The Kappler Inside You

Marco Rossari



Sono in un bar a mangiare un panino. Una gestione alla buona, padre e madre con i due figli. Molte discussioni di calcio, pochi giornali (al massimo, free-press).
Nel classico film ambientato durante la seconda guerra mondiale si vede la visita inaspettata della Gestapo a casa del cittadino sospetto.
Passa vicino ai tavolini fuori uno zingaro che chiede di accendere a un cliente. Il figlio più grande lo intravede, si pietrifica e lo guarda male. Un attimo dopo alza una mano e gli fa il caratteristico segno di andarsene.
“Lo vedi questo? Vuol dire smammare.”
Lo zingaro, che comunque non sembrava interessato a restare e ha scroccato una cicca, si avvia.
Il gelido aguzzino si aggira per la casa, chiacchiera serafico del più e del meno, finché a un certo punto non solleva una botola o non sfonda una porta.
Il figlio, che ha ancora la mano alzata, cambia la posizione delle dita. Le stringe in un pugno e fa andare su e giù il pollice. “E questo vuol dire che ti brucio.”
Quindi tocca al padre.
“Sì, dai: apri il forno che lo mettiamo dentro.”
Lo ripete quattro o cinque volte.
All’improvviso vediamo dieci o venti ebrei stretti gli uni agli altri in silenzio che tremano.
Mi è capitato di leggere sui blog e sui giornali di situazioni simili, in cui il nazismo irrompe nel quotidiano nella maniera meno aspettata e ho sempre pensato che fossero resoconti esagerati. “Avranno colorito la cosa.”
Adesso sono qui.
Ma è un attimo: la madre capisce che non è aria e minimizza, cercando di mettere a tacere il marito. Un secondo dopo tutto torna alla normalità. Panini, piastre, bottigliette d’acqua, trilli di cassa, cosa ha fatto l’Inter?
Nella casa di questa famiglia, invece, si nasconde il nazista. Silenzioso, tenace, deciso a sopravvivere.








pubblicato da m.rossari nella rubrica dal vivo il 11 marzo 2010