Lottizzare la rete #3 - Calcio, calcio, fortissimamente calcio

Andrea Amerio



«Il riconoscimento e tutela giuridica della nostra professione è il primo punto su cui lotteremo nei prossimi mesi. È giunto il momento che in questo Paese ci si accorga dell’industria on-line e del suo impatto economico sul mercato del giornalismo. Abbiamo scelto il web perché è il presente e il futuro, adesso puntiamo ad ottenere gli stessi diritti dei nostri "cugini" della carta e della tv. In America questa distinzione non esiste più, in Italia, invece, c’è chi ha interesse che si rimanga figli di un Dio minore. Questo non è più accettabile!». Così Marcel Vulpis, il Jean Valjean del web !

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Come funzioneranno i futuri incentivi all’informazione in rete? Chi ci metterà il cappello? Chi ci garantirà contro l’anarchia? come ci guadagneremo? Le solite domande, il solito spauracchio. Magari mi sbaglio, magari non ho capito niente, magari è un film che mi sono fatto nella mia testa bacata, e se è così, tante scuse. D’altronde ogni coincidenza con fatti o persone reali è puramente immaginaria. Però mi sembra di aver sognato che questo Jean Valjean che mi sono inventato, questo centravanti formidabile che segna a porta vuota, abbia già fatto passi da gigante in una direzione prevedibile ma inattesa, che mi piace assai.
Vulpis ha fondato l’agenzia di stampa specializzata Sporteconomy e dato il via a Businnes & Sport Media Network che, oltre alla stessa Sporteconomy, riunisce altri cinque portali dedicati al calcio. Si tratta di "Stadi & businnes" di Franco Spicciarello (lobbista Open Gate) "Il pallone in confusione" di Marco Liguori, "World Marketing sport" di Daniele Ferrari; "Sponsornet" di Mimmo Mazzella (specializzato nell’organizzazione di eventi sportivi) e "Nextmediaweb", proprietaria del portale Calciomercato.it (da non confondere con Calciomercato.com, mi raccomando).
Il network messo in piedi da Vulpis così superbamente clonato e moltiplicato può contare 131mila utenti unici al mese e presto farà capo alla concessionaria unica Mediaprint. A febbraio monsieur Valjean figurava tra i promotori, e oggi è il presidente, della neonata AIGOL, Associazione Italiana dei Giornalisti On Line (costituita ufficialmente a Roma l’8 giugno) e ha intrapreso per primo una degna e rispettabilissima class action, nobile nei fini e condivisibile negli intenti (che sposo, in linea di principio con tutte le mie forze) volta a parificare l’informazione on line e quella su carta. Qualche speranza c’è visto che, dichiarava a febbraio, «una mano ce la daranno anche i vari deputati che hanno già manifestato solidarietà al progetto». Se non fosse che la parità è la solita arma a doppio taglio: bene parificare quando si tratta di estendere i diritti. Male quando parificare significa spianare con le ruspe, omogeneizzare, e replicare esattamente i rapporti di forze, le egemonie, le strozzature e le storture dell’informazione a pagamento su carta stampata. Ovvero, fare del web una macchina pubblicitaria e ideologica più evoluta e flessibile di quel materiale igroscopico di fibra vegetale che per duemila anni ha fatto da supporto alla scrittura.

Possibile che tra tutte le altre realtà che chi abita in rete considera significativa siano state queste le prime a muoversi con una struttura economica coerente? Che Businnes e Sport siano i vettori unici del mercato; i valori esclusivi e totalitari su cui dirottare le menti? E che tutti, dico tutti, gli altri soggetti che si sono creati visibilità e credito sul web (Nazione indiana, Vibrisse, Carmilla, Lipperatura, Genna, La poesia e lo spirito, Il giudizio Universale etc., per non fare che un paio di nomi) non possano aspirare ad un analogo o magari solo minimo spazio economico di sussistenza, o di ri investimento, o di beneficienza sociale? Insomma, non è per i soldi, ma è giusto che i soldi se li becchi solo chi cerca i soldi e nient’altro? Tanto varrebbe che venissero pagati non gli insegnanti che lavorano, e che magari resterebbero ugualmente come volontari arruolati contro la barbarie, ma esclusivamente quelle professioni che hanno come obbiettivo unico la produzione di profitto – a rigore tra queste ci sta bene anche quella del ladro. Vorrei invece che si potesse in qualche modo conquistare un diverso spazio di manovra, marcare a uomo, non permettere di giocare a porta vuota; essere la scivolata che allontana la sfera e la rimette in gioco, altrimenti l’informazione retribuita on line sarà sempre (e non potrà che essere) come tutto il resto dell’informazione retribuita, come la tv di stato per cui paghiamo il canone, come i giornali che ci ostiniamo a comprare in edicola per provare vertigine. Lasciando fare ai meccanismi spontanei del mercato globalizzato non restano che espressioni umane formattate da un impianto meccanico, e questo perché il meccanismo spontaneo del mercato non è spontaneo per niente. È indotto e pilotato da una menzogna euforica e consapevole.

(3- continua)








pubblicato da a.amerio nella rubrica giornalismo e verità il 16 giugno 2010