Copertine

Paul Collins



Storicamente le sovraccoperte sono una preoccupazione recente per gli scrittori; non ne esistevano molte prima del 1920. Venivano definite «antipolvere», ma la sovraccoperta ripara tutto tranne l’unica porzione esposta alla polvere, ovvero il bordo superiore delle pagine. In realtà si tratta di un involucro pubblicitario, come la carta colorata sulla cioccolata. Lì si trovano il nome del produttore, gli ingredienti – qualche ciarla sui personaggi indimenticabili, la prosa cristallina o la trama avvincente – e un breve riassunto di chi fa cosa a chi dentro quell’oggetto anch’esso avvincente, indimenticabile e cristallino. Ci sono anche le lodi prese dai giornali o vergate da altri scrittori. Se il manoscritto originario era improponibile, ci saranno le lodi ricevute dal libro precedente dell’autore.

Gli acquirenti seguono un codice non scritto. Se una copertina ha il titolo in rilievo, metallizzato, o entrambe le cose, allora è come se dicesse al lettore: Salve, sono un romanzo rosa, o un noir, o l’autobiografia di un’attrice. Ai lettori che non amano quei generi, il titolo dice: Salve, sono robaccia. Per questi libri la copertina patinata è un obbligo, mentre ai Libri Seri si può concedere una carta opaca.

Poi ci sono i colori. I colori vivaci e brillanti sono obbligatori per i suddetti libri con i titoli in rilievo. Anche il nero funziona, ma solo se viene usato per far risaltare ancora di più i colori vivaci e brillanti. Perché, ricordatevelo bene, visto il target di mercato, il libro dovrà essere un oggetto vivace e brillante. D’altro canto un’opera di Letteratura Seria avrà colori smorzati, simili a macchie di tè. Anche qui il nero va bene, ma solo se usato per accentuare il blu, il grigio e il verdo spento.
Guai a chi non rispetta queste regole. Un certo numero di recensori si scagliò contro i Ponti di Madison County perché usava il formato piccolo rilegato e lo schema di colori smorzati – e in questo modo ingannava i lettori di Letteratura Seria e faceva loro comprare robaccia. E per non essere da meno, la Harvard University Press ha pubblicato I passages di Parigi di Walter Benjamin con il titolo a caratteri cubitali, in rilievo e metallizzati.

Infine, sul Libro Serio, così come sulla robaccia ci sarà un primo piano dell’Autore, seduto, immobile, che guarda pensieroso l’obiettivo, o sorride leggermente fissando un punto imprecisato – l’unica posa che nella vita reale l’autore non assumerebbe mai. Le dimensioni della fotografia sono inversamente proporzionali alla qualità del libro. Se la foto è stampata a colori, non è un Libro Serio. Se la foto dell’autore manca del tutto, allora è un Libro davvero Serio – forse addirittura un libro di testo.

Se la foto a colori dell’autore è in copertina e la occupa tutta, allora il libro è senza dubbio robaccia.

Paul Collins, Al paese dei libri (trad. di Roberto Serrai), Adelphi 2010.








pubblicato da t.lorini nella rubrica libri il 5 giugno 2010