Ça change quoi

Antonio Tabucchi



Cosa cambia (letteralmente "Qu’est-ce qui change", senza punto interrogativo, ciò che fa di una domanda una constatazione) ha il valore stesso dell’evidenza negata, e giustamente per questo messa ancora più in evidenza, un interrogativo che contiene già una risposta: nulla cambia.

Nulla cambia da molto tempo in Italia. Dai tempi del fascismo. E da quando una fragile democrazia si è insediata dopo la Seconda Guerra mondiale. Ci sono degli avvenimenti che fanno capire quanto questa democrazia non fosse che apparente. Ciò che è successo nell’estate del 2001 a Genova durante il G8 ha fatto cadere la maschera della "democrazia" italiana. I sinistri fatti accaduti dal 19 al 22 luglio 2001, guardati adesso, assumono un significato che non fu compreso da tutti all’epoca. Oggi, dopo le leggi promulgate da Berlusconi in questi ultimi due anni e che hanno ridotto l’Italia in un regime monocratico, un sultanato con un parlamento su misura, quei tre giorni nel corso dei quali vennero sospese tutte le garanzie costituzionali, come durante il colpo di Stato di Pinochet in Cile, acquistano un significato innegabile: si trattò dell’esperimento "scientifico" di un eventuale regime di polizia, vale a dire ciò che il governo italiano può ormai tranquillamente mettere in atto, nel caso altre manifestazioni avessero ancora luogo. Si è trattato di una "prova generale".

Torture, abusi, violenze di ogni genere su cittadini senza possibilità di difesa: ecco cosa è successo, all’oscuro di tutti. Con una sospensione totale della Costituzione e delle regole della democrazia. Il presidente del consiglio Silvio Berlusconi non ha partecipato da solo a tutto questo, c’erano anche il ministro degli interni e il Presidente della Repubblica dell’epoca, Carlo Azeglio Ciampi che per la prima volta in Italia si è presentato alla televisione in compagnia del presidente del consiglio per "rassicurare" gli italiani, mischiando così lo Stato al governo, le istituzioni della Repubblica a una amministrazione governativa. Forse il presidente non era al corrente di quanto era accaduto? Ciò non diminuisce di nulla la sua responsabilità.

Di questo grave momento storico che ha già segnato la fine della democrazia italiana molto prima che le tardive sibille di ciò che resta della stampa italiana detta indipendente si allarmassero, la letteratura si è fatta testimone: in primo luogo con questo libro di Roberto Ferrucci, che non è né una testimonianza, né un romanzo. Allora che cos’è? E’ un testo letterario, nel senso più potente e secondo il compito più profondo che la letteratura possa assumere. Non so se l’autore fosse presente nei luoghi (forse sì), ma sarebbe come pretendere che Stendhal fosse presente alla battaglia di Waterloo. Ciò che importa, è che si tratta del solo vero e profondo testo letterario che l’Italia abbia prodotto su quei tragici avvenimenti.

Nel quadro così oscuro della situazione storica che l’Italia sta vivendo, c’è almeno la constatazione forte e chiara che una certa letteratura attuale si è di nuovo messa a guardare la realtà. Una letteratura che così rompe con il disastro prodotto da una distrazione propria alla letteratura italiana degli anni ’80 e ’90, e soprattutto per la ferocia con la quale s’impose la neo avanguardia dopo gli anni ’60, facendo credere che l’ombilic des limbes, per dirla con Artaud, fosse l’ombelico degli scrittori alle prese col racconto del loro stomaco. Questo ha prodotto numerosi manifesti teorici e qualche brutto romanzo, delle soap-operas abitualmente ambientate in un Medio Evo fantastico che assomigliano a una imitazione di Walter Scott o da Eugène Sue: nebbia.

In questo libro, lo sguardo di Roberto Ferrucci attraversa la nebbia. Con una prosa che prende le parvenze della cronaca e che ricorda una certa letteratura americana degli anni ’30 (Dos Passos, ecc.), ma che in realtà appartiene anche alla migliore tradizione di scrittura italiana che non ha mai avuto nulla a che vedere con la neo avanguardia (penso a Sciascia e a Pasolini), il testo di Roberto Ferrucci racconta la realtà tragica di quei giorni per arrivare al cuore delle tenebre della Cosa: il fascismo eterno di nuovo presente e che si insedia - e che soprattutto non ritorna, poiché è sempre stato là, e dunque "nulla cambia".

E’ una perdita di illusioni, ma per fortuna la letteratura registra la perdita delle illusioni. Per farlo, ci vuole del coraggio, perché la cronaca politica ci dice che, malgrado la morte del giovane Carlo Giuliani, malgrado le torture, le violenze, il sudiciume notturno perpetrato dalla polizia nella scuola Diaz, per le quali la magistratura italiana aveva chiesto centodieci anni di prigione, i poliziotti sono stati in seguito tutti assolti: loro, e di conseguenza anche chi gli ha impartito gli ordini, il presidente del consiglio, il ministro degli interni, il capo della polizia. Tutti.

In questo libro, al contrario di certi libri romantici dallo spirito adolescenziale che piacciono tanto alla Fiera di Francoforte, dove i paralleli non si incontrano mai, c’è una perpendicolare che procede verso una parallela: la parallela è la Storia italiana che accompagna l’Italia ammuffita e fascista da sempre, e la perpendicolare è lo sguardo di uno scrittore. E ciò crea una profonda solitudine, non quella di uno pseudo Werther, ma quella che caratterizza la situazione dell’Italia, "un paese in via di barbarizzazione", come l’ha definito la stampa francese (R. Maggiori, ’Libération’, 10 febbraio 2010), un paese che, tuttavia, "suscita poche reazioni in Europa". Esattamente come se nulla fosse cambiato.

Ciò fa del libro di Roberto Ferrucci un testo differente, contro corrente, importante, per comprendere o per comprenderci. Forse. Per essere presente, qui e ora, nel tempo che stiamo vivendo, in seno a questa strana Unione europea che, di fronte ai diritti dell’uomo, privilegia la contabilità.

Questo articolo è uscito su "il Fatto Quotidiano" dell’11 giugno 2010. La traduzione dal francese è di Lorenzo Rossi.
Ça change quoi è pubblicato da Seuil, nella collana Fiction & cie, nella traduzione di Jérôme Nicolas.
In Italia, Cosa cambia è stato pubblicato da Marsilio.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica democrazia il 12 giugno 2010