Dopo l’istruzione, la ricerca

Giuseppe Caliceti



Cosa è una riforma – tra l’altro sbagliata - senza i soldi per attuarla? Un bluff? Una falsa riforma? Una controriforma? Uno spot? Una presa in giro? Ognuno la può vedere come vuole, il risultato non cambia. Il disegno del governo sulla scuola è sempre lo stesso: si taglia sulla formazione e si promuove il caos.

Ma andiamo con ordine. Dopo il taglio alla scuola primaria e alla scuola superiore, il programma triennale di smantellamento targato Gelmini, procede inesorabile: passata al Senato la legge Gelmini per l’università, tra poco approderà alla Camera. Senza risorse.
Senza prospettive di sviluppo. Senza attenzione agli studenti e ai ricercatori. Senza nulla tranne l’enfasi esagerata a cui ci ha abituato il ministro.

Ancora una volta Gelmini chiama "riforma" il taglio colossale dei fondi deciso dal governo nel 2008. Risultato? Nei prossimi mesi aumenteranno i problemi per gli studenti, i docenti, le famiglie.
Gelmini parla di un’università più meritocratica, trasparente, competitiva e internazionale. E si affanna a far credere un assurdo: che un taglio profondo delle risorse possa far aumentare la qualità dell’università.

Balle.
In realtà Gelmini impedisce a un’intera generazione di partecipare alla ricerca universitaria e relega il paese ai margini della sfida internazionale.

Ma in cosa consiste questo taglio epocale camuffato da riforma?
Di poche cose per distrarre l’opinione pubblica e dare materiale ai giornali e impedire così agli elettori di interrogarsi seriamente sull’enormità dei tagli. Tanto per cominciare i professori ordinari andranno in pensione a 70 anni invece che a 72. Per i ricercatori sono previsti contratti a tempo determinato seguiti da contratti triennali al termine dei quali, se il ricercatore sarà ritenuto valido, sarà confermato come associato a tempo indeterminato.
Come si diventerà ordinari? E’ stata introdotta l’abilitazione scientifica nazionale di durata quadriennale: gli atenei pescheranno dalla lista.

E ancora: gli atenei potranno avere al massimo 12 facoltà. Non potranno indebitarsi, pena il commissariamento. Non potranno assumere personale se non saranno "virtuosi". La valutazione sarà fatta dall’agenzia Anvur. Verrà anche istituito un fondo speciale per il merito finalizzato a promuovere «l’eccellenza tra gli studenti». Per il rettore, garante dello sviluppo dell’ateneo, è prevista la "sfiducia" se gestirà male l’ateneo.

Tutto qui? Al governo per giustificare il taglio epocale non pare serva altro.

Giacomo Deferrari, rettore di Genova, annuncia: "Se resteranno i tagli, a settembre i rettori degli atenei italiani dovranno attuare proteste rilevanti. Io sono disponibile anche a guidare la protesta in piazza degli studenti’’.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 31 luglio 2010