E così tutto vacilla #3

Antonio Moresco



Come apparirebbe, ad esempio, l’Italia a questo tipo di sguardo ravvicinato? Un paese pieno di potenzialità umane, cose inaspettate, risorse. Ma anche un paese gracile, immaturo, irresponsabile, superficiale, conformista, a volte cialtrone, uscito da una tirannide e poi pilotato a colpi di assassinii, di trame occulte, di stragi all’interno di un gioco più grande. In cui la spartizione duramente contrattata del bottino del potere e delle sue prebende è quasi sempre avvenuta sopra la testa dei suoi cittadini e in modo non trasparente. Facile preda di sempre nuovi demagoghi e di uomini senza scrupoli che, ieri come oggi, giocano sulla sua ignoranza, sul suo menefreghismo, sul suo conformismo e sulle sue paure. Che – ultimo tra i grandi paesi europei ad avere raggiunto nell’Ottocento l’indipendenza nazionale e l’unità politica – sta rischiando oggi di ripercorrere all’incontrario la stessa strada per la quale molte generazioni hanno combattuto con coraggio e passione e pagando un altissimo prezzo. E ancora: appannamento del sogno unitario ed europeista, erosione dall’interno di ciò che resta della "democrazia" e dei fondamenti costituzionali della nostra repubblica nata dalla sconfitta della tirannide fascista. Un’enorme concentrazione di poteri (economico, politico e mediatico-televisivo) nelle mani di una sola persona. Un’opposizione inadeguata da tempo all’inedita ed eccezionale situazione che stiamo vivendo. Nuove figure politiche avide di potere e arrembanti che, col pretesto della sicurezza di cui si presentano come paladine, scherzano col fuoco giocando in modo cinico, grottesco, irresponsabile e criminale sui particolarismi, gli egoismi, le divisioni interne, le guerre tra poveri, aizzando il razzismo contro chi viene da altri paesi, creando gli embrioni di ronde e di nuove strutture paramilitari e di controllo del territorio, senza che dalla maggioranza dei partiti politici e dei media venga rilevata col dovuto allarme l’eccezionale gravità e inaccettabilità e le possibili conseguenze di tutto questo. Disumanità e leggi razziali invece che soluzioni possibili, giuste, concrete e lungimiranti all’evento delle nuove migrazioni. Criminalizzazione indiscriminata e su base collettiva di interi popoli e paesi (zingari, africani, arabi, europei dell’est…). Avidità economica additata come unico orizzonte della vita umana e del mondo. Necrosi del tessuto della vita politica, sociale, professionale, sentimentale, ideale, morale. Riduzione dell’umanità femminile a grottesco e degradato feticcio maschile. Un’allucinante restaurazione nella sfera politica e religiosa. Ipocrisia, corruzione profonda e degrado nelle aspirazioni e nei costumi. Gioco chiuso e truccato nel campo economico e delle professioni e monopolismo con ogni mezzo visibile e occulto, dietro la demagogia sulla difesa del "libero mercato". Precariato giovanile generalizzato. Pezzi del territorio nazionale in mano ad oligarchie criminali. L’economia legale supportata da quella in vario modo mafiosa. Media spesso allineati e asserviti, pilotati e sotto controllo attraverso meccanismi politici, economici e pubblicitari. Ministri che arrivano ad esortare i propri concittadini a una maggiore cattiveria. Invenzione di grottesche entità geopolitiche particolari, minacce continue di secessione di zone del territorio nazionale da parte di forze politiche comunque di minoranza…
A cosa può portare tutto questo? Quando in un paese – tra la quasi totale passività generale da una parte e col consenso attivo dall’altra – attecchiscono simili cancri, non ci si può che svegliare alla fine con le ossa rotte. E poi, se allarghiamo lo sguardo sul nostro mondo sempre più interconnesso: crollo di imperi politici e geopolitici, arroganza economica e militare, criminalità, neocolonialismi, incolmabili sperequazioni, malattie endemiche, fame, pulizie etniche, umiliazioni, apartheid, nuove guerre di religione, terrorismo, avidità, cecità, spietatezza, rancori gravidi di enormi conseguenze, come già nel secolo appena trascorso. Rinascita nel nostro continente di organizzazioni parafasciste, paranaziste e antisemite e, per di più, il nuovo razzismo enfatizzato contro i nuovi popoli e le masse di poveri venuti da altri paesi e altri continenti che – come hanno sempre fatto gli uomini nella loro storia di specie e come hanno fatto nel recente passato anche molti nostri concittadini – si spostano in cerca di miglioramento e salvezza.
Le popolazioni stanziali dell’Italia e dell’Europa sempre più deprogrammate, pilotate, incattivite, depistate e ingannate reggeranno l’urto di questi rivolgimenti umani e ambientali o accetteranno come unica soluzione – forse già calcolata da alcuni e predisposta – lo smantellamento di quanto resta di quella cosa che è stata chiamata "democrazia" per affidarsi a chi offrirà loro una falsa ed effimera sicurezza imposta da una forza di cui proveranno esse stesse in un secondo tempo sulla loro pelle la soffocante spietatezza e di cui pagheranno il prezzo? Che cosa sta succedendo, anche oggi come ai tempi di Klemperer, nella pancia e nella testa dell’Europa? Non le è bastato vedere dove ha portato nel Novecento – una volta avviata – la criminalizzazione di un intero popolo? Non gli sono bastati i pogrom contro ebrei, zingari, omosessuali, l’Olocausto? Non le sono bastate due catastrofiche guerre mondiali nate sul suo territorio? Non ha ancora imparato la lezione? Non si stanno cominciando a riprodurre e a incubare anche adesso sotto i nostri occhi, solo in forme diverse, gli stessi orrori che credevamo sepolti in un terribile passato? Non si stanno riattivando gli stessi meccanismi sacrificali, la stessa ricerca strumentale e depistante del capro espiatorio, il più feroce e genocida colonialismo economico e la schiavizzazione di interi paesi e di interi popoli: produttiva, esistenziale e addirittura sessuale e riproduttiva? E cosa dire della lotta per il possesso delle sempre più scarse risorse naturali, della creazione di un’intelligenza artificiale modellata su quella autodistruttiva che abbiamo visto in azione nella nostra infinitamente breve storia di specie, dell’allevamento dell’uomo, della duplicazione e spettralizzazione della vita? Mentre la terribile e incontrollabile tirannia della specie umana sulle altre specie viventi sta portando a un punto di non ritorno il rapporto col nostro piccolo, sovrappopolato, depauperato, stremato, e sempre più surriscaldato pianeta, e si stanno preparando forse – sotto gli occhi di tutti ma nella più totale cecità delle strutture politiche, economiche e culturali umane – nuovi inimmaginabili passaggi postumani.

Ho affermato all’inizio che questo diario, proprio per la sua vicinanza alla vita fin nei suoi aspetti più pulviscolari e più intimi all’interno di una catastrofe di dimensioni enormi, riesce a darcene un’idea infinitamente più vera e più articolata che non i migliori libri di storia sulla stessa epoca. Ma nello stesso tempo bisogna anche dire che proprio una vicinanza così totale alla vita impedisce all’autore di questi diari – scritti giorno dopo giorno all’interno del turbine – di conoscere veramente e completamente quanto stava accadendo, compresa l’esistenza così sistematica e dispiegata delle fabbriche della morte e della "soluzione finale".
Il testimone, in questo caso, non può testimoniare perché non si trova esattamente in quel terribile punto dello spazio e del tempo. Bisogna che il testimone sia lì, proprio lì, per poterlo fare, come è successo a Jean Améry, Primo Levi, Elie Wiesel, Imre Kertész, Boris Pahor e tanti altri. Oppure bisogna leggere i libri di storia.
Allora si può dire anche che non è la vicinanza ma proprio la lontananza e il distacco a farci vedere a volte più da vicino le cose. La vita, quando è infinitamente ravvicinata, è invisibile. Però è anche vero che i testimoni diretti dei lager – così come gli autori dei libri di storia – non ci possono raccontare tutto il resto, non ci fanno toccare con mano e vedere coi nostri stessi occhi l’interconnessa nube gassosa in cui è imprigionato il cristallo assoluto del male. La vita si muove in una zona cieca, certe volte ha bisogno di una luce artificiale per essere vista. In questo diario la storia è raccontata attraverso le paure, le speranze e le disillusioni dell’autore e degli altri uomini che cercano di scavarsi un cunicolo nello spazio e nel tempo. La storia invece ha bisogno di eliminare l’opacità della vita per rendere visibile la struttura degli avvenimenti e delle loro presunte motivazioni. La vita a volte impedisce di vedere la vita, la vità non può vedersi. La vita che noi percepiamo come personale fa da diaframma alla Storia, come la Storia fa da diaframma alla vita. Come mai c’è una zona così non rimarginata, così incombaciante, nelle nostre strutture biologiche e culturali, tra la nostra vita e la storia della nostra vita?
E cosa succederà nel futuro, ora che la nostra vita su questo pianeta e le sue narrazioni stanno avvicinandosi al loro limite o al loro passaggio? Come potranno d’ora in poi le narrazioni della Storia degli uomini – se vorranno avere proporzionalità e futuro – non diventare anche narrazioni della storia di specie degli uomini all’interno di un contesto infinitamente più vasto, in grado di incamerare altre conoscenze e altre narrazioni e venendo a fare un tutt’uno anche con quelle biologiche, mitiche, genetiche, fisiche e persino astrofisiche? Come mai non comincia ancora a prendere forma in modo più esteso e più decisivo uno sguardo che sia proporzionale alle condizioni reali della nostra vita su questo pianeta e che sia finalmente combaciante? Come mai non affiorano finalmente da qualche zona remota e ancora inattivata di noi stessi e del mondo una percezione e uno sguardo che siano in grado di travolgere, di oltrepassare e trascendere le interpretazioni meccaniche condizionate e persino le stesse strutture biologiche e genetiche della vita basate sugli automatismi della divisione e della duplicazione, della separazione e dell’inimicizia, della sopraffazione e dell’annichilazione invece che sull’avventurosa vicinanza creativa e moltiplicativa tra chi si trova a condividere una simile condizione biologica e cosmica e un simile enigma?

(3 - fine)








pubblicato da a.amerio nella rubrica libri il 21 aprile 2010