Ciao cometa

Giovanni Giovannetti



Ricordi, Tina? A noi il cammino fine a se stesso non pareva bastare e così, passo dopo passo, si è provato a dare un senso “altro” a questa fatica fisica e psichica eppure rigenerante.

Non per caso ti ho incontrata una prima volta lungo la Francigena. Era nel maggio-giugno 2011, si andava a piedi da Milano a Napoli Scampia, noi e molti altri, volenterosi nell’immaginarci a ricucire simbolicamente l’Italia lacerata di questi tempi grami.

Io fotogiornalista, tu fotoamatrice, ci si punzecchiava, in forza di quel nostro comune linguaggio. Fra l’altro nel quotidiano si era entrambi dediti a ben altre nobili cause: io tra i bambini rom discriminati; tu tra i bambini di un altro mondo lontano da qui. E con quanta idealità e passione l’anno dopo mi raccontasti di quella scuola tra i monti himalayani dello Zanskar per cui ti stavi spendendo, insieme a non ricordo quale gruppo francese, ed era il motivo dei tuoi frequenti viaggi in quella parte del pianeta.

(Forti ’sto francesi, ti dicevo, rievocando l’apostolato di alcuni intellettuali d’oltralpe, che trent’anni fa erano solidali con i dissidenti polacchi del Kor incarcerati: ben oltre il generico sostegno, ne “adottavano” uno ciascuno, per darne costante evidenza sui giornali del mondo).

E tu in risposta ti dilungavi su quella scuola montana e lontana. Un racconto a suo modo epico e persino magico sul senso della vita; declinazione pratica della solidarietà di specie (l’umana solidarietà che un tempo avemmo chiamato – perdonamelo – “internazionalista”). Tutto questo era impreziosito dalla generosa gratuità cara e chiara ad entrambi. Un’esperienza collettiva di cui ti avrei voluto testimone (te lo dissi: perché non la metti su pagina? Magari insieme alle tue immagini migliori). Certo, l’idea ti era piaciuta, ma scrivere no, non era la tua cifra o quanto meno così millantavi, e quel libro forse ora lo scriveranno altri.

Anche il 2012 è stato anno di passi comuni. Ci ritrovammo insieme tra Puglia e Abruzzo. E quando dico insieme intendo io e te in solitudine per giorni e giorni, a contarcela e a cantarcela sulle cose, reggendo il braccio meridionale di “Stella d’Italia”, camminando lungo secolari tratturi verso L’Aquila, città elettiva dell’urgenza di riscatto etico morale sociale di questo nostro Paese ammalorato. “Terremotati-terremotanti”: che dall’estrema tragedia arrivi la spinta propulsiva più irradiante, si diceva.

Del resto tu hai conosciuto il terremoto. Ormai torinese, eri nata a Sant’Angelo dei Lombardi in Campania, paese simbolo e “cratere” dell’Irpinia colpita nel 1980. Da lì ero passato anch’io la sera dopo il devastante terremoto, con ancora sottopelle tracce del trauma collettivo e individuale patito da ragazzo nel Friuli 1976.

Poi sei partita di nuovo. E non ti ho vista più.

Ieri, 4 agosto, ho compiuto 59 anni. Oggi, 5 agosto, tu ne fai 57. Ciao, cometa.








pubblicato da t.scarpa nella rubrica annunci il 5 agosto 2014