Dove sono. Stefania Scateni

Silvio Bernelli



Una lunga seduta tra la paziente e il suo psicoterapeuta che diventa occasione di racconto, di sfogo. Da qui prende le mosse Dove sono, romanzo d’esordio di Stefania Scateni, appena pubblicato da Nottetempo (pp.187, 14€). L’autrice, che viene dal mondo del giornalismo, pone al centro del suo narrare Chiara e le donne della sua famiglia, tutte egualmente sfortunate. La nonna Celeste che mena la dura vita dell’Italia rurale. Le zie Delfa e Tosca, bellissime e seducenti, costrette entrambi pagare con la vita la loro condizione di donne in un mondo rigorosamente maschilista, dove una gravidanza indesiderata induce al suicidio. E poi ancora la zia Veronica, la prima a vivere l’aria dei tempi nuovi, gli anni sessanta del beat e delle prime libertà, che però anche lei finisce male, stroncata da un cancro al seno che è il simbolo di un’indipendenza femminile sempre negata. Non sfugge alla maledizione famigliare Assunta, la madre della narratrice, intrappolata in un matrimonio senza amore, funestato dalla presenza più che invadente di una suocera-arpia. E alla fine, al fondo di questa catena di disgrazie, Chiara che confessa al suo psicanalista: “Io sono l’ultima di quella famiglia sfortunata (..). Perché io ho quelle donne dentro. Ho la loro morte dentro e vorrei che te la portassi via. Via da qui, via da me.” Un romanzo virato al femminile questo della Scateni, dove l’attenzione è tutta per le molte vicissitudini che le donne sono state (e ancora sono) costrette ad affrontare, spesso senza nessuno accanto. Puntuale la messa a fuoco sulla fabbrica del tabacco in cui le donne della famiglia lavorano prima e dopo la guerra, anche se lo spaccato più riuscito è probabilmente il racconto di Chiara in prima persona. L’abbandono della provincia del centro Italia, l’arrivo a Roma tra gli anni tra sessanta e settanta. Una città dove si poteva vivere con due soldi acquistando abiti usati nel negozio di fiducia, e anche muovere i primi passi in un’età finalmente adulta, condividendo i sogni dell’epoca con altre donne non troppo dissimili alla protagonista. E fa riflettere che sia le sfortunate Celeste, Delfa e Tosca, sia la giovane Chiara alle prese con la propria fresca libertà, dipingano un mondo di convenzioni, abitudini e affetti che, all’occhio cinico di oggi, appaiono entrambe catapultate all’indietro in un tempo lontanissimo, appena appena credibile. Segno forse che la rivoluzione femminile tanto agognata dalle protagoniste di Dove sono, si sia in parte realizzata e in parte sia ancora di là da venire. Un paradosso che Stefania Scateni ha cercato di sciogliere in questo libro che ha spesso il gusto dolente dell’autobiografia.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 4 aprile 2012