Dove gli uomini diventano eroi

Silvio Bernelli



Il football americano è da tempo lo sport più seguito degli Stati Uniti. Più del "passatempo nazionale" baseball, più dei seguitissimi basket e hockey su ghiaccio, più del sempre emergente ma mai esploso calcio. Un successo che è merito delle regole stesse del football USA. Due squadre si affrontano. Una deve conquistare metro per metro il campo dell’altra, fino alla meta. Un meccanismo che semplifica e spettacolarizza il modo in cui gli Stati Uniti sono nati: strappando il territorio agli sfortunati nativi-americani, che ci vivevano da secoli, grazie a una frangia di espansione pioniera. Ed è proprio il mito del pioniere indomabile, temprato a ogni difficoltà, lo stesso esaltato per decenni dai film western, che oggi rivive nei giocatori del campionato professionistico della National Football League (NFL). Atleti popolari come e più dei calciatori qui da noi, anche perché il football USA viene analizzato attraverso un’infinita serie di statistiche sulle prestazioni individuali che personalizzano fortemente anche uno sport di squadra. Atleti che hanno sempre addosso la pressione dei media e dei ricchissimi sponsor insomma, che fanno notizia qualunque cosa facciano. Patrick Tillman era uno di questi. Membro della difesa degli Arizona Cardinals, una delle squadre più deboli del campionato, Tillman sale alla ribalta delle cronache quando, impressionato dall’attacco terroristico dell’11 settembre 2001, molla i compagni e si arruola volontario nel corpo dei Ranger dell’esercito. Il suo patriottismo però non gli porta bene. Tillman muore nel 2004 durante uno scontro a fuoco in Afghanistan.
Lo shock dell’opinione pubblica americana è enorme.
Una storia forte quella di Tillman, e che come tale perfetta per la penna di Jon Krakauer, autore di Dove gli uomini diventano eroi, appena pubblicato da Corbaccio nella traduzione di Marco Sartori (18,60 €).
Lo scrittore di Into the wild (in Italia il libro è stato ribattezzato Nelle terre estreme) e Aria sottile non poteva non ritrovare nella figura tragica di Tillman molti punti di contatto con gli eroi dei suoi libri: la voglia di primeggiare, il coraggio di chi non si tira mai indietro, un certo flirt con l’idea di una morte nobile. Al difensore degli Arizona Cardinals diventato soldato dei corpi speciali Krakauer dedica un libro simile a quello scritto per Chris McCandless, il protagonista di Into the wild, in cui ricostruisce la vita del morto attraverso testimonianze, interviste con parenti e amici, diari privati, visite sui luoghi dove si sono svolti gli eventi.
A discapito del titolo alla Rambo, Dove gli uomini diventano eroi racconta con grande sensibilità l’esistenza di Pat Tillman, dalla spensierata giovinezza nei boschi della California settentrionale, agli affollati campi di football delle squadre universitarie fino alla fama sportiva e alla nuova vita da soldato. Il ritratto che ne viene fuori è ben più sfaccettato e interessante di quanto sarebbe facile pensare. Intelligente, ma gonfio di retorica patriottica come può essere solo una giovane americano, Tillman muore senza aver mai ucciso un nemico per mano del fuoco dei suoi stessi commilitoni, in una sperduta valle dell’Afghanistan. Ed è questo il vero interesse del libro, è qui che Krakauer abbandona la vita di Tillman e allarga lo sguardo sui fatti che hanno seguito la morte dell’atleta-soldato.
Tentativi di insabbiamento uno via l’altro, menzogne, commissioni d’inchiesta che finiscono nel nulla: nessuno, dai gradi più bassi del Pentagono fino al Presidente George W. Bush, voleva ammettere che il Tillman venduto alla nazione come eroe caduto nella cosiddetta "guerra al terrore", fosse stato ucciso da un gruppo di goffi mitraglieri con la bandiera a stelle e strisce attaccata al giubbetto.
Un’ammissione che avrebbe confermato l’intrinseca debolezza della macchina bellica americana e che soprattutto avrebbe scompigliato la stessa facile idea del mondo propagata da George W. Bush, Dick Cheney, Donald Rumsfeld & compagnia. Un pianeta diviso in bianco e nero, con i buoni da una parte e i cattivi dall’altra. Un pianeta che, come insegna Krakauer con questo suo libro, meno letterario dei precedenti e molto più politico, esiste solo nella mente di chi vuole crederci.








pubblicato da g.fuschini nella rubrica libri il 13 giugno 2010