L’abecedario delle parole concrete

Giovanni Giovannetti



Analizzato il "modello Lega" e il suo radicamento territoriale nelle regioni del centro-nord, la politologa Nadia Urbinati afferma: «In Emilia vedo i militanti della Lega girare per le piazze dei paesi con le roulotte e i camioncini. […] Hanno militanti che […] fanno turni, lavorano in modo sistematico, casa per casa. […] Ma la Lega non ha tv, usa il modello del Pci di antica memoria. Uno stile premoderno, il camioncino e il megafono, bussano e ti compilano i moduli, ti aiutano a risolvere i problemi minimi che per le persone sono fondamentali. Noi non facciamo né l’uno né l’altro. Vogliamo cominciare a parlarne?» ("L’Unità", 4 aprile 2010).
A Gambolò, Padania, la signora Irene Zappalà – madre di due figli di cui uno minorenne – è rimasta senza un lavoro ed ha uno sfratto esecutivo che, il prossimo 10 giugno, la porterà in mezzo alla strada.
Né la Caritas né la Curia né la Giunta di destra al governo di Gambolò la stanno aiutando. E la locale sinistra? Ha disposto il sostegno legale per la signora? Ha avanzato proposte pratiche – e sottolineo pratiche – per la soluzione al problema? Ha sostenuto quelle della signora, ormai a un passo dalla strada? Neanche per idea: il Partito democratico ha presentato una richiesta di chiarimenti al Comune; Roberto Guarchi di Rifondazione ha distribuito un volantino; il Sunia, sindacato inquilini, ha rivolto un appello al sindaco di Gambolò Elena Nai; Franco Vanzati della Cgil ha mandato una lettera al quotidiano locale...
L’unico aiuto concreto alla signora è oggi offerto dai Sinti. Si, gli zingari residenti a Gambolò, che ogni sabato le portano alimenti. Come racconta uno di loro, «quando vado a comprare il pane per le famiglie che vivono nel campo lo prendo anche per Irene».
Sul caso della signora Zappalà – che Sinti non è – ci dilungheremo un’altra volta. Ora preme commentare la lettera-appello del pavese segretario provinciale del Partito democratico Alan Ferrari a chi nonostante tutto si conferma "di sinistra". Ferrari dice che «bisogna combattere il degrado morale e culturale del Paese» e poi dice che «ad unirci sono valori come l’uguaglianza, la libertà e la giustizia sociale» e ancora dice che a Pavia e nel Paese occorre essere «protagonisti del cambiamento».
«Ad unirci...» Torna qui utile citare altre affermazioni di Nadia Urbinati: «Il Pd è nato distruggendo i partiti alla sua sinistra. Una parte della sinistra non si riconosce in quel partito, né può farlo. Ma il modello arcipelago è fondamentale. Se non ti federi con i partiti a te vicini quelli se ne vanno. Gli elettori con loro. La scelta strutturale di guardare al centro ha conseguenze visibili. Gli elettori che non si riconoscono in questo Pd guardano a Di Pietro, poi a Grillo. Oppure si astengono. È una catena di delusioni progressive. [...] Si può stare vicini senza essere identici. Bisogna ascoltare chi protesta, provare a comprendere e non snobbare».
Come già altre volte ho scritto, sembra di vivere in due mondi paralleli: uno virtuale (i blandi desideri del giovane Alan; l’acuta riflessione della politologa docente alla Columbia University), l’altro reale. Ribadisco: purtroppo, tra la Lomellina e l’est, il mondo reale è composto dai Penati (quando era presidente della Provincia di Milano, su invito di Bersani spese il pubblico denaro per acquistare da Gavio le azioni della Milano Serravalle a un prezzo pari al doppio del loro valore, soldi a rendere nella scalata dell’Antonveneta e della Bnl); dai Francesca (lo stratega della campagna elettorale del sindaco Capitelli, poi incarcerato a Genova; a Pavia si era inventato un festival per saldare con pubblico denaro i privati sospesi della campagna elettorale pds); dai soldatini yesmen allo sbaraglio, in prima linea a votare per conto terzi ogni cosa, dall’iperspeculazione Carrefour alla cementificazione del Parco della Vernavola. Sono solo esempi, sono livelli differenti dello stesso problema: quello di un Partito democratico prigioniero del suo gattopardismo quando servirebbero azioni limpide e linguaggio chiaro.
Un partito e una sinistra tanto meno capaci di registrare la portata simbolica di casi come quello della signora Zappalà – lasciata sola a misurarsi con le non-politiche del welfare, quando le andrebbe offerto dell’aiuto concreto. Un altro esempio della doppia morale ci viene offerto dal recente presidio pavese contro il Decreto Alfano. Sempre a Pavia, lunedì 31 maggio la locale sinistra si è auto-imbavagliata per la libertà di stampa. Un esaustivo volantino elencava i motivi della protesta: con il nuovo Decreto legge, «la Magistratura non potrà più disporre intercettazioni – ad esclusione dei reati per mafia e terrorismo – se non a rigorose condizioni e comunque non oltre i 75 giorni. Anche per i reati di mafia e terrorismo non si potranno disporre intercettazioni ambientali senza la prova preventiva che in un determinato luogo si stia consumando il reato. Le intercettazioni potranno essere disposte solo in presenza di gravi e provati indizi di colpevolezza. Nel caso di indizi contro ignoti, dovrà essere la vittima a chiedere che il proprio telefono sia messo sotto controllo (!). Il Pm dovrà richiedere l’autorizzazione alle intercettazioni prima al Procuratore capo e poi al Tribunale in composizione collegiale del capoluogo di provincia. I Pm non potranno più esercitare l’azione penale obbligatoria prevista dalla Costituzione (art. 112: l’obbligo dell’azione penale è il dovere in capo al Pm; una volta venuto a conoscenza di un reato è obbligatorio perseguirne il colpevole). Le Procure avranno un budget limitato, esaurito il quale non sarà più possibile proseguire nelle intercettazioni. I preti non potranno essere intercettati senza la preventiva autorizzazione del Vescovo. Il contenuto delle intecettazioni non potrà essere pubblicato fino alla conclusione delle indagini preliminari. Carcere e pesantissime multe per chi viola le nuove norme liberticide». Insomma, una vera e propria sfida alla democrazia.
Più che invocarla, in casi del genere la libertà (di stampa o altro) andrebbe praticata. E infatti si parla di disobbedienza civile di massa, con il sostegno altrettanto "disobbediente" dei blog.
A Pavia, in Piazza c’era l’ex assessore Francesco Brendolise (Partito democratico), uno che recentemente mi ha querelato per diffamazione a mezzo stampa, querela poi archiviata dalla Procura perché quanto avevo scritto su di lui – asfaltatore di immigrati – rispondeva al vero sillaba dopo sillaba. C’erano soprattutto gli amici dell’avvocato Alessandra Morlotti (Sdi), che è solita praticare la denuncia a scopo intimidatorio (così come i suoi compagni di partito e di merende Domenico Pingitore e Roberto Portolan, l’ex assessore e già frequentatore delle patrie galere): ne sono toccate tre anche a me, poi archiviate.
A manifestare per la libertà di stampa era ben rappresentato il Partito democratico, un’area politica da cui provengono altri locali figuri dalla querela facile, figuri come l’ex sindaco Piera Capitelli e la sua obbediente tirapiedi Ilaria Balduzzi, l’ex promotrice di prodotti di bellezza a suo tempo nominata capo dei vigili così come un cavallo venne nominato senatore da Caligola. Presente e imbavagliato anche Massimo Depaoli, consigliere comunale Pd, leader di Legambiente e amante delle betoniere, uno che volentieri chiuderebbe la bocca a chi tra noi ha denunciato lo scempio del Parco della Vernavola, scempio benedetto all’unisono da Partito democratico, Lega Nord e Popolo delle libertà.
In 24 mesi ho subìto 14 discutibili querele e nessuna condanna, quasi tutte provenienti da persone scese in piazza a manifestare per la libertà di stampa. Così imbavagliati erano incantevoli.
Logorati dalla crisi, gli italiani non ne possono davvero più di farsi prendere in giro dalle parole suadenti ma prive di senso di una destra populista e marchettara o da un Pd altrettanto marchettaro e dalla lingua biforcuta, assorto nel coltivare le sue pippe interne mentre il Paese va a rotoli. Paradossalmente, per la sinistra la crisi potrebbe rivelarsi un’opportunità, ma a patto che sappia emanciparsi dal suo doppio – pasolinianamente – traffichino e truffaldino e librarsi in progetti concreti e inventivi.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica condividere il rischio il 6 giugno 2010