Italiani

Sergio Nelli



"Non pianzer mama" dice il nero veneto alla nera mamma, di fronte a fumatori sfaccendati e aggressivi; i giovani somali vanno col romanesco, in branco; i braccianti senegalesi e nigeriani ripresi in tv hanno le mani in tasca dure come pietre. Al nord in metropolitana alitano fiati pesanti multietnici; indiani e pakistani si fanno il cricket domenicale su un prato in un paesino dell’interland, mentre più su un cristo in uno scantinato parla portoghese agli avi, ai reincarnati, ai vivi. Giù verso il mare, in pasticceria si ritrovano all’alba i magrebini schizzati di calcina con le barbe lunghe, le scarpe slargate e i pacchetti di sigarette sul tavolino all’aperto. Accanto alla tazzina si vede il Tirreno fermo...
Muratori, cottimisti e asiatici non hanno tregua, niente riposo, mentre l’Italia sale e scende da treni, metro, autobus semivuoti fino all’indomani che è già oggi.
Qui da noi le badanti slave flettono nei giardinetti il toscano, si guardano intorno, toccano le borse e possono diventare autoritarie, si capisce quando passa loro davanti un povero filippino quasi storpio perché riplasmato dal vecchio che conduce sui sassi.
Il fiorentino più puro scorre nella pronuncia di due bambini cinesi che giocano all’ingresso del ristorante dei genitori, vuoto anche nell’ora di punta. C’è chi ha scritto nondimeno sui muri l’essenza della movida in un inglese indigerito, life is no, alterando il destino di una frasetta pubblicitaria. In un sottopasso qualcuno fortunatamente ha replicato a distanza con l’antico fica a caratteri stampatello.
Usciamo da lì, dal sottopasso, verso la luce, in salita, come in sogno. Così lunedì, di mattina presto, in vita e in fica, immobili nella disuguaglianza, riusciamo anche, indigeni e non, a sonnecchiare sull’autobus.








pubblicato da s.nelli nella rubrica dal vivo il 25 maggio 2010