Cambio.

Teo Lorini



Forse per effetto della bancarotta greca, dopo anni di stabilità l’euro ha perso parecchi centesimi nei confronti del franco svizzero.
Come in tutte le zone di frontiera, anche in Canton Ticino è abbastanza normale che i negozi accettino il pagamento in euro da parte dei clienti italiani, guadagnando qualcosa sul cambio ed erogando resti in spiccioli confederati. In questi giorni però la tendenza si inverte. Sono già tre o quattro gli amici ticinesi che mi esortano a ritirare un po’ di franchi e venderli, approfittando del momento favorevole per fare provvista di euro. Lugano sembra improvvisamente attraversata da fremiti di eccitazione. Brulica una febbre di speculazione e le diverse valutazioni vengono soppesate, paragonate, suggerite. Accanto alle banche e ai regolari uffici di cambio, fioriscono luoghi insospettabili (benzinai, edicole, tabaccai…) in cui la valuta è scambiata a prezzi migliori. E così la solidità pacata del benessere elvetico lascia trapelare una frenesia che pareva dimenticata e la decorosa eleganza delle vie del centro sembra increspata da un’agitazione sotterranea che evoca ricordi di viaggi all’Est, quando la cortina di ferro era appena caduta e nei centri di Praga, Budapest o Cracovia capitava di essere avvicinati da qualcuno che, con fare circospetto, a mezza voce sussurrava la parola magica: «Cambio».








pubblicato da t.lorini nella rubrica dal vivo il 28 marzo 2010