L’autore disoccupato

Andrea Tarabbia



Alla North Western University di Chicago, un gruppo di ricercatori dell’Intelligent Information Laboratory ha recentemente portato quasi a compimento un progetto, chiamato News@Seven, che consiste, sostanzialmente, di un telegiornale automatico. In pratica è stato realizzato un sistema in grado di intercettare automaticamente delle informazioni in rete su un argomento dato, associarle a immagini o video già presenti in Internet, e ricavarne un servizio che in tutto e per tutto mima quello delle reali testate giornalistiche televisive. News@Seven viene inoltre presentato da veri e propri avatar, che gli utenti possono di volta in volta scegliere tra una rosa di personaggi.

Allo stesso modo, è in funzione Stats Monkey, un cervellone – per così dire – che è in grado di scrivere il resoconto delle partite del campionato americano di baseball: partendo dalle statistiche – che, non conoscendo il baseball, non so cosa implichino ma che, applicate al calcio, fanno sostanzialmente riferimento al risultato, ai minuti di gioco effettivo, ai falli, ai cartellini, ai calci di rigore, al possesso palla e così via – il sistema è in grado di ricostruire l’andamento della partita e di raccontarla, inserendo le immagini dal campo e persino i virgolettati delle interviste post-partita. Non solo: è stato costituito un database che contiene gli articoli sportivi delle maggiori testate americane degli ultimi trent’anni; da questo database il sistema è in grado di pescare, seguendo un complicato algoritmo che si basa sulle statistiche di ricorrenza dei termini tecnici, una serie di frasi e di combinarle tra loro, creando di fatto un articolo che, a detta degli ideatori, è persino migliore della media degli articoli redatti dagli esseri umani, in quanto va a pescare nel meglio del giornalismo degli ultimi decenni e lo combina.

Più o meno un anno fa, con un gruppo di amici, con la fondamentale motivazione del cazzeggio, avevamo avviato un progetto – rimasto poi pressoché incompiuto – che avevamo battezzato con una certa prosopopea Il lessico del commentatore calcistico: un progetto di sociolinguistica. Se ne trova traccia qui, nel sito del suo ideatore. L’idea, molto semplice, era quella di fare una mappatura del linguaggio usato dai commentatori delle partite di calcio e rilevarne la retorica vuota e ripetitiva e, anche, le bizzarrie linguistiche. Ne era venuto fuori un pasticcio di preposizioni che, utilizzate al di fuori delle cronache calcistiche, ha dell’assurdo. Per fare solo qualche esempio: nel calcio, si può «stare dietro la linea della palla», si può dare un «colpo di reni», si può subire la «massima punizione» (il rigore), si può «entrare da dietro» a un avversario preservandone comunque l’integrità sfinterica o tenere il «piede a martello» o, ancora, «saltare l’uomo»; nella vita reale nessuna di queste cose è strettamente possibile.

Sulla base di intuizioni simili a questa, adesso da Chicago ci stanno dicendo che è possibile programmare un sistema che metta insieme queste espressioni e le statistiche e che, di fatto, faccia a meno degli esseri umani per raccontare qualche cosa alla gente. Non è solo una questione sportiva: anche le notizie di borsa sono facilmente manipolabili, e, tutto sommato, entro un certo margine lo è anche la cronaca nera. Si parte dallo sport, credo, perché il linguaggio è più semplice e soprattutto più popolare.

Il progetto di Chicago pare stia interessando molte testate giornalistiche statunitensi: una sola persona può immettere nel sistema i dati di più partite, lasciare che il computer li elabori e in seguito correggere semplicemente le bozze. Non è più necessario spedire da una parte all’altra della nazione delle persone in carne e ossa che seguano gli incontri: una persona può fare il lavoro di venti, e in minor tempo.

La cosa più stupefacente di tutto questo, al di là delle possibili ripercussioni sull’occupazione, è l’implicita ammissione da parte delle testate interessate dell’assoluta vuotezza del linguaggio che il giornalismo sportivo è andato elaborando nel corso degli anni. Se posso raccontare una partita di calcio o di baseball mescolando dati statistici a espressioni prese quasi random dai quotidiani degli ultimi trent’anni, significa che sono perfettamente cosciente di usare una lingua morta.

C’è un corollario, mi pare, che insieme è un aspetto inquietante da tenere in considerazione: che tipo di fruitore è il lettore/spettatore che segue, magari con interesse, una testata che elabora i propri pezzi secondo questo principio combinatorio? È qualcuno che non riconosce come valido il principio dell’autorità dell’autore. Perlomeno questo è quello che pensano, implicitamente, a Chicago. Sono andato a riprendermi un libretto di Mario Barenghi, intitolato appunto L’autorità dell’autore (ed. Unicopli). È un libro che ho letto ai tempi dell’università e che – chissà perché? – non ho più dimenticato. Lo lessi insieme all’articolo di Barthes sulla morte dell’autore, che Barenghi commenta esordendo così: «Quando la scrittura comincia, l’autore entra nella propria morte, sostituito interamente dal linguaggio. Il linguaggio diventa il vero soggetto della scrittura».

In questo nuovo sistema, l’autore non solo è potenzialmente disoccupato, allora, ma è letteralmente e definitivamente morto: ogni parola di cui ci serviremo d’ora in poi – ci viene detto da Chicago – è già stata scritta da qualcuno, ed è mescolata con altre parole scritte da altri in un’altra epoca. Il discorso che viene fatto da Stats Monkey è un discorso indefinito, rivolto a destinatari indefiniti ma ben educati alla ricezione della pappa combinata e sistematizzata: ogni articolo di Stats Monkey è un evento linguistico svincolato dalla propria origine e senza un referente preciso. In linea puramente teorica, gli articoli sportivi per come vengono elaborati non sono articoli «singoli», ma una perenne variazione sul tema del commento sportivo. Si tratta di un’estremizzazione della retorica del commento, in cui, da una parte, si riconosce forse inconsapevolmente la vuotezza di un socioletto, e, dall’altra, si ritiene superflua la voce dell’autore.

Per molte delle informazioni riportate in questo pezzo sono in debito con Raffaele Monteleone. (A.T.)








pubblicato da a.tarabbia nella rubrica giornalismo e verità il 13 aprile 2010