Beatrixpark. Un’illuminazione

Dario Voltolini



L’uomo veniva dal sud, era di mezz’età. Ospite da un’amica gentile e tenera, le occupava un letto nel seminterrato della casa. L’uomo del sud era molto provinciale e stupefaceva ogni volta che incontrava una modalità del vivere sociale a lui ignota. Amsterdam valeva per lui come metafora per chissà che cosa. Certo, per una specie di nord. Ma alla fine dei conti, nord e sud di che cosa?
L’uomo era provinciale in tutti i sensi. Lo era per l’ignoranza delle lingue. Parlava e capiva solo la sua lingua madre. Lo era per l’ignoranza dei costumi. Le piste ciclabili lo lasciavano leggermente interdetto. Certo, capiva che l’organizzazione era semplicemente tale da facilitare la vita al cittadino. Tuttavia, siccome era uomo del sud, rimaneva sospettoso di fronte a una soluzione pratica e operativa a un problema concreto e quotidiano. L’uomo del sud, sotto il provincialismo che lo circonfondeva, manteneva un nucleo scettico di lontanissima origine, forse preGreca, chi può dirlo?
Non si trattava, per lui, di disfattismo, né di pessimismo. Solo di scetticismo. Naturalmente non aveva nessuna consapevolezza di questo, per cui passeggiava per Amsterdam come uno che guarda un film. Voi "credete" a un film? Pensate che sia tutto vero quello che vedete al cinema? Mettete un dvd, allungate le gambe, guardate: credete a quello che vedete? Forse sì, forse no. Che importanza può avere?
Va però detto che l’uomo provinciale, in particolar modo se del sud, da qualche parte di se stesso tiene in serbo una piccola pietra filosofale, un grammo di giudizio, che costantemente lo riconduce alla questione se credere o no. A quello che vede, a quello che gli dicono, a quello che sente dire, e così via.
Per farla breve, l’uomo del sud aderiva alle cose intorno a lui, ma con molto sospetto. Certi quartieri della città, sviluppati a forza su terreni artificiali strappati al salmastro, lo lasciavano ammirato e scettico. Che bella iniziativa, pensava. Ci vivrei io qui? si domandava. Ma al momento buono, mica rispondeva di no: l’uomo del sud amava – senza poterlo manifestare – quello spazio del nord. Era per lui un modo urbano di organizzare la vita, ma forse non la propria, di vita.
L’uomo provinciale del sud aveva molte maschere sotto cui celarsi per non rendere evidentemente palese il proprio provincialismo. Aveva studiato. Aveva fatto chissà cosa. L’uomo del sud, ad esempio, avrebbe potuto dichiarare che certe cose viste lassù non gli garbavano affatto. O che le apprezzava moltissimo. Invece l’uomo del sud, un uomo di mezz’età, abbozzava, fingeva che nulla fosse nuovo per lui, oppure che lo fosse tutto. Che palle, uomo del sud, provinciale e di mezz’età! Ma vaffanculo, ti pare?
Passeggiava nel quartiere dove era ospite. Vedeva una scolaresca attraversare le strade e dirigersi verso il parco. Scrutava gli operatori che accompagnavano i bambini. Anche al sud capitava ciò. Allora perché l’uomo interpretava la cosa con chissà quali filtri ermeneutici che vedevano nella società del nord una socialdemocrazia consolidata e funzionale, come se da lui, al sud, quella scolaresca medesima, nelle medesime condizioni, non avesse giammai potuto muoversi con tanta semplicità, rischiando di essere falciata da un camion al primo passo, rischiando di essere travolta da un muro abbattuto da una colata di lava, da un’alluvione – perché?
L’uomo del sud (sud Europa, va detto) passeggiava e considerava l’aldilà di certe finestre di certe ville con molta circospezione. Gli avevano detto, moltissimi anni prima, a scuola, che in Olanda non esistevano le persiane, le tapparelle, le veneziane, gli scuri: esistevano le finestre, le tende, e basta. Gli era stato detto che ciò rimandava al fatto che in quel paese del nord non c’erano gli infingimenti del sud: non esisteva un concetto morboso di spazio privato, non esistevano l’interno e l’esterno come separazione morale. Chissà mai cosa si ha da nascondere, uomini e donne come siamo tutti, dall’inizio dei secoli amen?
Cosa c’è dietro la finestra? L’uomo provinciale titubava in margine a questo interrogativo, ma alla fine se ne allontanava. Che senso aveva?
L’uomo superava il canale passeggiando sul ponte. Vedeva all’improvviso – come se fino a quel momento avesse guardato per terra – una parata di balconi tutti aperti tutti inondati dall’aria della giornata tiepida. In molti di quei balconi stavano sedute sdraiate donne con pochi abiti indosso, per prendere il sole, l’aria e la bella giornata. All’uomo pareva che fossero tutte di bellezza superiore, ma soprattutto di sensualità sconvolgente. Nella sua fantasia, si sentiva sollevare da terra e proiettare in ogni balcone a far conoscenza con quella manifestazione femminile che lucertolava.
Lucertolare: verbo in uso un tempo nella regione limitata in cui l’uomo si trovava a essere nato. Significava: stare fermi su una roccia a prendere il sole, a succhiarne ogni raggio. Come le lucertole fanno.
Queste ragazze, queste donne ai balconi, lucertolavano e l’uomo provinciale non capiva più niente, pensava che quello era il finale della partita. Arrivare là, dove delle femmine guapissime promettevano e davano ogni piacere.
L’uomo non era certo che la realtà fosse così. Tuttavia alcune delle donne dei balconi gli sorrisero (credette che l’avessero fatto, e magari era vero).
Una creatura che sorride. Forse è uno scandalo? Perché l’uomo provinciale credette di essere molto metropolitano di fronte a queste femmine, così – a parer suo – quasi campagnole? Sorridere mezze ignude a uno che passa? Ma allora è benzinare sulle fiamme!
Questo nord così smagliante di storia e filosofia, così sorridente d’arte: l’uomo del sud indossò le scarpe da footing, uscì di casa, attraversò la strada, un giorno, e cominciò a corricchiare nelle stradette di Beatrixpark. Passò ponti, indugiò su una banchina davanti al bacino d’acqua, una costruzione fieristica non lontana, orti conclusi ma mezzi aperti si collocavano alla sua sinistra, cosicché deviava e poi ritornava sulla via, correndo con lena, inoltrandosi tra vegetali apparentemente impenetrabili.
Tornò correndo verso la casa che lo ospitava. Una ragazza passò in bicicletta lungo la strada che lui stava per attraversare. La ragazza pedalando fece sgusciare dalla gonna una coscia di tale perfezione e luminosità che l’uomo del sud avvertì un languore alle ginocchia; nonostante la sua mezz’età, il sistema di nervature attorno al ginocchio era quello di tanti anni prima, che altro dire?
Il bianco candore – affusolato, sereno, limpidissimo – saliva e scendeva nella pedalata e si perdeva in una curva molto leggera tra le ville oltre le cui finestre eccetera eccetera.
L’uomo non attraversò la strada. Fece un’inversione di marcia e tornò nelle piste dentro Beatrixpark. Rifece alcuni percorsi, ne sperimentò altri. Incontrò gruppetti di podisti come lui; passarono ai suoi lati, in tutte le direzioni, persone in bicicletta.
L’uomo da tempo aveva rinunciato ad aspettarsi rivelazioni importanti, sulla vita e l’esistenza, dall’ambiente. Un tempo, la natura gli pareva sempre in procinto di rivelargli chissà quale formula segreta, chissà quale combinazione per la cassaforte sconosciuta. Quando era ragazzino. Quando vagava – lui cittadino – nelle boscaglie delle colonie estive. Una zanzara, una salamandra, un bulbo, una felce: questi erano ambasciatori di chissà quale significato pulsante dietro il velo.
Correva dentro il parco. Passava di qua e di là più volte. Il clima era favorevole, l’aria buona. Si ritrovò dirimpetto a uno specchio d’acqua. Mamme con figlioli a passeggio. Ragazzi. Anziani camminavano. Una specie di cornice di bassa vegetazione chiudeva la scena. Lui correva. Oltre lo specchio d’acqua due cigni erano saliti sulla riva e camminavano a modo loro.
Un gruppo di persone quietamente se ne stava sul prato, parlottando. Un cane, basso e corto, peloso come una pecora mai tosata e dello stesso colore, all’improvviso scattò uscendo da quel gruppetto di persone e – ventre a terra – puntò velocissimo verso i cigni.
Sembrava un proiettile sparato al livello del suolo, in accelerazione dinamica.
Uno dei due cigni, quando il cane fu a circa tre-quattro metri di distanza, si voltò verso di lui con un paio di passi all’improvviso per nulla goffi. Lo affrontò deciso, fermo sulle zampe palmate. Aprì le ali, con un gesto ampio ma contratto, energico. Al cane dovette apparire come una grande vela simmetrica con un rostro colorato e duro al centro. Il cigno se ne stette allora fermo immobile, ali aperte ma non del tutto. Ampio, teso, fissato al suolo. Un raggio di sole, più luminoso della coscia della ciclista, più rettilineo che non diffuso sui balconi delle amabili lucertole, colpì in diagonale il cigno e lo accese di un bagliore immediato e accecante. Le ali e tutto il biancore suo di bestia piumata risplendettero accesi e candidissimi, lampeggiando. In quel flash di luce il cigno si trasfigurò, immobile a difesa dell’altro cigno come di se stesso. Una difesa molto attiva. Il cane frenò la propria corsa come in un cartone animato, con le zampe a ritroso rispetto al senso della corsa. Giunto molto vicino al cigno, che lo sovrastava ormai in luce e disposizione spaziale, riuscì a invertire la rotta e si precipitò con guaiti e sbavamenti a rincantucciarsi nel gruppo dei suoi padroncini umani.
Il cigno restò per un attimo nella propria illuminazione. Nel suo bagliore sembrava convergere tutta la disposizione dinamica del parco: Beatrixpark ebbe per un istante un fulcro di luce, un perno, un ombelico.
Il cigno illuminato si rilassò, tornò verso l’altro cigno. La vela che aveva dispiegato a difesa e schermo era ormai rientrata attorno al suo corpo. Restava un animale bianco. C’era stata una vampata di luce. Era stata dentro Beatrixpark e l’uomo provinciale, nella sua mezz’età, l’aveva vista, spiegata come un piccolo racconto, con un assalto, una difesa e una vittoria sull’aggressore. Un sacro limite era stato posto alla corsa del cane. Una luce l’aveva abbagliato. La luce non è – pensò forse l’uomo provinciale – mai veramente diversa, sia a sud, sia a nord, sia altrove.

Questo racconto è incluso nell’antologia bilingue La mia Olanda, (Denkend aan Holland. Autori italiani di oggi sull’Olanda e Amsterdam) Amsterdam 2007.

Il volume si può ordinare presso LIBRERIA BONARDI Entrepotdok 26, 1018 AD Amsterdam, tel. 0031-20-6239844
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pubblicato da d.voltolini nella rubrica racconti il 9 luglio 2010