All’angolo

Marco Rossari



Ogni tanto, nel corso di questo lungo inverno, mi è capitato di andare in una biblioteca che si trova a un angolo di strada abbastanza trafficato: studenti di ingegneria o giurisprudenza si mescolano agli immigrati in cerca di riparo (o di una cuffia dove ascoltare le lezioni di italiano), oltre che alle vecchiette a caccia di un quotidiano e ai classici mattocchi da luogo pubblico. Questi sei sketches nascono da lì. (m.r.)

All’angolo di strada
il sorcio albanese svicola
e scantona imbacuccato
nella propria antipatia.
Due bottoni per occhietti,
la coda fra le gambe:
la paura è una cicca scroccata
sul fondo della tasca.

*

Tutti i giorni all’una
nel tepore invernale
del bar alluna il candore
tremolante di un’egra
megera, vecchietta-giacometti
tutta fil di ferro. Ordina un’unica
coppa di bianco bollicine
glu glu glu bevuta
che pare infinita. Giù,
tutta d’un fiato. La vita.

*

Mi trovi dietro l’angolo
sotto il ponte in fondo
all’ultimo recesso al riparo
dell’ombrello del
cappello o dietro il
paravento sepolto
nella barba e nei
capelli, specchiato
e riparato (sotto, sotto)
appena un poco
più in là evaporato dove
non ci sono, dove
non c’è più nessuno.

*

Al riparo della pensilina
coperte solo dal sudario
di un lenzuolo stanno
le sagome sfiancate
scoperte fianco a fianco
vittime del glaciale
attentato stagionale.

*

Spiaggiato nella biblioteca
tiepida il nero medita
addormentato
sopra un libro di
Milano: il cranio
adagiato sulla pianta
antica della sua vera
patria che è il passato.
La tratta il duro
viaggio nel tempo. Il
futuro forse è
il sogno, unico
bene privato.

*

Lo sento l’odore
dell’Africa qui nel
grembo quieto
del far west, l’oasi
ambita di un posto
in biblioteca al riparo
dal freddo. Odore di
corpi: ascelle, peti,
piedi, capelli,
aliti, palpiti. I
corpi sfiancati,
buttati sul banco,
accasciati nel braccio
di vita che attraversano.








pubblicato da m.rossari nella rubrica poesia il 22 marzo 2010