Scuola italiana: prosegue lo smantellamento # 2

Giuseppe Caliceti



Uno slogan dell’Onda mesi fa recitava: "La crisi non pagheremo noi".
Be’, è successo esattamente il contrario. La crisi la hanno pagata, la stanno pagando e continueranno a pagarla soprattutto i nostri figli e i nostri studenti.

Prima i più piccoli, poi gli altri. Con ordine e disciplina.

Manca poco alla fine del primo anno scolastico nella scuola primaria targata Gelmini e si possono iniziare a tirare le somme: tutte col segno meno.
E’ un disastro annunciato. Di cui i docenti della scuola, ma anche numerosi genitori degli alunni, sono i primi testimoni. Se il governo, manipolando ad arte l’informazione, lo scorso anno aveva fatto credere a molti, troppi italiani, un’assurdità – cioè che solo con epocali tagli al personale e ai fondi della scuola pubblica italiana, la qualità della stessa scuola primaria sarebbe migliorata, - ora, dati alla mano, è facile accorgersi di quello che è realmente accaduto.

Come era facilmente prevedibile, esattamente il contrario: la qualità della scuola pubblica italiana è fortemente diminuita. E, ricordiamolo, prima della Gelmini la nostra scuola primaria era al quinto posto nel mondo. Non si tratta solo di carenze "qualitative", ma proprio strutturali. A testimonianza che chi è al governo, rispetto al tema scuola e educazioni in genere, è un dilettante allo sbaraglio.

Con ordine, sono stati sempre più numerosi i casi di alunni smistati tra le classi perché mancavano i soldi per le supplenti. Ci sono stati disabili col sostegno dimezzato: un segno di pura inciviltà e razzismo.
E’ spesso capitato di vedere ragazzini in giro per la scuola con la sedia tra le mani alla ricerca di un insegnante che li ospitasse nella loro aula. Le classi sono diventate più affollate, con anche più di 25 alunni per aula – nonostante le norme della 626 e della protezione civile vietino di avere più di 25 alunni per aula. Sono state ridotte le ore di lezione.

E’ il resoconto di una disfatta, non di un anno scolastico. Su tutto il fronte. Questo il risultato del taglio di 133 mila posti e di 8 miliardi di euro – gli stessi 8 miliardi che sono stati regalati dal governo a Gheddafi.
La cosa peggiore: quello che si concluderà è solo il primo dei tre anni di "riordino" del sistema di istruzione pubblico voluto dal ministro dell’Economia Giulio Tremonti, che di fatto ha svolto funzioni anche da Ministero dell’Istruzione, dato che Gelmini appare sempre più come una semplice controfigura messa lì per distrarre l’opinione pubblica dai veri problemi della scuola.

La scuola primaria è stata la più penalizzata. Nonostante quest’anno si fossero iscritti più di 7000 alunni, ci sono state 1.648 classi in meno: più chiaro di così! L’abolizione del modulo di tre insegnanti su due classi e delle compresenze ha fruttato, al momento, 12.426 posti in meno dello scorso anno.

Insomma, si è risparmiato. Ma sulle spalle dei nostri figli e dei nostri alunni. Sulle spalle dei più deboli.
Lo sanno bene i dirigenti scolastici, costretti quando manca una maestra per uno o due giorni, a suddividere la classe nelle altre aule. In questo modo, le altre maestre si ritrovano a gestire anche 35 alunni e, ciò che è peggio, i bambini rimasti senza insegnante per quel giorno non faranno lezione.

Anche la qualità e il normale funzionamento della scuola media sono peggiorati. I singoli manager scolastici regionali, quest’anno, sono riusciti a stipare 18 mila ragazzini in più risparmiano addirittura 220 classi. Ma questa volta, contrariamente a quello che è avvenuto alla scuola primaria, sono diminuite anche le classi a tempo prolungato: meno 1.675 classi in tutto. A farne le spese sono stati i prof: sono oltre 18 mila cattedre e, senza più ore a disposizione per le supplenze e relativo smistamento dei ragazzini in altre classi.

Alle superiori i danni sono stati più contenuti, ma si abbatteranno a partire dal prossimo anno con l’entrata in vigore della nuova Riforma Gelmini delle Superiori. La nota più dolente riguarda comunque i docenti di sostegno. Sono difficili da contare le sentenze dei Tribunali amministrativi che intimano al ministero dell’Istruzione di ripristinare il diritto degli alunni disabili ad essere assistiti da un docente di sostegno per l’intera giornata. Risultato? Alunni disabili lasciati per parecchie ore al proprio destino o inviati nei corridoi con i bidelli, che sono 10 mila in meno dello scorso anno e di cui si prevede un’ulteriore riduzione, come di tutto il personale ATA, nei prossimi due anni.

A proposito del prossimo anno scolastico non c’è da stare allegri: tutto lascia pensare che sarà ancora peggio e lo smaltellamento della scuola pubblica, a meno che accada un miracolo, proseguirà in fretta e furia. Sono previsti altri 40 mila posti in meno e classi che possono arrivare a 30 alunni.
E la riforma della scuola superiore taglierà ancora ore di lezione e materie di insegnamento.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 18 marzo 2010