Piccola Gradiva

Sergio Nelli



Quando ti sei smarrito hai fatto un gesto strano: mi hai afferrato una mano, mi hai toccato un orecchio. Sembravi sottomesso, allucinato, bambino, con occhi troppo grandi. Giravi la testa come un uccello, cercavi le parole, con le mani dure. Che vuoi amore? Che dici? C’è una montagna là che guarda il mare, c’è un aereo in pista, si alza, spicca il volo. C’è una fila di macchine tutte uguali. Tu credi non capisca perché ti piacciono queste canne d’autostrada; anzi, perché le hai elette a simbolo. Mi fai scema tu, o quasi. Sono una chioma resistente e tenera. Sono, le canne, natura nella natura, sono vessilli zingareschi e fieri, sono accanto alla discarica, ai gabbiani, sono gli anni scomparsi, sono il tuo paese, si contan sulle dita e prima o poi saranno recise. Che vuoi amore, che dici? Perché non vieni ad abbracciarmi e a non pensare. O pensa e abbracciami. Accoglimi, sostienimi, non sono brutta, non sono scema. Ho ingombri rimovibili. Te lo prometto: mangiare il pane al mattino, sarà un sogno. Te lo prometto: non ci sarà alcun sogno, nessun forno tiepido. Saremo musicali, saremo silenti. Sarà un pompino perpetuo, una festa mancata e appena ripresa per noi. Lo prenderò nel culo. Che dici? Che pensi? E cercami, cristo, stronzo, cercami, che sono qui su una piazzola, col telefonino acceso, il portacenere pieno, fra auto tutte uguali.








pubblicato da s.nelli nella rubrica racconti il 18 giugno 2010