La verità

Giuseppe Caliceti



Sono giorni cupi per la scuola pubblica italiana. Anche se siamo a fine anno scolastico. Per esempio lo scorso 28 aprile Marcello Limina, dirigente dell’ufficio scolastico regionale, invia ai presidi una circolare. Intima a chi lavora a scuola di non fare dichiarazioni che ne ledano l’immagine, pena sanzioni.
Siamo alla fascistizzazione della scuola pubblica italiana. Siamo all’intimidazione: un effetto collaterale della selvaggia aziendalizzazione della scuola. I sindacati della scuola parlano di bavaglio e chiedono attraverso un sit-in di protesta le sue dimissioni.

Limina si difende: afferma che non intendeva fare alcuna “censura preventiva” e “lasciava spazio alla libera manifestazione del pensiero nel rispetto, però, di etica e correttezza professionali”. Bene, parliamone. Facendo una domanda secca a Limina.
Se docenti, dirigenti o provveditori si accorgono della reale mancanza di fondi o di carta igienica nei bagni di una scuola (è solo un esempio), devono segnalarlo all’utenza o, per non rischiare di essere licenziati o compromettere la propria carriera, soprassedere? Secondo la sua etica professionale noi, come docenti, dobbiamo ancora insegnare ai nostri studenti a dire la verità e che la verità è un valore oppure no?

PS: Tanti genitori mi chiedono in questi mesi che fare per salvare la scuola.
Rispondo: inviare lettere a giornali e tv, il resto non conta più nulla. Perseguiranno anche gli utenti della scuola?








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 31 maggio 2010