La scuola, i tagli, la verità

Giuseppe Caliceti



Gentile provveditore Vincenzo Aiello,
Le vorrei dire la mia opinione sulla vicenda degli 80 docenti dell’Istituto comprensivo «Kennedy» di Reggio Emilia che giorni fa hanno inviato tramite il "Carlino" un appello ai cittadini e alle famiglie "per segnalare il momento di disagio" attribuito, a loro giudizio, agli effetti della riforma Gelmini. "Nel nostro istituto – hanno scritto - ma la situazione è tristemente analoga in tante altre realtà scolastiche, non ci sono nemmeno i soldi per la cancelleria e i materiali per la pulizia devono essere usati con estrema parsimonia"; la mancanza delle ore di compresenza "ha reso spesso impossibile la sostituzione di un docente a casa per malattia; i supplenti sono pagati dai singoli istituti, a causa della mancata erogazione da parte del ministero di fondi già stanziati in proposito".
I docenti concludevano evidenziando che "mai come in questo caso le ricadute dei tagli si riversano sugli alunni, sul loro apprendimento, quindi sul loro futuro".
Per parte sua, Lei ha invitato la dirigente dell’Istituto a far notare ai docenti di aver assunto un’iniziativa "non corretta".

Nell’intervista che Lei ha rilasciato al "Carlino" ci sono vari passaggi che mi hanno colpito. Eccole dunque alcune domande.

1. A proposito della "lesa immagine": per mesi alcuni ministri dello Stato hanno offeso i docenti chiamandoli "fannulloni"? Non c’è qui una possibile lesa immagine non solo personale, ma anche dell’intera istituzione scolastica?

2. A proposito del diritto di critica Lei dice: «Esistono vie e atti ufficiali, ci sono gli organi collegiali della scuola, c’è il capo d’istituto, c’è l’ufficio provinciale, c’è l’ufficio regionale. E ci sono i sindacati. (…) La libertà, come prevede la Costituzione, non è in discussione. Va esercitata nei limiti delle forme previste". Le chiedo: dunque, scrivere una lettera a un giornale per avvertire l’utenza di cosa sta realmente accadendo all’interno delle aule scolastiche, - imprecisioni a parte… - secondo Lei non farebbe parte della libertà di espressione e opinione dei cittadini-docenti?

3. Ci spiega: "Nella scuola, che sottolineo subito è pubblica, abbiamo un rapporto di lavoro privatizzato". E aggiunge: "C’è un datore di lavoro, il ministero. Tu dici che nella tua azienda privata mancano i soldi, persino la carta igienica, che la situazione è disastrosa? Il datore di lavoro ti fa osservare che ti dà lo stipendio. E ti richiama a comportamenti di corretta etica professionale. E quindi che, al limite, la lesione d’immagine dell’amministrazione è perseguibile disciplinarmente". Ha paragonato la scuola pubblica a un’azienda privata: Le risulta che ci siano oggi differenze tra una scuola pubblica e una scuola o un’azienda privata? Ce le può ricordare?

4. A proposito di etica professionale: immaginiamo che un docente – ma anche un dirigente scolastico o un provveditore – si accorgano della reale mancanza di carta igienica nei bagni della scuola (è solo un esempio); secondo quella che per Lei è "una corretta etica professionale", dovrebbero segnalare la disfunzione all’utenza della scuola, (alunni e genitori degli alunni), oltre che ai loro superiori? O magari, per non rischiare di perdere il posto di lavoro o compromettere la propria carriera, Lei consiglia di far finta di niente?

5. Ha ricordato a noi docenti che "c’è il rispetto delle regole" chiedendosi "quale valore trasmette un insegnante che non rispetta le regole". Secondo Lei, come docenti, dobbiamo ancora insegnare a dire la verità e che la verità è un valore, o no?








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 1 aprile 2010