Non dite: “Sono solo parole”

Avraham Burg



«Hitler è uscito dalle frange dell’estrema destra, in principio una banda di "sognatori" che alla fine divenne il cuore dell’incubo mondiale. All’interno di quei confini si sguazzava nel fango, ci si riscaldava e si infiammavano i compagni. Insieme si teneva vivo un calore artificiale composto di superbia e insolenza. Ci si poteva permettere di dire ogni sorta di cose che non si possono pronunciare in altri luoghi. Estremismo puro e assoluto. In perfetto accordo con la loro verità interiore, senza bisogno di compromessi con possibili eventualità. Poi queste idee si propagarono e contaminarono nuovi ambienti. Dall’estrema destra nazionalista, razzista e carica di odio totale, si propagarono alla destra moderata, fino al centro della mappa organica pubblica e politica. Questa diffusione si è quasi sempre fondata sull’indifferenza. All’inizio, i nazisti erano considerati con sufficienza. Sono solo una "manciata", una "minoranza irrisoria", dei "visionari", "erbacce".
Ma questa indifferenza, con nostro grande rammarico, non li ha liquidati. Anzi. Come l’uovo sodo: più lo si cuoce, più diventa sodo. Mentre gli altri, gli uomini del centro, gli apatici, si rammollirono e divennero sempre più permeabili a quel che vedevano e sentivano. Ora che si erano abituati a quelle voci da destra, queste non erano più, ormai, un molesto rumore di fondo: divennero invece parte integrante, e ormai quasi inestirpabile, dell’arena pubblica. Negli anni Venti e Trenta, un gruppo della destra tedesca volle denunciare i "criminali di novembre" – dispregiativo che questo schieramento usava per designare i partiti democratici che firmarono la tregua del 1918, con cui si pose fine alla prima guerra mondiale. In effetti, per i nazionalsocialisti e gli altri partiti di destra, questo era un tradimento verso la Germania. E da noi? La destra israeliana, i coloni radicali e i funzionari in giacca e cravatta con il loro linguaggio asettico avrebbero voluto citare in giudizio i "criminali di Oslo", cioè i leader israeliani che firmarono l’accordo e la maggioranza della popolazione israeliana favorevole a questi accordi che misero fine al fuoco e al sangue della prima intifada.
Ovvio che si tratta, nel nostro caso, di un contesto di democrazia, nel rispetto delle sue vie. È arbitraria, questa similitudine? I nostri slogan "arabi fuori" e "transfer subito" sono così diversi dalle parole d’ordine di massa "Juden Raus"? E che dire dei nostri discorsi in parlamento, pieni di odio, di propositi terrificanti cancellati dal protocollo ma non dalla coscienza?
Quando il giornalista in televisione annuncia che "un arabo ha trovato la morte", che cosa intende? Che l’aveva persa, la morte, mentre i buoni soldati l’hanno aiutato a trovare l’oggetto smarrito? E "i militari hanno sparato per aria e due ragazzi sono stati uccisi"? Significa che i palestinesi sono diventati uccelli che volano, creature sospese per aria come in un quadro di Chagall? E quelle decine di morti inaccertabili, di chi sono? Nostre, mie, tue!
Non dite: "Sono solo parole". Le parole uccidono. Le parole danno la vita.»

Avraham Burg, Sconfiggere Hitler. Per un nuovo universalismo e umanesimo ebraico, Neri Pozza, 2008, pp. 115-116.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 21 giugno 2010