La calligrafia come arte della guerra

Andrea Tarabbia



Dopodomani, mercoledì 21 aprile, sarà in libreria il mio romanzo d’esordio, La calligrafia come arte della guerra, edito da Transeuropa edizioni. Riporto qui sotto i testi della bandella, della quarta di copertina a firma di Antonio Moresco e il primo capitolo.
(A.T.)

In una scuola posta al confine tra due stati in guerra, alcune bambine imparano «l’arte del messaggio, della disciplina e dell’amor patrio» calligrafando messaggi bellici sopra le testate dei missili. Sono orfane di una guerra di cui non si vede la fine, e le guida un Maestro di calligrafia dal passato oscuro, Horatio. Sotto la scuola e la città che la ospita – il cui nome non è mai rivelato – c’è una seconda città speculare alla prima e le cui pareti sono dipinte di vernice al fosforo. Come in una spietata partita a scacchi, gli abitanti della città attendono la prossima mossa dell’avversario: un missile inoffensivo, che una notte porta al di qua del confine un misterioso messaggio. Il compito di interpretarne il contenuto è affidato a Horatio, ma non tutto andrà come dovrebbe...

***

«In quale città è ambientato questo singolare romanzo d’esordio? Perché, sotto di essa, esiste un’altra città che corrisponde perfettamente a quella che c’è in superficie? Perché quelli che stanno nella città di sotto non sanno niente di quello che succede nella città di sopra? Che tipo di maestro è Horatio? Che tipo di calligrafia insegna nel suo Istituto frequentato esclusivamente da adolescenti poco più che bambine, se poi parole e frasi tracciate in questa misteriosa lingua vengono scritte sulle testate dei missili? Cosa aspettano alla fine, asserragliati nella città sotterranea, i protagonisti di questa enigmatica storia? E noi, in quale città abitiamo? In quella di sopra o in quella di sotto? Che cosa stiamo tutti aspettando? Colpisce, in questa suggestiva opera prima, la lontananza dai modelli letterari che vanno per la maggiore (l’immediata riconoscibilità, il carattere informativo, la duplicazione, il "realismo", ecc.), il suo avventurarsi in strade impervie e meno battute e in zone di rischio. Come quelle del cielo, anche le vie della letteratura sono infinite.»
Antonio Moresco

***

Il primo capitolo:

«Adesso parlo io.

Mi sono affacciato al pertugio che collega il mio nido a questa parte di cosmo e mi sono fermato a guardare.
Se mi stringo nelle spalle, riesco a infilare le braccia nel passaggio e ad appoggiare i gomiti su quel pezzo di davanzale che mi viene concesso prima che questa pietra cada nel vuoto e si fracassi sulla superficie sassosa del cortile interno dell’edificio. Mi sono acceso una sigaretta e ho cominciato a fumarla con le spalle che mi battevano sulle orecchie, tutto costretto come sono anche dalla presenza dello stipite di legno nero che ferma l’infisso. Non si potrebbe fumare all’interno dei nidi, ma io sfrutto l’accondiscendenza che anche qui, luogo di ascesi e di guerra, viene concessa al corpo docente. La signora delle pulizie che tutte le mattine mi rifà il letto e scopa per terra deve sentire l’odore di fumo, perché mi guarda con sospetto nei corridoi. Tuttavia non mi dice mai niente che non sia buongiorno o buonasera, e io mi sento autorizzato a fare finta di niente.
Ci sono stelle per ogni dove, anche qui. La mia finestra dà sulle colline, ed è una fortuna, perché le colline sono buie, non si illuminano di quell’aureola di luce elettrica che copre la forma della città e che si vede dalla finestra dei bagni comuni. Tutte le sere, prima di coricarmi, mi piace rimanere un po’ a guardare in alto, nel buio, con il mio cannocchiale. Mi hanno detto che si vedono spesso le stelle cadenti, ma io non sono ancora riuscito a scovarne una. Le guardo con calma, senza l’ansia comune di trovarle: la sessione estiva è appena cominciata e avrò tutto il tempo di stufarmene.
Ma alle volte, dalle feritoie degli altri nidi, sento venire delle voci. Sono esclamazioni femminili, di ragazze che hanno visto da qualche parte un corpo celeste crollare e attraversare tutto il firmamento steso davanti a loro. Tra pochi giorni potrò riconoscere quelle voci, individuare il nido e la persona da cui provengono. La mattina in classe, ogni tanto, sento qualcuna delle ragazze che bisbiglia con la compagna di banco. "Ieri notte ho visto cadere tre desideri", ha detto Hina a una compagna pochi giorni fa, mentre suonava la campanella della ricreazione.
Mi piace pensare che tutto l’Istituto, quando fa buio, si affacci sullo stesso lato dell’edificio, e tuffi il naso nella catastrofe molecolare del cielo che si prepara a cadere. Tutta una serie di esseri umani con le spalle incassate nei loro pertugi a guardare le stelle.»

Sul sito della casa editrice è possibile leggere in formato .pdf le prime cinquanta pagine. Qui.

Andrea Tarabbia, La calligrafia come arte della guerra, Transeuropa edizioni, € 16,50








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica libri il 19 aprile 2010