Arkan, la Tigre dei Balcani

Teo Lorini



Spericolato rapinatore di banche in Olanda, Italia, Belgio e Svezia, sicario sotto copertura per Tito, temerario giocatore d’azzardo, pezzo grosso degli innumerevoli racket di Belgrado: ciascuna di queste identità s’attaglia a Zeljko Raznatovic, un professionista del crimine forse un po’ più potente di molti altri, certo più audace, tanto che le avventure, gli arresti, le fughe dei suoi primi 40 anni da gangster basterebbero per tre o quattro vite. Eppure tutto questo scompare di fronte all’enormità di ciò che Raznatovic ha compiuto dal 1991 al 2000 con l’identità di Arkan, il più brutale fra i signori della guerra serbi.

Il reportage cui Cristopher Stewart ha dedicato un decennio di ricerche ricostruisce la genesi e le imprese delle Tigri, l’irregolare ma disciplinatissimo corpo d’armata governato da Arkan con regole ferree, e composto di ex galeotti, hooligans della Stella Rossa, patrioti ultranazionalisti nonché una gran varietà di psicotici e disadattati.
Equipaggiate di veicoli blindati, armamenti all’avanguardia e risorse pressoché inesauribili, le Tigri sono state responsabili di alcuni fra gli eccidi più efferati della guerra che ha dilaniato i Balcani negli anni Novanta.

Senza compiacimenti o morbosità (ed è un merito) Stewart passa in rassegna un repertorio sterminato di crimini: esecuzioni sommarie, stupri etnici, saccheggi e furti, campi di sterminio e fosse comuni, annotando fra l’altro come le stesse efferatezze siano state messe in atto da ciascuna delle parti in conflitto, dai sanguinari ustascia ultracattolici di Croazia ai mujaheddin giunti dal Medio Oriente per difendere i musulmani di Bosnia. Il quadro che ne risulta, oltre a sintetizzare con chiarezza le complesse dinamiche del conflitto in ex-Jugoslavia, vale e ricordare il modo in cui una violenza tanto cieca e primordiale dilagò a poche centinaia di chilometri dall’Europa del progresso, della pace e del benessere. E ancora riferisce come questa terribile deflagrazione sia stata gestita da un gruppo di politicanti, oggi in gran parte defunti, interessati solo a tornaconti meschini. Colpisce, in tale contesto, il candore, tutto americano, con cui Stewart pare stupirsi della "discesa in campo" di Arkan, eletto deputato nel 1992.

Cristopher S. Stewart, Arkan, la Tigre dei Balcani (trad. di Andrea Buzzi), alet, pp. 375, euro 19

Pubblicato su «Pulp Libri» (n.79).








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 5 luglio 2010