Il gioco delle due tavole

Giovanni Giovannetti



«Un affare da 100 milioni». In una intervista del 18 gennaio 2005 a "la Provincia Pavese" il ’padre’ del Piano regolatore generale di Pavia Lorenzo Rampa commenta la delibera che, il 29 novembre 2004, aveva illecitamente esteso la perequazione (acquisizione di aree strategiche in cambio del diritto ad edificarne un 10 per cento) al Parco della Vernavola: «Le modifiche introdotte dalla Giunta e dal Consiglio non sono quelle chieste dalla Regione […] Qui è stata applicata la perequazione ovunque, mentre noi applicammo il vincolo secco su quelle aree già sottoposte a vincoli preordinati. [...] Inutile perequare se il fine è quello di evitare l’edificabilità», così come sarebbe stato inutile per il Comune acquisire aree già sottoposte a vincolo (vincoli che oltretutto non costano nulla alla collettività), in cambio dei diritti edificatori. Interesse pubblico? No, grazie! Secondo Rampa, avrebbe vinto il gruppo di pressione dei palazzinari, e lo documenta: «Con la modifica delle Norme tecniche di attuazione ci sono circa 965.000 metri quadrati in più di superficie territoriale perequata. Ossia terreni su cui viene applicato un indice edificatorio dello 0,1. E sono i terreni del Parco della Vernavola che, come ho detto, potevano non essere compresi dalla perequazione perché già protetti da altri vincoli ambientali e paesistici». E invece lo hanno fatto, sconfinando nell’illegalità: un business immenso, un regalo per gli speculatori, pari a 17.500 metri quadrati di superficie lorda di pavimento, equivalente a circa 150 appartamenti, «il 30 per cento in più della capacità edificativa del Piano regolatore approvato dalla Regione», riferisce Rampa.
I terreni del Parco li hanno «compresi», sì, ma illegalmente. Come si ricorderà, nelle tavole 6.1 e 4.1 del Piano regolatore generale il Parco della Vernavola è segnato da differenti confini: nella prima ("Patrimonio storico e ambientale")il tratteggio corre lungo la sua periferia, segnata a verde; nella seconda ("azzonamento delle aree normative"), lo stesso confine vira a stringere sul corso d’acqua, escludendo così proprio le aree su cui i parenti di Alberto Pio Artuso (all’epoca presidente della Commissione comunale territorio) progettano l’edificazione di 20 villette e palazzine.
Un inspiegabile rompicapo, la cui origine troviamo in un lontano emendamento del gennaio 2002. I progettisti del Prg Augusto Cagnardi e Vittorio Gregotti avevano da poco respinto la richiesta dei proprietari di trasformare quel terreno da agricolo a edificabile. Ecco dunque l’emendamento: il capogruppo Pds in Consiglio comunale Nicola Adavastro (con altri) propone – fuori termine e senza averne facoltà – «di modificare il perimetro del Parco della Vernavola», contenendolo entro via Montemaino, destinando così a verde attrezzato – e dunque virtualmente edificabile – le aree oggi in via di lottizzazione. Insomma, ciò che non sono riusciti a introdurre dalla porta, gli amici di Artuso hanno provato a farlo passare dalla finestra. Una avventurosa manovra tre volte illegittima: ai consiglieri comunali è vietato sottoporre emendamenti alle osservazioni dei cittadini; l’emendamento era fuori tempo massimo; l’emendamento andava a modificare il progetto di Piano.
A seguire, la modifica «comporta la ripubblicazione dello stesso», comporta nuove osservazioni e approvazione da parte del Consiglio, così come puntualizzato dalla deliberazione regionale n. 80 del 14 dicembre 1999: «in assenza di tale ripubblicazione non operano le modifiche apportate al Piano regolatore generale in quanto da considerarsi illegittime». Tutto ciò non è mai stato fatto. Chiaro? La tavola 4.1 ricalca proprio quell’emendamento illegittimo, firmato da Adavastro con la penna di Artuso. Illegittimo e peraltro decaduto un anno fa: non fosse indicata a parco, quell’area oggi tornerebbe agricola e, in estrema ipotesi, soggetta a un indice di edificabilità di 0,03 metricubi per metroquadrato, ed esclusivamente ad uso agricolo.
Insomma, l’hanno proprio fatta abbondantemente fuori dal vaso, e ora cercano di convincerci che la cementificazione del Parco è un diritto acquisito. Hanno anche detto che l’autorizzazione a costruire s’imponeva per consentire la continuità alla Greenway, il futuribile percorso pedonale e ciclabile tra Milano e Varzi. Ancora una volta sono menzogne, perché il sentiero è già nella disponibilità del Comune dal febbraio 2004, dopo la convenzione preliminare con i proprietari Antonio Danelli e Natalina Trabatti (delibera n. 1 del 12 gennaio; costo 12.759,07 euro). Insomma, come per l’ex Snia, come per l’affaire Carrefour, siamo alla farsa nell’interesse di pochi.

Galantuomini d’onore

«AAA. Balleplausibili cercasi, per giustificare opinionepubblica et procurapavese cementificazione Vallevernavola et inciucio con minoranzapd et silentelegambiente». Dall’assessore legaiolo all’urbanistica Fabrizio Fracassi al legambientalista Massimo Depaoli; dal capogruppo Pdl Sandro Bruni al compagno (di merende alla Vernavola) Fabio Castagna... Maggioranza e opposizione sono ora cementate nel difendere ad oltranza un articolato "accordo" bipartisan tra "galantuomini" che – dicono voci fondate – «non è stato facile concludere»; "accordo" ("stipulato" tra il 1999 e il 2003, tra l’adozione e l’approvazione del Prg) che si allargherebbe ben oltre i confini del Parco, "accordo" di cui molti consiglieri di maggioranza e di opposizione sarebbero stati tenuti all’oscuro. Sono i soldatini da trincea che i sergenti dei partiti maggiori (Lega, Pd, Pdl unti nella lotta) oggi chiamano a fare quadrato in tutela del superiore nonché particolare interesse degli amici dei loro amici, soldatini mandati allo sbaraglio all’affannosa ricerca di una plausibile giustificazione alle ruspe e alle betoniere tra il verde della Vernavola; sono i mandatari chiamati a metterci la faccia e a rischiare conseguenze penali in vece dei mandanti, che si tengono in ombra.
Così l’urbanistica si riduce a business, con faccendieri rapaci che orientano scelte, negoziano l’acquisizione di aree, opzionano proprietà terriere, accelerano o ritardano pratiche. 59.000 mq. del Parco (e molti altri terreni limitrofi) sono proprietà dell’ospedale San Matteo, dati in gestione alla Pirelli Real Estate di Tronchetti Provera. Come annota Filiberto Mayda, «dando valore alle aree» si consente agli attuali proprietari «di arricchirsi (lecitamente) cedendo i terreni a speculatori privati. I quali acquisiranno i diritti edificatori». Un film andato in replica molte volte a Pavia, specie lungo la Vigentina, a cento passi dall’annunciata speculazione sulla Greenway.
Possiamo starne certi: nei prossimi giorni la nuova destra unita – quella «calce e martello» inciuciata con chi fa di tutta l’erba un fascio littorio – in Consiglio comunale approverà (compatta?) l’avventurosa edificazione lungo il corso della Vernavola.
E la destra che sta a destra non ci venga a dire che la lottizzazione di Montemaino è un copione ereditato dalla destra palazzinara, quella che oggi siede sinistra sui banchi della minoranza.
Non si millantino le maldestre letture dei pareri legali, peraltro espliciti nel ritenere inconsistente il diritto a costruire, ovvero l’impossibilità dei cementificatori di pretendere pecunia in caso di mancata edificazione. Non si nascondano tavole – come la 6.1 allegata al Prg – che indicano con chiarezza i confini del Parco.
Non si tiri in ballo la legge regionale 12/2005 sulla perequazione (illegalmente e maldestramente introdotta a Pavia l’anno prima): non la si tiri in ballo perché dalla legge sono escluse le aree agricole, quelle a parco e quelle di particolare interesse ambientale, tutelate dalla legge 431/85 meglio nota come "legge Galasso".
Tecnicamente abbonda quanto serve per un esposto alla Procura, per un ricorso al Tar e per una diffida alla Soprintendenza ai Beni ambientali a concedere nullaosta alla lottizzazione.
Ma il sacco della Vernavola è una questione politica: o si sta con i cementificatori e con gli azzeccagarbugli al soldo dei faccendieri, oppure dalla parte di chi vuole che il Parco resti così com’è, senza se e senza ma.
Non stupisce la vocazione palazzinara di alcuni consiglieri ed ex consiglieri comunali della Banda Margherita, amici e parenti di chi vuole edificare. Lascia però interdetti l’incoerenza dei Bruni, dei Fracassi e dei Dante Labate: a parole duri e puri quando sedevano all’opposizione, ma proni di fronte all’interesse personale oggi che stanno al governo. Eppure si dipingevano più verdi dell’ "incredibile Hulk" e più candidi dell’orso bianco. Orsi sempiterni come Sandro Bruni che a tutta zampa scriveva corposi "libri bianchi" sulla Vernavola grondanti rancore verso i "palazzinari"; orsi inventivi come Fabrizio Fracassi, celeberrimo oppositore del centrosinistra di Capitelli, da lui definito la «Giunta calce e martello» mentre ora, a tutta betoniera, si accinge a benedire altro cemento alla Vernavola; orsi dagli artigli rossi: bagnati dal sangue dei palazzinari? no, se li erano smaltati con un colore alla moda.
Martedì scorso, al dibattito di Città&Legalità in Santa Maria Gualtieri, Bruni in persona ha informato che la lottizzazione si farà. Peggio: «Seguiranno poi altre operazioni di questo tipo». Lo avevamo capito. Sono esternazioni che fanno suonare a morto la campana di una politica senza più autonomia né autorità (né moralità), ma diventano soavi melodie per chi da un decennio coltiva affari all’ombra dei poteri forti, al soldo dei poteri finanziari.
Tralascio altre inedite chicche sulla genesi di tutta quanta la vicenda. Le notizie pioveranno a grappoli, esposte all’edicola di fronte al Tribunale. Propongo invece la perequazione non tanto per la Vernavola quanto per il Partito democratico, erede di quell’altro dalle mani callose e pulite. Allora perequiamo: il 75 per cento lo manteniamo pubblico e di interesse sinergico (per la rifondazione della politica e per un futuribile governo delle sinistre); il restante 25 per cento resterà nelle mani pulite dei faccendieri e degli speculatori: mani ripulite dalla calcina, solo perché se le lavano in continuazione.








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica giornalismo e verità il 28 marzo 2010