Il sindacato dell’odio

Sergio Baratto



Non si placano le polemiche per il rifiuto, da parte di un piccolo ma agguerrito gruppo di lavoratori della Pheeat di Agrigento sul Naviglio, di sottoscrivere l’accordo che scongiurerebbe la chiusura dello stabilimento. A detta della presidente di Confindustria Emma Hohenzollern Pestegalla Cliquot, «si tratterebbe di un rifiuto incomprensibile, se non fosse ormai chiaro a tutti che stiamo parlando di un gruppuscolo di sfaticati facilmente manipolabili da una casta sindacale corrotta e anacronistica».
Sconcerto ha espresso anche l’amministratore delegato di Pheeat, Sergio Viale Argonne, per il quale «l’atteggiamento di quei lavoratori denota una totale mancanza di gratitudine nei confronti di un’azienda che per puro altruismo ha rinunciato a delocalizzare la produzione in Transnistria, dove la manodopera avrebbe avuto costi infinitamente inferiori».

«È sempre doloroso, quando alla generosità si risponde con la cattiveria e gli insulti", ha dichiarato Raffaele Bonobo della Cisl, che molto si è speso per sponsorizzare presso i lavoratori di Agrigento sul Naviglio la proposta di accordo elaborata da Pheeat in concerto con la Confindustria e il Ministero delle attività produttive: "Del resto, io credo che il primo dovere di un grande sindacato sia di salvaguardare il lavoro, senza vecchi paraocchi ideologici e rifiutando con decisione lo scontro sociale, che è sempre dannoso e controproducente».
Il premier, nelle vesti di ministro delle attività produttive ad interim, si dice "sbalordito". «Col suo rifiuto folle e ingiustificato la Fiom rischia di buttare all’aria mesi di discussioni e un accordo di portata storica perché improntato al principio del "nobile compromesso", e che dunque tiene conto delle esigenze di tute le parti in causa. Purtroppo, nel caso dei comunisti, è sempre valido il vecchio detto per cui il gatto perde il pelo ma non il vizio».
Sempre secondo il Cavaliere, le motivazioni del no sono pretestuose e basate su una consapevole distorsione della realtà, nel più puro stile stalinista: «Non è vero come sostiene la Fiom che l’accordo impedisce ai lavoratori di assentarsi per malattia. Semplicemente sospende l’erogazione dello stipendio, sanando così la piaga ormai endemica dell’assenteismo e dei finti certificati medici, ma introduce un nuovo tipo di compensazione, e cioè la formula del Gratta e vinci in regalo per ogni giorno di malattia. Tra l’altro, i sondaggi dicono chiaramente che questo sistema piace molto ai lavoratori…».

Eppure, nonostante le rassicurazioni di Cgil, Cisl e Uil, i metalmeccanici dissidenti confermano la loro ferma opposizione e annunciano una serie di iniziative di lotta contro «il tentativo del capitale e del regime neofascista di ridurre i lavoratori a una massa di schiavi salariati e senza diritti, primo tra tutti il diritto di sciopero».
La risposta del governo non si è fatta attendere. «Per quanto riguarda il presunto divieto di sciopero», ha detto ieri il ministro del lavoro Maurizio Sackville-Baggins a margine di un convegno organizzato da Assolombarda, «bisogna dire che lo sciopero è una forma di lotta obsoleta, nata in un altro secolo, quando il mondo del lavoro e la sensibilità dell’opinione pubblica erano completamente diversi. Oggi è uno strumento vecchio, spuntato, in più i cittadini giustamente lo detestano perché porta soltanto disagi e non risolve nulla. Si dice da tempo che bisognerebbe trovare nuove forme di organizzazione e di espressione… Ebbene, le abbiamo trovate: l’accordo garantisce ai dipendenti la possibilità di protestare, pur senza intaccare la produzione, attraverso quello che abbiamo chiamato "il metodo delle T-shirt critiche". Addirittura, secondo i patti, sarà la stessa Pheeat ad accollarsi le spese di produzione delle magliette recanti i principali slogan sindacali che, in caso di mobilitazione, i dipendenti potranno indossare durante l’orario di lavoro. Il che, mi sia consentito dire, è un atto di grande gentilezza.»

Più controverso ancora il punto dell’accordo che prevede per i soci del CdA Pheeat la possibilità di avvalersi dello ius primae noctis. Ma anche in questo caso, spiega Sergio Viale Argonne, si tratta di un’opzione sostanzialmente teorica: «Innanzitutto la norma si applica solo ed esclusivamente nel caso di lavoratori o lavoratrici non ancora sposati all’entrata in vigore dell’accordo, che dunque non ha valore retroattivo. Perciò i lavoratori già sposati non ne saranno in alcun modo coinvolti. Inoltre, sarò sincero, bisogna dire che, per ragioni di basso stile di vita e logorio fisico – quanto poca attività fisica, quante sigarette, quante merendine piene di grassi e quante patatine fritte, magari davanti alla televisione! – spesso le nostre lavoratrici nubili o le fidanzate dei nostri lavoratori non sono così piacenti da giustificare un interessamento di quel tipo in persone che, per censo e possibilità economiche, possono senza alcuno sforzo accedere a un più alto standard estetico. Tanto più che i nostri soci sono uomini di comprovata serietà, molti sono sposati, sono cattolici osservanti, terziari francescani, soprannumerari dell’Opus Dei… Quindi direi che i nostri dipendenti possono dormire sonni tranquilli. Se poi, sporadicamente, dovesse succedere, be’, esorterei il lavoratore a non fare lo schizzinoso, in tempi di crisi, e a valutare non solo la violazione dell’intimità, che peraltro si sa, spesso finisce per essere consensuale, ma anche le generose compensazioni economiche che certamente gli verrebbero elargite».

Il PD ha espresso ieri un tiepido apprezzamento per l’atteggiamento di dialogo mantenuto finora da Confindustria. Il segretario Pierluigino Bersagli tiene però a rassicurare il suo elettorato: «Ho detto agli industriali: bene così, ma l’eccezione non diventi la regola. Loro mi hanno rassicurato».
[Vero o falso? Per scoprirlo si legga qui.]

In attesa del referendum con cui i lavoratori Pheeat promuoveranno o bocceranno la proposta della dirigenza, un sondaggio effettuato per SMS su un campione rappresentativo di cittadini rivela che il 65% dell’opinione pubblica giudica favorevolmente l’accordo e molto negativamente l’atteggiamento dei metalmeccanici della Cgil. Commenta così questi risultati Emma Hohenzollern Pestegalla Cliquot: «La maggioranza degli italiani è più matura e responsabile di certi sindacalisti caricaturali e di una certa sinistra massimalista, polverosa e separata dalla vita reale. Certo, però, dispiace vedere come il 30 percento e passa della gente abbocchi ancora alle sue fandonie sorpassate e autolesionistiche. È stupefacente tanta cecità in un caso come questo in cui appare più che mai lampante dove stiano la ragione e il bene di tutti».

Intervistato in prima serata al Tg1, Marco V., trentadue anni, operaio Pheeat di Agrigento sul Naviglio da quasi nove, chiede alla dirigenza di andare avanti, stigmatizza duramente il comportamento dei suoi colleghi della Fiom, augura ai caporioni del sindacato "che non hanno mai lavorato un giorno e in compenso magnano da una vita alle spalle dei lavoratori" di andare a morire ammazzati e dichiara che sarebbe fiero di offrire la verginità di Cinzia F. la sua fidanzata e futura moglie, se ciò fosse necessario per salvaguardare il suo posto di lavoro, la casa che stanno acquistando, le rate del mutuo. Accanto a lui, Cinzia F. annuisce con convinzione. «La priorità» dice «è vivere dignitosamente».
Colpito dalle loro parole, Viale Argonne decide di aiutarli a realizzare il loro sogno nel cassetto. Detto fatto. Marco V. e Cinzia F. trascorreranno una favolosa serata in discoteca con loro idoli, Belen Rodriguez per lui, per lei Gabriel Garko.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 18 giugno 2010