Neve

Billy Collins



Non riesco a non pensare che questo lento assolo di Monk
sembra in qualche modo accordarsi
alla neve
che sta scendendo stamattina,

il modo in cui le note e le pause accompagnano
la sua morbida discesa
sulla geometria del terreno,
sul sentiero di ardesia,
sul tetto sghembo
e sugli angoli della staccionata

come se lui si avesse in mente una scena invernale
proprio mentre stava seduto al piano
suonando "Ruby My Dear"
a notte fonda al Five Spot.

Ma del resto è il genere di pezzo
che starebbe altrettanto bene con la pioggia
o con una folata di vento che fa sobbalzare le foglie

e, se è per quello, anche questa neve
potrebbe accompagnare
un adagio per archi,
o il Best of delle Ronettes,
o George Thorogood e i Destroyers.

Cade con tale indifferenza
nell’ampio salotto bianco del mondo,
che se io me ne stessi qui a leggere
in silenzio,
a leggere il giornale
oppure L’essere e il nulla,
senza lasciare che il cucchiaio
tocchi neanche il bordo della tazza,
ho l’impressione
che anche con quello la neve starebbe a meraviglia.

(trad. di Teo Lorini)








pubblicato da t.lorini nella rubrica musica il 21 marzo 2010