Appunti sparsi in corso di lettura su Gli Addii di Onetti #4

Maria Cerino



La malattia è uno stato di doppia negazione. Non nega solo la salute (divorandola nell’avanzamento e blandendola con le cure; e sembra che faccia la bambina, la vita, che vada presa in un certo modo per convincerla a fare un passo in avanti, ad assestarsi, a ritornare quieta, a lasciarci dormire di un sonno riposato), più di tutto nega la morte. La malattia è per definizione meschina nel suo stato di sospensione tra ciò che non è più e ciò che non è ancora, non ha nulla di compiuto e per questo ce ne andiamo piegati in giro per il mondo, noi malati, vergognandoci della sostanza ibrida che indossiamo. Ma non il protagonista de Gli Addii, lui no, la sua camminata è sempre dritta, l’unico vestito che ha e che mette sempre sembra appena comprato, ogni volta. È dignitoso nella sua malattia perché lascia che non diventi altro oltre a una definizione: i medici sanno che è malato, gli abitanti del paese sanno che è malato, sua moglie sa che è malato, la donna misteriosa che lo accompagna sa che è malato, lui stesso sa che è malato ma il morbo se lo trascina dietro come un fatto esteriore, che lo riguarda a margine. Rifiuta la cura, evita che il male lo invada, semplicemente, come se avesse ereditato una patologia minore e cronica, come certe dermatiti, come se non si trattasse che di una parola (T-U-B-E-R-C-O-L-O-S-I) che ci appartiene senza definirci, come un cognome.








pubblicato da m.cerino nella rubrica libri il 5 settembre 2012