Fútbol Bailado

Teo Lorini



In apertura dell’ultimo numero di «Tuttolibri» Massimo Raffaeli lamenta che il calcio, "primo collettore dell’immaginario nazionale" e "decima industria del Paese" non abbia ancora - con l’eccezione forse di Azzurro tenebra di Arpino - il proprio Romanzo, e "nemmeno un’opera che sappia raccontarlo come fondamento identitario" alla maniera del Futebol di Alex Bellos.
Non ho letto il volume di Bellos ma è forse un’associazione fonica con quel titolo che mi ha riportato alla memoria un eccellente romanzo in cui il calcio si fonda, come accade nella realtà, con la storia d’Italia e se ne fa eloquente specchio.
Futbol Bailado di Alberto Garlini è stato pubblicato nel 2004 da Sironi e risulta ancora reperibile. Ripropongo qui, a margine dei primi giorni di Mondiale sudafricano, la recensione uscita sul n. 53 di «Pulp Libri» (gennaio 2005).

Pier Paolo Pasolini e Paolo Rossi; lo stragista nero Vincenzo Vinciguerra e il partigiano Giacca; l’eccidio di Porzûs; una partita di calcio fra la troupe di Salò e quella di Novecento; lo scandalo delle partite truccate; il terremoto dell’Irpinia e molto altro ancora: per la sua seconda prova narrativa, il parmigiano Garlini costruisce un complesso intreccio i cui personaggi di fantasia intrecciano i propri destini con quelli di numerose figure storiche e passano, dal 1975 al 1982, attraverso i momenti cruciali che hanno segnato le recenti vicende italiane.
Il racconto principale segue le giocate lente e insieme imprevedibili di Francesco Ferrari. Calciatore adolescente in cui la sovrumana sensibilità dell’ultimo Pasolini aveva colto una purezza dolente e mistica, Francesco raggiunge la serie A per una carriera tanto rapida quanto breve finché, appena ventiduenne, s’immola sull’altare del processo contro il calcioscommesse e si ritira, minato da una sofferenza che si fa malattia e lo consuma in silenzio. Mentre l’Italia cambia e si trasforma attorno a lui, Francesco attende consapevole il suo destino e trasfonde nel suo gioco leggero e danzante, talento e innocenza, colpa e redenzione, sino all’ultima partita e all’ultimo viaggio verso la Spagna del Mundial e di una campana che suona soltanto per lui.
Manipolata e ripercorsa con una stupefacente padronanza di toni e temi, la Storia si fa epos e poi si sublima in una lirica che pulsa di compassione, rispetto e coraggio. Garlini s’espone senza esitare ai rischi di una scrittura pervasa di pathos e sincerità. Con la grazia di un equilibrista, perennemente sospeso sull’orlo di un abisso in cui non precipita mai, canta una vicenda di violenza e purezza che non indietreggia davanti a nessuna sfida fino a ricomporsi in un finale che, raccontato, potrebbe apparire prevedibile ma che l’ispirazione e lo stile dell’autore ci restituiscono possente e pieno di rammarico per un’Italia che avrebbe potuto essere e, oggi più che mai, non è stata.








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 14 giugno 2010