carine, occasioni buone da prendere volando», come l’acquisto all’asta per 5.000 euro di 11.000 metri quadrati di terreno a Borgo Priolo. O di «soldi da investire» che Chiriaco dovrà «riciclare» in un affare a Pavia.
Sempre per caso, Chiriaco e merenderos progettano una cittadella tra l’idroscalo e il gasometro di piazza Europa, con il conforto di 15-20 milioni in fondi europei («tu prova a immaginare: il gasometro che diventa, sostanzialmente, un parcheggio a più piani. Recuperi la piscina per eventi che non sono solo sportivi ma mondani. […] La spesa prevista sono 12-15 milioni di euro, che non cacceresti tu come Comune; li caccia la Comunità europea», trovando anche il modo per ungere un paio di maniglie comunali. Tra le società in quota a Chiriaco troviamo la P.F.P. srl, che si aggiudica un terreno nel comune di Borgarello, dopo una gara d’appalto ora nel mirino della Procura antimafia.
Dell’operato di costruttori come l’imprenditore edile di San Genesio Francesco Bertucca, affiliato della Locale di Pavia, arrestato per concorso in associazione mafiosa nella storica retata del 13 luglio, che dire? A cosa mirava l’altro imprenditore edile, nonché cugino di Chiriaco, Rodolfo Morabito? E Antonio Dieni? Intercettato un anno fa a conversare con il sodale Pino Neri: «Sì infatti [all’assessorato all’Urbanistica] andrà coso... Fracassi... e tiene la posizione». E il capo della ’Ndrangheta: «Sì, si, ma a me interessa come tiene la posizione Fracassi, hai capito?»
E stanno parlando proprio di quel Fabrizio Fracassi che, in una recentissima riunione di Giunta, ha chiesto carta bianca sulla gestione del Piano di governo del territorio. Il 13 luglio la Guardia di Finanza si è presentata in nel suo ufficio, e ha prelevato copia del Pgt.
Urbanistica, terreni, affari e molto altro. Ma per Gimigliano l’Ordine del Giorno di Campari era «superfluo»: un inutile orpello. Così come per Conti. E chissà com’è...

Libri chiusi

Il 19 luglio scorso il trentasettenne Pasquale Libri muore cadendo dall’ottavo piano giù nel vano scale: suicida o suicidato? Fra le tante cariche di Carlo Antonio Chiriaco si segnala quella nel Cda della Dental Building – una partecipata dell’ospedale milanese San Paolo – presso cui Libri ha lavorato come funzionario amministrativo. Dopo la chiusura della fallimentare Dental Building, Libri lo ritroviamo dipendente presso il San Paolo, di cui è direttore generale il pavese Giuseppe Catarisano, padre del consigliere comunale di Pavia Armando Catarisano. Non siamo in grado di indicare le procedure adottate per l’assunzione di Libri prima alla Dental Building, poi al San Paolo. Qualcuno può venirci in soccorso?
Nelle pagine dell’inchiesta, il nome di Libri ricorre con una certa frequenza (viene più volte intercettato a conversare con Chiriaco) in relazione al consigliere regionale Angelo Gianmario (Pdl), di cui le cosche avrebbero favorito l’elezione. Per qualche tempo Libri e la moglie Sonia Suraci – nipote del boss della ’Ndrangheta Rocco Musolino – hanno avuto casa a Pavia.
Il 13 dicembre 2008 viene intercettata una conversazione tra Libri e Chiriaco sulla costellazione delle principali famiglie mafiose di Reggio Calabria e dintorni. Il 23 luglio 2008 a Salto della Vecchia, Musolino aveva subito un attentato. Ora si sente in pericolo e vuole andarsene:

Pasquale Libri - Ma sai che è… lo zio di Sonia, te l’avevo detto… (inc.)...
Carlo Chiriaco - Se vuole… lui se ha i soldi facciamo cose grosse, Pasquale…
Libri - Ma lui ce li ha…
Chiriaco - Se vuole fare investimenti…
Libri - No, no… lui vuole delle case… cioè due, tre case per potersene scappare, da qualcuno ho capito io…
Chiriaco - Due tre case… gliele vendiamo noi… che case vuole?

Il 25 aprile 2009 Chiriaco e Libri tornano sull’argomento:

Libri - Ma secondo te gli conviene comprare case?
Chiriaco - Guarda…io…
Libri - Uhm…
Chiriaco - Ho la possibilità di fargli fare begli affari… e stiamo meglio pure noi… vedi tu…
Libri - E glielo dico… Ma lui guarda, non lo so…
Chiriaco - Tutta roba…
Libri - Eh… Pulita…
Chiriaco - Pulita… di noi ti puoi fidare… come se pagasse la percentuale dell’agenzia, il 3 per cento che glie ne frega a lui, noi gli facciamo fare gli affari… o se no… gli si può garantire anche… il 30 per cento…
Libri - Uhm…
Chiriaco - Io so come gestirgli, in… in attività immobiliare… eh, faccio un esempio…
[…]
Chiriaco - A lui conviene comprarsi interi caseggiati … cioè fare un’operazione unica di venti… venti… dico io, dieci, quindici milioni di euro, averli concentrati in un posto…
Libri - e poi li cede a qualcuno…
Chiriaco - E allora non ha persona di fiducia, scusa?
Libri - Secondo me, no…
Chiriaco - Di Sonia si fida?
Libri - e infatti lei sta guardando questo… in teoria, però no… ma va poi lui fa… poi ha sempre degli scatti secondo me verso cose… non tanto… anche perché lui dice che ormai l’attività sua è…
Chiriaco - La droga…?
Libri - Lo strozzinaggio…
Chiriaco - Ah, lo strozzinaggio…








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica condividere il rischio il 2 agosto 2010