Le ceneri di Franqui

Giovanni Giovannetti



«Quel che volevo fare era una rivoluzione culturale, non burocratica, ed invitare tutto il mondo a conoscere Cuba e la sua gente».

Se n’è andato Carlos Franqui, dapprima rivoluzionario cubano e infine acerrimo oppositore di Fidel Castro, dopo che la rivoluzione libertaria dei barbudos contro il generale Fulgencio Batista era caduta nell’orbita dell’Unione Sovietica. La rottura definitiva si avrà con l’invasione della Cecoslovacchia. Così questo intellettuale figlio di contadini poverissimi (era nato il 4 dicembre 1921 a Cifuentes, nella parte centrale dell’isola), amico del "Che" e di Camilo Cienfuegos (morto nel 1959 in un incidente aereo, in circostanze mai chiarite), si trovò esule in Francia a Parigi e in Italia a Montecatini, a qualche chilometro da casa mia, luogo dove l’ho conosciuto e un poco frequentato. Franqui è morto quasi novantenne a Porto Rico, isola caraibica che a lui ricordava Cuba. Un giorno mi disse che a Cuba non si sarebbero facilmente liberati di lui, che sarebbe riuscito a tornare a casa, alla peggio dopo morto, quando da un aereo sarebbero state liberate le sue ceneri che, a poco a poco, avrebbero di nuovo incontrato la sua terra. Esortava anche me (guevarista incallito, dopo un viaggio a l’Avana) a imparare bene la lingua, «altrimenti i tuoi amici scrittori, quelli cubani di regime, continueranno a prenderti per il culo». Di lui ci restano una moltitudine di articoli (collaborava a "Repubblica") e qualche libro, tra cui Vita, avventure disastri di un uomo chiamato Castro, una biografia "non autorizzata" del Líder máximo.

Buen regreso a esa isla, Carlos.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica dal vivo il 19 aprile 2010