Lottizzare la rete #4 - Una conferma inattesa

Andrea Amerio



Siccome le vie dell’informazione, come quelle del Signore, sono infinite, mentre scrivevo il pezzo mi è capitato di ospitare a casa un laureando in giornalismo dell’università di Perugia venuto a Milano per godersi la gloriosa finale di Champions dell’Inter. Prima di partire alla volta dello stadio nella notte di clacson e bandiere per festeggiare a suon di birra e mortaretti, facciamo due parole. Lui ha 23 anni e vuole fare il giornalista sportivo. Mi dice che scrive gratis per un sito che non è uno di quelli citati sopra, ma un ulteriore duplicato e assolutamente analogo di quelli là. Mi dice che scrive gratis perché anche qui si aspettano i fondi dell’editoria. "Arrivati quelli ti danno tipo 2 euro e 50 ad articolo e pian piano arrivi al numero minimo di articoli necessario per prendere il patentino da pubblicista, e poi fai l’esame". Mi conferma che anche lì si aspettano a bocca aperta i fondi e mi dice che gli allenatori hanno così tanta attenzione mediatica addosso e così poco da dire che bisogna per forza virgolettare l’inventato. "Non mi dicono niente, andrè, mai niente" mi dice. "Ni-e-n-te".

Ma guarda, non sarà che l’illustre precedente delle interviste impossibili del fantasioso Debenedetti varrà poi a dar man forte alla proposta di abolire l’ordine dei giornalisti avanzata proprio in questi giorni? L’altra faccia della medaglia, una proposta di buonsenso: "Ma come, non lo vedete a che cosa è ridotto il giornalismo?". E immaginatevi quanto sarà facile l’ironia sulle schiere di giornalisti web "ordinati" sui campi di provincia, pronti a trascrivere o inventare le dichiarazioni dell’allenatore della Fulgor di Rocco Valdengo! Una tecnica consolidata: da una parte sfasci, dall’altra denunci lo sfascio e passi per l’uomo d’ordine, quello della pulizia contro i furbetti e gli imboscati. Ipotizzo che in questo caso il grande flagello verrà dalla "docimologia" chiamata a stabilire i criteri per l’assegnazione dei fondi: si parlerà di statistiche, di ranking, di visite uniche, si cercherà la certificazione dati di Audiweb, si parlerà di basarsi sul numero di iscritti alla newsletter, di frequenza dei post di aggiornamento, di tempo di permanenza della testata nella rete (prima i soldi a chi c’è da più anni), oppure si andrà in base al numero di giornalisti iscritti all’ordine che ci scrivono. Quando qualcuno proporrà di parlare di contenuti, immagino ironiche sogghignate: "eh già, te la leggi tu tutta quella roba lì? E poi chi decide? Il Pulitzer?". Dunque tutto sta nel capire come verranno pensati i criteri di distribuzione dei fondi, e su questo ceppo radicale stanno venendo a maturazione le strutture, i format, le mangiatoie. Probabilmente ci si adagerà nel sempre gravido e confortante grembo dell’orrore, ovvero sarà il mercato a cannibalizzare il mercato: i soldi erogati saranno proporzionali agli inserzionisti paganti. E sarà l’apocalisse dei banner, il tripudio delle finestre pop up.

Fatto un giro sui siti citati nel precedente post (cosa che consiglio caldamente a tutti), e constatato l’annullamento delle più elementari regole dell’informazione, mi domando se avesse senso indirizzare una lettera di invito alla vigilanza al Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria della Presidenza del Consiglio dei Ministri…

Si va bhé… ma guarda cosa vado a pensare in questa stanzuccia in affitto, solo soletto nel pomeriggio grigio del giugno mondiale.

Milano, maggio – giugno 2010

Fonti

Le vicende inerenti il quotidiano «Il Clandestino», e i fondi a Ciarrapico sono state ampiamente documentate dai principali quotidiani nazionali, ma l’articolo ha preso forma in seguito alla lettura di un breve pezzo anonimo dal titolo AIGOL. Gli editori on line chiedono i contributi, risalente al febbraio 2010 e pubblicato sul mensile «Prima» n. 403. Il citato "magnadone" viene dal Cantico de Frate Jacopone de la sua pregionia («L’ordene sí ha un pertuso — ch’a l’uscir non è confuso, | se quel guado fusse archiuso — starían fissi al magnadone»), la citazione di Restoro D’Arezzo invece da La composizione del mondo, a cura di A. Morino, Fondazione Pietro Bembo, Parma 1997, p. 366. Segnalo infine una bellissima puntata di «Report». È del 2006, e credo che ciò debba far meditare riguardo la necessità di muoversi per tempo al fine di evitare inutili, postume, indignazioni.

(4- Fine)








pubblicato da a.amerio nella rubrica giornalismo e verità il 16 giugno 2010