Lottizzare la rete #1 - Editoria criminale

Andrea Amerio



Chiude la storica «Rivista dei libri», e ho l’impressione che non se la passino troppo bene neppure «L’indice», «Pulp», «il caffè letterario», «Nuova prosa», «Poesia», «Linea d’ombra», «Stilos», «Nuovi Argomenti» e tante altre riviste che hanno scelto di lavorare sulla cultura. Ma intanto ci sono altre imprese editoriali versate su ben altri fronti che fanno affari d’oro, settori che pompano di brutto, consumando risorse secondo la logica della lottizzazione criminale. Ad esempio, dopo aver molto mangiato, a fine aprile naufraga l’orribile, inguardabile, imbarazzante crapula del quotidiano «Il clandestino», parto mostruoso di un’informazione allo stremo. Il grottesco quotidiano messo in piedi da Gian Gaetano e Fabio Caso con i fratelli Luigi e Ambrogio Crespi era partito (malissimo) il 24 novembre scorso sotto la direzione di Pierlugi Diaco - il baby boomer degli anni novanta che ha abbandonato la nave appena prima del collasso.

Avevo preso il primo numero per curiosità, entro mezzogiorno era nella carta straccia.

Qualche tempo fa si scopre che l’editore Gian Gaetano Caso è stato accusato di abusivismo bancario per oltre 200 milioni di euro, 9 milioni di euro di fatture false, 80 milioni di fittizi aumenti di capitale sociale e bancarotta fraudolenta; tentata truffa aggravata per l’ottenimento illecito di fondi pubblici, falsità, calunnia aggravata e resistenza a pubblico ufficiale. Un imprenditore coi fiocchi, così come il figlio Fabio Caso direttore della Cooperativa "Il Campanile", dentro cui aveva provveduto a infilare "Il Clandestino" per accedere ai contributi. Che ricadute sociali hanno queste imbecillità criminal-imprenditoriali? Quali sono i costi sul mercato del lavoro? Il costo è che quando i soldi finiscono e lo stampatore non si fida di te non pubblichi. Allora tenti di comprare la stamperia, ma fallisci anche lì e dopo lunghi periodi di cassa integrazione licenzi 80 dipendenti, mentre l’Asl pone i sigilli allo stabilimento per assenza totale di misure di sicurezza.

Intanto a fine maggio viene fuori che attorno ai fondi per l’editoria volteggiano da tempo ben altre figure, peraltro notorie, come l’imprenditore e senatore Giuseppe Ciarrapico, indagato a inizio maggio per truffa aggravata ai danni dello Stato per contributi indebitamente percepiti quali contributi per l’editoria a beneficio delle benemerite e celeberrime società editrici Nuova editoriale Oggi Srl ed Editoriale Ciociaria Oggi srl., due capisaldi dell’industria culturale italiana, che è giusto godano dei soldi dei contribuenti. Altro che Olschki e Nino Aragno. Indagati con lui anche il figlio Tullio Ciarrapico e altre cinque persone, amministratori prestanome di società ricollegabili all’editore. Il conto: 20 milioni di euro pappati dal 2002 al 2007.
Sul sito del Governo Italiano, sono riportate divise per categoria le cifre stanziate per l’editoria dei periodici; tra le testate sovvenzionate il citato «Campanile Nuovo» è il primo della lista con € 713.982,34; tra gli altri spiccano «Mucchio selvaggio» e il mensile «Motocross» con 506.660 euro stanziati. E se, così, per assurdo, del motocross non mi fregasse un cazzo, come lecitamente a tanti non frega un cazzo di quella sublime espressione umana che è la poesia? Solo che mi risulta che nessuna delle tante riviste che seguo prenda sussidi statali. Meglio così, forse, ma un po’ mi rincresce che tutto lo sterco del demonio se lo debbano beccare in faccia solo loro, poverini: infondo non di soli Tokyo Hotel e Yamaha vive l’uomo…
Che dire di fronte alle cifre? Forse salutare con sollievo la fine dell’editoria cartacea e dare il benvenuto a quella on line? Certo. Avendo però ben presente che le metastasi hanno la brutta abitudine di replicarsi, e a quanto vedo si stanno approntando solidi bastioni di distorsione economica anche qui, anche per queste pagine smaterializzate.

(1- Continua)








pubblicato da a.amerio nella rubrica giornalismo e verità il 15 giugno 2010