Scuola italiana: prosegue lo smantellamento

Giuseppe Caliceti



Il corso di storia del primo biennio si chiude all’anno Mille o al Quattordicesimo secolo? O ancora, l’accorpamento di storia e geografia implica due voti e due libri separati oppure no? E le materie nuove? Le "scienze integrate", le insegna il professore di chimica o quello di fisica? E soprattutto: serve un libro unico?

Nessuno lo sa.
Tantomeno gli editori scolastici italiani. Che, non potendo rispondere a queste domande, si trovano oggi in grave difficoltà per colpa del Governo. Ulisse Jacomuzzi, presidente del gruppo degli editori del settore, afferma di dover giocare d’azzardo sul prossimo anno scolastico. Ammette cioè di aver preparato alla cieca i testi dei ragazzi che a settembre faranno prima superiore.

Se infatti il riordino della secondaria di secondo grado è partito, e gli istituti stanno raccogliendo le iscrizioni, non si sa ancora con precisione cosa dovranno effettivamente studiare gli studenti.

E’ una situazione che non era mai capitata prima in Italia.

Perché non è possibile pubblicare i libri di testo del prossimo anno?
Semplice.
Perché i programmi dell’anno prossimo ancora non ci sono. Si sanno a malapena le materie che dovranno studiare gli studenti, figurarsi il programma, cioè i contenuti e gli obiettivi didattici legati alle singole materie!

Insomma, il caos regna sovrano. Anche se non si deve dire.
Soprattutto alle famiglie degli studenti, che anzi devono continuare (seppure alla cieca) le iscrizioni dei propri figli.

Quanto alla stampa dei libri scolastici, solo alcuni giorni fa sono uscite le bozze delle indicazioni nazionali per il sistema dei licei, che saranno oggetto di una vasta consultazione e poi verranno riesaminati - eventualmente corretti - da un’apposita commissione per la redazione definitiva. Poi i libri scolastici avrebbero bisogno di tempo per essere pensati, scritti, impaginati e stampati in tempo per finire a maggio nelle mani dei professori che decideranno se adottarli o meno. Ma tutti i tempi sono saltati. Così gli editori scolastici si troveranno di fronte a un dilemma: non editare testi scolastici o, come presumibilmente accadrà, inventarsi qualcosa e, giocando un po’ a fare gli indovini, stampare in fretta e furia. Sperando di indovinarci.
Se non indovineranno, presumibilmente i docenti non adotteranno i loro libri.
Con danni per tutti.

Primi tra tutti i trentamila dipendenti che lavorano nell’editoria scolastica che, è bene ricordarlo, resta comunque saldamente nelle mani della Mondadori – con Marina Berlusconi presidente – non essendo in alcun modo risolto, come per altro nella tv, il conflitto di interessi che c’è in questo settore. Anzi, forse non è un caso che la Mondadori negli ultimi due anni abbia acquisito una dozzina circa di piccole e medie case editrici scolastiche.








pubblicato da t.lorini nella rubrica scuola il 16 marzo 2010