Il mafioso della porta accanto

Giovanni Giovannetti



Corruzione, affari, politici amici di amici eletti con l’aiuto della criminalità organizzata. Li hanno sorpresi a parlare fra loro della spartizione dei fondi europei, di amici da candidare a poltrone chiave, di appalti pilotati, di provvigioni del 20 per cento. Sono gli stessi pseudo-amministratori scesi in campo a dirci che l’illegalità era vestita dei logori panni di un Rom o aveva la faccia e le mani pulite dei ragazzi del Centro sociale Barattolo. Nelle stesse ore le stesse persone trafficavano.

Cosa Nostra? A Pavia non esiste. E infatti tutti gli arrestati del 13 luglio (San Enrico) sono affiliati o in affari con la ’Ndrangheta calabrese. Arrestato per concorso in associazione mafiosa e corruzione il direttore sanitario dell’Asl pavese Carlo Antonio Chiriaco; arrestato l’imprenditore edile di San Genesio Francesco Bertucca; arrestato l’avvocato tributarista Pino Neri di Pavia che, insieme ai fratelli Mandalari di Bollate e a Cosimo Barranca di Segrate, era ai vertici della "Lombardia", un supergruppo criminale autonomo persino dalle cosche calabresi. Indagati anche l’assessore al Commercio del Comune di Pavia Pietro Trivi (avrebbe comprato 150 voti di preferenza da una persona indicata da Chiriaco) e il presidente della Commissione comunale Territorio Dante Labate, alla cui elezione avrebbe concorso il Neri.
Nelle carte dell’indagine coordinata dai magistrati Ilda Bocassini – procuratore aggiunto di Milano – e Giuseppe Pignatone della Procura di Reggio Calabria, si afferma che il medico odontoiatra calabrese Chiriaco («uno degli uomini più influenti della sanità lombarda») era un affiliato «a completa disposizione» di Neri e Barranca, la cinghia di trasmissione tra i clan e la politica. Nell’ordinanza del Gip Andrea Ghinetti si riferisce che Chiriaco «è in contatto costante con membri del sodalizio coi quali, dalla propria privilegiata posizione, intesse rapporti di reciproco interesse rendendo possibile la devastante penetrazione del sodalizio nel tessuto economico, politico e amministrativo pavese».
In una intercettazione ambientale del dicembre scorso il direttore sanitario dell’Asl pavese si vanta di essere stato insieme a Neri e Pizzata «il capo della N’drangheta a Pavia», e così prosegue: «Il primo processo l’ho avuto a 19 anni per tentato omicidio... comunque la legge è incredibile... quando tu fai una cosa puoi star certo che ti assolvono, se non la commetti rischi di essere condannato. Quella roba lì è vero che gli abbiamo sparato (bestemmia) è vero che gli abbiamo sparato non per ammazzarlo, però è anche vero che l’abbiamo mandato all’ospedale (pausa)... assolto per non aver commesso il fatto (sarcastico)». L’impresario edile Salvatore Pizzata (socio del Neri, a cui rispettosamente l’avvocato dava del "voi"; i due erano anche confratelli in Massoneria) lo ricordiamo mediatore tra la cosca Nirta-Strangio e i famigliari di Cesare Casella poco dopo il suo rapimento nel 1988. Neri invece era giunto studente a Pavia sul finire degli anni Settanta, poi neolaureato con una tesi sulla ’Ndrangheta... Arrestato una prima volta il 15 giugno 1994, l’insospettabile tributarista verrà condannato a 9 anni di reclusione per traffico di droga, pena in gran parte scontata agli arresti domiciliari. Secondo gli investigatori, «Neri appare come al centro di un comitato d’affari che, grazie ad appoggi ed entrature nel mondo politico, riesce ad aggiudicarsi lucrose iniziative immobiliari».
Un milione e mezzo di intercettazioni telefoniche sono ora a disposizione dei magistrati. Il 30 dicembre 2009 Chiriaco indica nel deputato Gian Carlo Abelli, già vice coordinatore di Forza Italia, il politico "amico" su cui fare convergere i voti delle ’ndrine: «Lui deve fare l’assessore alle infrastrutture... lui ha testa... ma nei prossimi cinque anni c’è l’Expo 2015... ma sai cosa c’è da fare nei prossimi cinque anni... proprio a livello di infrastrutture in Lombardia?... ma hai voglia... è l’assessorato più importante...».
Alle elezioni regionali del marzo scorso Abelli e Angelo Gianmario hanno ottenuto un risultato inferiore alle attese. Tuttavia, secondo gli investigatori «a fronte dell’impegno elettorale profuso dalle famiglie Neri e Barranco a favore dei candidati indicati da Chiriaco, gli esponenti della ’Ndrangheta si aspettavano dei precisi ritorni di carattere economico».
Da vertigine le pagine dell’Ordinanza sui rapporti tra Chiriaco, Neri e i Filippi, l’ex vicesindaco Ettore (assessore al Bilancio con il centrosinistra, ora fiero sostenitore dell’abelliano sindaco Cattaneo) e il figlio Luca, ex consigliere comunale, ora nel Cda di Asm. Alle elezioni amministrative pavesi del 2009, con "sole" 251 preferenze Rocco Del Prete è il primo dei non eletti nella lista Rinnovare Pavia dei Filippi: Del Prete viene indicato «nella piena disponibilità di Pino Neri e il fatto era noto a Neri, Chiriaco e Filippi [...] Deluse le aspettative di Neri e Del Prete, in vista delle elezioni regionali 2010 Filippi riprende i contatti elettorali con Neri sempre sotto l’egida di Chiriaco». Come gesto riparatore e atto di buona volontà l’avvocato ’ndranghista chiede allora a Filippi di "dimissionare" uno dei due candidati eletti, in modo da lasciare lo scranno al "suo" Del Prete. Operazione impossibile. Ettore propone infine «l’incarico di direttore dell’Asm», poltrona che l’uomo «nella piena disponibilità di Pino Neri» sdegnosamente rifiuta (avrebbe volentieri accettato il posto nel Cda di Asm, andato poi in dote a Luca Filippi). Dopo diversi incarichi presso i Lavori pubblici comunali, non a caso Rocco Del Prete viene infine assunto nel maggio 2010 ad Asm Lavoro, guarda il caso presieduta da Luca Filippi. Qualche giorno prima, insieme alle elezioni regionali si è votato per le comunali di Vigevano e Voghera: come leggiamo, «Del Prete a Neri raccontava di aver ricevuto una telefonata da Ettore Filippi e di averlo subito raggiunto in un luogo dove era anche presente Carlo Chiriaco; l’incontro era ancora una volta finalizzato a ottenere il sostegno dei calabresi». Nessuno dei candidati di Filippi in Oltrepo e in Lomellina verrà eletto, ma a Vigevano con 129 preferenze Salvatore Ilacqua è il più votato. Suo padre Giuseppe «è colui con il quale Chiriaco afferma di aver perpetrato un’estorsione» (da una intercettazione ambientale del 14 marzo 2010).
Gli inquirenti annotano incontri anche tra Neri e quel "mister preferenze" alle ultime Regionali, il leghista Angelo Ciocca, cugino dell’assessore all’Urbanistica Fabrizio Fracassi (Lega Nord), che – stando ai si dice – avrebbe negoziato con l’avvocato calabrese l’acquisto di un lussuoso appartamento in Piazza Petrarca a Pavia, a un prezzo singolarmente vantaggioso. Resta il fatto che i due si conoscevano: in un video della Polizia si vede Ciocca in compagnia di Neri, Diana e Del Prete.
Intrallazzi, favoritismi... Da antologia alcuni colloqui tra Luca Filippi e Chiriaco. Nell’agosto 2009 l’Asl esegue dei controlli in un locale di proprietà di Luca: leggiamo che «Filippi contatta immediatamente Chiriaco – "Mi hai rotto i coglioni!... tutti i giorni mi mandi l’Asl nei locali", chiedendo, com’è evidente, un suo intervento risolutivo che, tra l’altro, non si faceva neanche attendere»: con la radiomobile Chiriaco fa subito presente ad un funzionario dell’Asl che il controllo dal Filippi costituiva un «problema di carattere politico» e dunque andava eseguito «con una certa morbidezza»: «Gigi, ascolta... oggi quelli devono andare lì no... gli dici di andare con ... molta benevolenza...».
Il 17 giugno 2009 Luca Filippi e Chiriaco sono in auto e parlano del neo assessore ai Lavori pubblici Luigi Greco:

Chiriaco - Se lo sappiamo gestire abbiamo un bel sistema...
Luca Filippi - Lo so...
Chiriaco - Non come prima che eravamo... (incomprensibile)
Filippi - Siamo in pochi, adesso Greco bisogna un attimo inquadrare...
Chiriaco - Greco si farà i cazzi suoi ed i suoi intrallazzini... Farà lavorare Peppino Romeo per le strade, farà i cazzi suoi...
Filippi - Gli ha regalato il ristorante...
Chiriaco - Eh... il ristorante... allora, ufficialmente...
Filippi - Ufficiosamente?
Chiriaco - Adesso è tutto di Greco, ufficialmente...
Filippi - Ho capito che non l’ha pagato lui... dove li trova i soldi...
Chiriaco - Lui non ha messo una lira, ho messo tutto io...
Filippi - Lo so che non ha una lira, è mio socio...

Chiriaco possedeva quote in tre società occulte: la Melhouse srl e la Carriebean International Society srl e la P.F.P. srl. Melhouse gestisce il ristorante-griglieria La Cueva in via Brambilla a Pavia, di cui l’assessore Greco deteneva il 34 per cento; il 66 per cento residuo era in quota a Monica Fanelli, moglie di Rodolfo Morabito, cugino di Chiriaco. Il 22 gennaio 2009 la Fanelli cede la sua parte a Greco e a Gabriele Romeo. Un altro travaso lo registriamo il 16 ottobre 2009, quando Greco passa il 16,75 per cento delle sue quote a Laura Zamai e un altro 16,75 per cento alla compagna di Chiriaco Danlis Ermelisa Segura Rosis. Il 16 marzo 2010 le due signore rivendono a Greco le loro quote e il fratello Gianluca rileva la parte di Gabriele Romeo. Come ha precisato l’assessore, «dal marzo 2010 nella società ci siamo solo io e mio fratello». Diversa l’opinione degli inquirenti, secondo cui «Greco è il titolare apparente in quanto i reali soci sono Chiriaco e Giuseppe Romeo, nipote di Salvatore Pizzata».
Nelle intercettazioni si incontrano i fondi europei, 15-20 milioni in euro da destinare ad una nuova cittadella tra l’Idroscalo (di proprietà del costruttore calabrese Carmine Napolitano) e il gasometro di piazza Europa, operazione che avrebbe visto muovere «provvigioni» del 20 per cento destinate a Trivi e al presidente della Commissione comunale Territorio, il calabrese Dante Labate (ex An) eletto, secondo gli investigatori, «anche grazie ai voti portati da Pino Neri».
Nelle intercettazioni si incontrano i fondi europei, 15-20 milioni in euro da destinare ad una nuova cittadella tra l’Idroscalo (di proprietà del costruttore calabrese Carmine Napolitano) e il gasometro di piazza Europa, operazione che avrebbe visto muovere «provvigioni» del 20 per cento destinate a Trivi e al presidente della Commissione comunale Territorio, il calabrese Dante Labate (ex An) eletto, secondo gli inquirenti, «anche grazie ai voti portati da Pino Neri».
In un’altra intercettazione del 18 settembre 2009 Neri parla con Antonio Dieni (un imprenditore edile di Sant’Alessio) di una società, ancora da costituire, per riciclare il denaro acquistando immobili nel centro di Pavia: «Carlo [Chiriaco] aspetta che... facciamo questa società... È possibile che domani vado a trovarlo pure con Giorgio [De Masi, un autorevole esponente della "Provincia", organismo direttivo a cui fanno capo le ’ndrine] perché gli devo far vedere un affare, se hanno soldi da investire ce li deve riciclare lui e ci fa un... Ho un affare a Pavia... Adesso perché compro un terreno lo inseriscano nel Piano regolatore»
A Chiriaco (proprietario di 38 abitazioni e titolare di 10 conti correnti bancari) viene anche contestata l’intestazione fittizia «di numerosi beni a vari prestanome»; di mantenere rapporti «con varie amministrazioni comunali al fine di ottenere favoritismi quali l’aggiudicazione di appalti, il mutamento di Piani regolatori»; di mantenere «rapporti privilegiati con esponenti del mondo bancario al fine di sostenere finanziariamente investimenti occulti ed iniziative immobiliari»; di essersi attivato «per il mutamento del Prg di Pavia e per la pratica edilizia inerente l’Immobiliare Bivio Vela s.r.l. al fine di sostenere gli interessi di Chriaco e dei soggetti a lui legati».
Bivio Vela s.r.l.? quella dei lodigiani Marazzina amici di Fiorani, già proprietari della Necchi? Sembrerebbero le stesse società, le stesse persone, gli stessi interessi e forse gli stessi scenari che raccontano Marco Preve e Ferruccio Sansa nell’ottimo libro Il partito del cemento (Chiarelettere, 2008). Gli autori descrivono la spericolata ascesa del trasversale partito degli affari e del mattone tra La Spezia e Ventimiglia,speculatori che dal 1990 al 1995 in Liguria hanno edificato sul 45,55 per cento del territorio libero residuo.
Nella costellazione Bipielle brillava la Pmg, ora sotto inchiesta in Liguria, che è da ricondurre ai fratelli Ambrogio e Giampaolo Marazzina e a Gianpaolo Bruschieri. Quest’ultimo è l’amministratore delegato della LdL (Gruppo Marazzina, settori logistica ed edilizia) proprietaria di 60.000 mq destinati a logistica presso il bivio Vela, il polo industriale mancato della città.
Le inchieste liguri che hanno lambito Marazzina prendono spunto dalle indagini su Pietro Pesce, un costruttore di Cogoleto già socio dei Marazzina in Pmg, al quale la Bpl di Fiorani aveva accordato fidi per 22 milioni di euro. Secondo la Casa della legalità di Genova, Pesce sarebbe in affari con le famiglie dei Mamone e dei Nucera, indicate dalla Commissione antimafia come appartenenti alla "Santa" (secondo una relazione della Dia, la famiglia Mamone è «organica della ’Ndrangheta» nonché vicina alla cosca siciliana dei Mammoliti – Direzione investigativa antimafia, 2° semestre 2002).
A margine dell’operazione "Pinocchio", nel 2005 Gino Mamone è stato indagato dalla procura di Alessandria per la bonifica illegale delle aree Ip di La Spezia e dell’ex Shell di Fegino presso Genova, ad opera della Eco.Ge, una sua società.
Tra gli avvocati al seguito di Mamone si segnala Massimo Casagrande. Ex consigliere comunale genovese dei Diesse, Casagrande è stato arrestato nel maggio 2008 – coinvolto nell’inchiesta su "mensopoli" – insieme all’amico e sodale Stefano Francesca, il regista della campagna elettorale del sindaco di Pavia Piera Capitelli e collettore genovese delle tangenti di "mensopoli". In alcune intercettazioni, Francesca e Casagrande parlano di fatture fittizie a Mamone da parte della Wam&co di Francesca, fatture necessarie a coprire le tangenti. I retroscena della gestione Francesca del pavese Festival dei Saperi (delibere manipolate, rendicontazioni lacunose per spese quattro volte superiori al necessario) sono raccontati nel libro Fuochi sulla città (Effigie, 2006), con notizie di reato che la Procura di Genova ha prontamente acquisito, a differenza di quella pavese, nonostante un esposto. In una intercettazione ambientale Massimo Casagrande riferisce di aver incontrato il Procuratore capo reggente di Pavia Salvatore Sinagra «…che conosco. Sono stato un’ora lì, mi ha detto… risolvo» (Sinagra ha ammesso l’incontro). Infatti qualcuno ha risolto: l’esposto su Francesca è stato archiviato.
Bocassini da Milano, Pignatone da Reggio Calabria... Sembra che la mafia non esista solamente per la Procura pavese. Non si contano le notizie di reato a piazza del Tribunale offerte dal settimanale "Il Lunedì"e da alcuni blog: in Procura deve essere sfuggita anche la recente inchiesta apparsa su questo sito e – in forma più ampia, in collaborazione con Irene Campari – sul n. 5 della rivista "Il primo amore" (A cento passi da Buccinasco, dove "la mafia non esiste"). Guarda il caso, nell’inchiesta si incontrano proprio in nomi degli abelliani incalliti Chiriaco e del suo avvocato nonché assessore Pietro Trivi: il primo l’hanno arrestato, il secondo è indagato.
Nel testo butto lì una pesante allusione alla mancata vigilanza dell’Asl pavese sul ricovero del paraplegico Ciccio Pelle "Pakistan", un boss di primissimo piano in cura sotto falso nome e con false cartelle mediche presso la pavesissima clinica Maugeri. Mi piglio così una querela dal direttore sanitario Carlo Antonio Chiriaco, rappresentato dall’avvocato Pietro Trivi. Recentemente Trivi lo ritroviamo tra gli avvocati schierati a difesa di Rosanna Gariboldi, la moglie di Abelli imprigionata il 20 ottobre 2009 per il riciclaggio monegasco del denaro sporco di Giuseppe Grossi, un amico di famiglia. Ebbene, secondo gli investigatori, il direttore sanitario dell’Asl pavese Chiriaco si era reso disponibile «a creare false prove per dimostrare la sua incompatibilità con il regime carcerario».
E adesso? Niente paura. La Procura pavese potrà riscattarsi indagando il sottobosco del videopoker (una macchinetta mangiasoldi ogni 55 abitanti. La provincia di Pavia è al primo posto nella spesa pro-capite per il gioco d’azzardo) oppure mappando – e poi perseguendo – lo spaccio in corso nei locali ’cheap’ cittadini, che tra i consumatori vede centinaia di ragazzini (il nuovo mercato) a cui coca e pasticche vengono vendute in offerta speciale. Spostando di poco la mira, la Procura potrebbe verificare le voci certamente infondate che raccontano di 350mila euro passati dalle mani di un noto faccendiere a quelle di un altrettanto noto politico emergente locale, per la sua più che riuscita campagna elettorale. Le indagini potrebbero poi indugiare sulle aree agricole intorno al Carrefour, quelle destinate a cambiare destinazione, nonché sulle altre aree del Pgt pavese – quelle tinteggiate a rosa dai pretoriani della "politica del fare" scempio urbanistico – possibilmente scavando tra le pieghe delle sommerse relazioni pericolose – tuttora in corso – tra alcuni spregiudicati affaristi con o senza coppola e i loro locali vecchi e nuovi referenti politici. Ben oltre l’ormai "perdente" Abelli; persino oltre Chiriaco. Un ultimo pensiero va all’abelliano sindaco di Pavia, l’amico di Trivi Alessandro Cattaneo: invece di solidarizzare con la banda Bassotti o dare del mitomane al sodale di Abelli Carlo Chiriaco ora in disgrazia, prendi le distanze, azzera tutto o dimettiti, in segno d’amore per la tua città. Quanto al presidente della Commissione comunale antimafia Sandro Bruni, solidale con Trivi: vergognati!








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica condividere il rischio il 13 luglio 2010