Polvere di luna

Sergio Nelli



Fra i libri che mi sono passati per le mani in qusto periodo, c’è un reportage giornalistico sugli astronauti americani viventi. S’intitola Polvere di luna ed è di Andrew Smith. Credevo di trovare qualcosa di più che invece non c’era. Che cosa videro gli astronauti nel viaggio più lungo compiuto dagli uomini? Videro la Luna soprattutto, attraversarono la parte buia dentro il nero, e poi ancora la Terra luminosa, sfavillante, attraente, incredibilmente bella. Niente era allucinazione, ma un elemento immaginativo accompagnava il vedere in condizioni emotive straordinarie. Videro e dopo aver visto non furono più gli stessi. Disagi, malesseri, scompensi, una crescita insomma che apparve fuori sagoma.
L’astronauta di una delle missioni Apollo, Ed Mitchell, fondò a Los Angeles una scuola filosofica di panteismo olistico contro il meccanicismo della scienza moderna. L’ispirazione gli venne a distanza di qualche anno dal suo viaggio spaziale e da ciò che aveva scorto nello spazio, allunando. Il fatto che fosse stato sulla luna gli dava una carta forte di cui avvalersi. E allora ecco le sue parole aerate dallo spazio: "La prima cosa che mi venne in mente fu un’interconnessione, il fatto che non siamo in un universo – come dice la nostra scienza – fatto di molecole che rimbalzano una contro l’altra come palline da ping pong, ma che si tratta di un sistema molto più intelligente e organizzato, di un ’sistema organico’, in cui le molecole del mio corpo e quelle della navicella spaziale erano dei prototipi realizzati in una remota epoca cosmica."
Un vecchio articolo che ho ritrovato su Wilkpedia si intitola L’uomo che ha visto Dio ed è un titolo adatto spiritualmente a illustrare l’esperienza di questo astronauta che ha avuto né più né meno che un’illuminazione mistica nelle forme ordinarie e comuni. Folgorazione e banalità; tutto il resto è zavorra, anche se, dopo, Ed Mitchell si è impegnato a approfondire filosoficamente la materia della sua folgorazione.
Molto più interessante è lo Scompenso ormai leggendario appunto degli astronauti una volta ritornati sulla Terra. Laddove si riproponga anche il quesito: non è capitata la stessa cosa a uomini che non avevano visto la terra dalla luna? Ci si domanda insomma: è questo vedere che li ha cambiati, o non condizionamenti più comuni assommati al crescere di un disagio sociale sempre più diffuso e che negli Stati Uniti risultava in anticipo rispetto al vecchio mondo? O tutte e due le cose? J. G. Ballard ipotizza, in un suo racconto intitolato Notizie dal sole, che il loro disagio nel riconfigurarsi dentro la vita normale sia stato determinato dal fatto che l’impresa spaziale fosse biologicamente e moralmente priva di legittimità un salto nel buio dettato da una hybris maligna.
Detto questo, nel libro in questione, che assomma testimonianze a testimonianze, oltre a quella corposamente maggioritaria che racconta la giovinezza dello scrivente e l’impatto con l’avventura spaziale, non troviamo granché su questo nodo e sulla polvere di luna. Nemmeno il piccolo elemento un po’ misterioso secondo il quale il suolo appiccicoso del nostro satellite, come testimoniarono tra gli altri John Young, che fece parte della missione Apollo 16, e Gene Cernan, il comandante di Apollo 17, sapeva di polvere da sparo!








pubblicato da s.nelli nella rubrica libri il 5 giugno 2010