Intervista a Moltheni

Giacomo Giuntoli



Moltheni, al secolo Umberto Giardini, è una delle realtà più importanti del panorama pop rock alternativo italiano. Nel 2009 ha pubblicato Ingrediente Novus, in cui re-interpreta i suoi brani più famosi. Ma appena prima di imbarcarsi nel tour promozionale, inaspettatamente, Moltheni ha dichiarato di volersi ritirare dal mondo della musica:

«Sì, mi ritiro da questo mondo musicale stupido e io non sono stupido. Non credo di aver rappresentanto in termini di valore nulla in questi anni... Ormai i critici musicali, veri, di un certo spessore si contano sulle dita di una mano. Oggi si leggono recensioni uguali e pari a zero dal punto di vista dei contenuti e stilistico. I giornalisti - molti dei quali tendono più ad apparire che a scrivere - vanno a braccetto con gli artisti e ne parlano sempre bene a prescindere. E quindi tutti a parlare bene di Vasco Rossi, Ligabue, Subsonica, Afterhours. Mai uno che dà un bel 5 a uno dei dischi degli artisti che ho citato. Poi se prendi uno ad uno questi giornalisti ti dicono ’hai ragione sai?’ e poi al momento pratico non hanno il coraggio. Insomma regna l’ipocrisia ed è pure scadente...» (da un’intervista a Tgcom, del 15 Gennaio 2010 ).

Se questa decisione fosse vera sarebbe una perdita per la musica italiana. In questi dieci anni di attività (il suo esordio è del 1999) Moltheni ha pubblicato otto dischi, fra cui un Ep e un live, ha collaborato con artisti come Mauro Pagani e Franco Battiato, e ha seguito un percorso artistico personalissimo senza mai cercare scappatoie commerciali.

Partiamo dal tuo disco d’esordio, Natura in replay del 1999, a cui segue nel 2000 la tua partecipazione a Sanremo con il brano "Nutriente". Cosa ricordi della tua esperienza nella kermesse sanremese? Non ti sentivi un po’ fuori luogo nel tempio della musica commerciale italiana a cantare versi come "Mi offrì una coperta d’amianto che luccica al buio…"?

Non ricordo moltissimo, poiché quando vivo cose spiacevoli o comunque non particolarmente interessanti sono predisposto a rimuoverle dalla mia mente, così i ricordi si offuscano. Ricordo che l’emozione fu grande ma anche che tutto ciò che circondava e costituiva l’essenza del Festival era decisamente stucchevole e con sperpero di grandi somme di denaro. Dicono che nulla è cambiato..

La componente testuale è uno dei punti di forza delle tue canzoni. Quali sono i cantautori e, perché no, gli scrittori che ti hanno influenzato durante questi anni?

Non ci sono cantautori che mi influenzano nella scrittura, nonché scrittori. Mi influenza la natura e il comportamento degli essere umani.

Fin dagli esordi i tuoi testi sono stati sempre coraggiosi. In "Magnete" parli di masturbazione femminile. Chiunque ha ascoltato i versi di inizio di questa canzone difficilmente potrà dimenticarli: "Non ti sazi neanche quando hai finito, abbandoni la carne, e inizi col dito". La musica italiana è sempre stata ancorata ad una tradizione piuttosto banalizzante per la canzone d’amore. Io ti amo alla follia, tu ami me etc. Come si arriva a scrivere una canzone del genere, facendo tabula rasa di una intera tradizione?

Non ho fatto tabula rasa della tradizione cantautoriale italiana, l’ho solamente evitata senza quasi mai osservarla. Provengo da una tradizione lontana, dai cantautori nostrani, quindi ho sempre seguito il mio istinto anche in quello che in questi ultimi anni ho scritto e cantato.

Parlando invece del tuo stile musicale credo debba molto, fra gli altri, a Nick Drake e al Lucio Battisti dei primi anni ’70, specie a quello di Innocenti Evasioni e Anima Latina. Che rapporti di affinità senti di avere con questi due artisti?

Una grossa empatia e rispetto. Nick Drake è il più potente musicista degli ultimi 50 anni, le suggestioni che è capace di creare nella mia mente non hanno eguali. Conosco i suoi lavori a memoria e ogni singolo passaggio di voce e di chitarra delle sue produzioni.
Battisti invece è stato semplicemente un figo pazzesco, perché "nuovo" nella noia di ciò che ci circondava e ci circonda ancora oggi nella musica italiana.

Di Battisti hai anche inciso alcune covers, tra cui Prigioniero del mondo, per il film Perdutoamor di Franco Battiato. Molti artisti siciliani sono stati ricettivi della tua musica: Carmen Consoli, lo stesso Battiato. E Francesco Virlinzi, il primo discografico che agli esordi della tua carriera credette in te. Che rapporto hai con questa regione e che ricordo hai di questi tre grandi della musica italiana?

La Sicilia è come una seconda terra per me. Catania in particolar modo è come una casa, adoro ogni cosa di questa città, i colori, la gente, la sua ignoranza, il dialetto, il paesaggio, le sue tradizioni legati al territorio e soprattutto la sua cultura, enorme. Quando ci capito mi sento molto più a mio agio che a Roma ad esempio, dove sono e sarò un eterno turista. Di Franco Battiato e Francesco Virlinzi nutro una stima e un affetto indiscutibile, un amore per due uomini che hanno tracciato un solco decifrabile e perpetuo per la cultura musicale di questa terra.
Per Carmen Consoli invece il discorso è un po’ diverso...Carmen è stata una persona fondamentale per la mia carriera, i suoi consigli e la sua spontaneità mi hanno aiutato molto. E’ anche vero però che il tempo cambia le persone e i personaggi baciati dal successo e dal denaro come lei; questa categoria di individui mi fa molta tristezza e ne sto volentieri alla larga. Nella mia vita ho bisogno di persone semplici e di amore, non di protagonisti.

Nel 2004 incidi un album – almeno così si dice – dalle sonorità più dure, dal titolo Forma Mentis. Resterà per sempre nel cassetto o forse un giorno sarà pubblicato?

No, non sarà mai pubblicato.

Nel 2005 dopo una lunga sosta pubblichi Splendore Terrore e l’anno dopo Toilette Memoria. In quest’ultimo c’è una intensa traccia strumentale dal titolo significativo: "Requiem per la Repubblica Italiana": che ne pensi della politica italiana oggi e pensi davvero che la Repubblica Italiana sia morta?

Chiedo scusa ma non parlo di certi argomenti. Ho idee molto dure.

"E poi mi vieni a dire che questo amore non è più grande come tutto il cielo sopra di noi" si candida come uno dei pezzi più belli della musica italiana di questi anni 2000. L’ultimo verso recita: "Tutto quello che occorre e che serve e amore". Credo che tu sia amato molto dai tuoi ammiratori. Il tuo gruppo di fans su facebook, per esempio, conta oltre 5000 scritti che hanno reagito con incredulità e autentica disperazione alla tua decisione di abbandonare la musica. E’ una scelta inamovibile?

Innanzitutto ci tengo davvero a precisare che i miei fan su Facebook o qualsiasi altro portale non fanno fede alla realtà nonché al mio interesse, lo dimostra il fatto che se fossero davvero fan comprerebbero i miei album, mentre ciò non accade, almeno su queste cifre.
Detto questo la mia scelta è stata ponderata e presa con cognizione di causa, la frivolezza con la quale la gente auspica un mio ripensamento non mi sfiora né lusinga. La gente e i fan dimenticano tutto con molta velocità, e ti rimpiazzano in pochissimo tempo.

Nel tuo j’accuse parli di una critica musicale italiana intenta a lodare i soliti noti e distratta riguardo alla musica indipendente italiana. Con l’aggravante che ogni anno puntualmente vengono scelti un paio di nomi, celebrati come la "next big thing", ma anche per le nuove proposte ci sono un paio di soliti noti. E tutto il resto viene quasi del tutto ignorato. Cosa ne pensi?

Penso che i giornalisti, le riviste di settore e tutte i media che si occupano in qualche modo della musica di qualità, in Italia non valgano nulla. Una massa di presuntuosi che non ne azzeccano mai una, o arrivano come sempre in ritardo per sentito dire. Vengono premiati artisti e musicisti senza senso, e si parla solo di coloro che sono nella bocca di tutti, così, senza motivo o giustificazione di valore. Si premia e si manda in copertina Beatrice Antolini che vale meno di zero e si sfiora solo con un "bravi" Il Pan del Diavolo o Samuel Katarro, che sono dei fenomeni di spessore della nostra scena indie. Cose da pazzi! C’è gente che ancora apprezza i dischi degli Afterhours e Subsonica senza aver mai ascoltato gli Zu…queste cose mi fanno rabbrividire.

Un altro costume del giornalista musicale italiano piuttosto allarmante è che di sovente firmi, come co-autore, libri-intervista, biografie, raccolte di testi etc. di cantanti o bands. Il vantaggio è chiaro per entrambi. Il cantante viene così protetto dalla critica acquistando credibilità. E il critico esce dalla notorietà relativa dei giornali di settore per entrare in libreria.
Questo di per sé non sarebbe grave, ma sono gravi le implicazioni che scatena. Può il tal giornalista che ha co-firmato il libro del cantante X, stroncare il prossimo disco di quest’ultimo? Non ti sembra che questo rischi di creare una cooptazione fra artisti e critici, togliendo alla scena musicale italiana la possibilità di avere una critica obbiettiva e libera da conflitti di interessi?

Assolutamente si, sono le contraddizioni della nostra società e del comportamento dei giornalisti musicali. Ma ciò non mi interessa davvero, io continuerò ad essere sempre snobbato finché sarò vivo. Solo dopo tutti scriveranno: " oh sì... lo avevamo amato tanto".

Che ne pensi di talent show come Amici o X Factor?

Mi fanno schifo, è immondizia televisiva. Esattamente quello che la gente e i teenager vogliono.

Se dovessi fare un bilancio della tua carriera, sarebbe negativo o positivo?

Positivissimo.. tutto ciò che non mi è stato riconosciuto è per colpa dei giornalisti, ma questo non è importante, nemmeno per me.

Qual è il momento della tua carriera che ricordi con più affetto?

Quando saluto le gente dopo i live, anziché stare in camerino a farmi un ultima pippatina di coca, o snobbare tutte le persone che vogliono stringerti la mano, perchè sei stanco. Tutti i musicisti italiani (vostri idoli...) dovrebbero andare a lavorare in fabbrica, allora sì che capirebbero cosa vuol dire guadagnarsi da vivere e arrivare a fine mese.

Quali sono i tuoi artisti preferiti del momento? C’è qualche disco che ti ha particolarmente colpito in questo inizio di 2010?

Adoro "Il Pan del Diavolo", sono genuini e umani, senza paranoie o false stimmate. Si accontentano di tutto, prova a immaginare se fanno lo stesso i Baustelle?

Quali sono i tuoi prossimi progetti?

Vivere la mia vita, serenamente come ho sempre fatto. Iniziare a produrre progetti che mi interessano o che attirano la mia attenzione, così come sto iniziando a fare da poco tempo. Condividere con le persone che amo e che mi vogliono bene i giorni futuri, e circondarmi sempre di qualità sia nella musica che nell’arte che nei rapporti umani.

10 Maggio 2010








pubblicato da c.benedetti nella rubrica musica il 30 giugno 2010