Bud Powell, Paris, 1959

William Matthews



Mai visto un dolore così dolce.
La roba, anche se nel 1959
non la chiamavo "roba", s’era sbranata via tutta la sua sua tecnica.
Turbinosa, la sua mano destra infilava volate inafferrabili di note
che nessuno si sarebbe sognato di azzardare, né di farsene
fulminare. Nessuno suonava come Powell, neppure lui,
immobile sulla sua panchetta fra un set e l’altro,
stolido e inafferrabile, il mio eroe,
pelle color caffè che tendeva al grigio.
Due dollari per uno scotch in questo buco,
ho pensato, e me ne sono fatto
un altro. Ero giovane e il dolore
continuava a salire, come il calore,
come una storia che ci fa diventare veri
in quel momento. Il quotidiano
melodramma nelle cellule di Powell
lo annoiava e lo cullava. Il dolore ama il dolore,
lo chiama compagnia, e altro non è.

(trad. di Teo Lorini)








pubblicato da t.lorini nella rubrica musica il 26 marzo 2010