La battuta perfetta

Teo Lorini



Il repellente liquame che filtra dalla tv nell’ottima copertina di Alessandro Gottardo visualizza alla perfezione il malessere che colpisce il lettore alle prime 50 pagine di questo romanzo. La battuta perfetta si apre nella Matera miserabile fra i cui Sassi Pasolini ha ambientato il suo Vangelo e nei cui bar compaiono i primi apparecchi televisivi. Protagonista e voce narrante è Canio u Diavelucchie, scapestratissimo figlio dell’austero Filippo Spinato che, determinato a sfruttare appieno le potenzialità educative del mezzo televisivo, diventa autore di Non è mai troppo tardi (la trasmissione per alfabetizzare gli adulti del mitico maestro Manzi) e alfiere dei draconiani codici etici della RAI targata DC.

E mentre Filippo sostiene l’impari lotta contro l’euforica esaltazione della stupidità che già traluce fra le paillettes dei varietà in bianco e nero, suo figlio Canio lo sbeffeggia ferocemente (ecco il malessere cui si accennava sopra) con l’idiozia del qualunquismo primordiale che esploderà col principio degli anni Ottanta e l’avvento di una tv diversa, per opera d’un parvenu milanese dalle oscure risorse economiche e dalla statura proporzionata ai propri principi morali.

L’amore tra il ras della nuova emittenza e u Diavelucchie è nell’aria: quando Canio chiama "bella fica!" il suo Presidente, la sua carriera decolla. Da piazzista di Publitalia, Canio diventa presto battutista e spin doctor del futuro premier, con delega al mantenimento di amichette e mignottelle del brevilineo sultano.

Vale dunque la pena di resistere alla repulsione etica provocata dai primi capitoli perché La battuta perfetta è un romanzo scatenato e impreziosito da autentiche trovate di genio (la genesi dello Scrondo, il set del Pinocchio di Comencini, la libertà con cui D’Amicis riduce facce e nomi della tv alle maschere che di fatto sono…).
Il romanzo del 46enne autore pugliese spazia fra la nostalgia e l’abiezione, attraversando con intelligenza decenni di tv italiana e se la sua carrellata ha più di un debito con Ti credevo più romantico di Antonio Iovane (2006), Canio Spinato ha una profondità di sguardo che a Gerry Bellotto (il protagonista del romanzo di Iovane) mancava e che gli consente di spingersi fino al baratro dell’apocalisse in cui siamo immersi per raccontarci l’orrore, L’ORRORE…

Carlo D’Amicis, La battuta perfetta, minimum fax, pp. 362, euro 15

Pubblicato su «Pulp Libri», n. 86 (luglio-agosto 2010)








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 22 luglio 2010