Sette idee per una prossima escalation dell’assurdo

Sergio Baratto



1. Togliere d’ufficio la potestà genitoriale ai genitori mendicanti, nomadi e/o di etnia rom.
In passato altri paesi hanno già compiuto interessanti sperimentazioni in questo campo, è il caso della sterilizzazione eugenetica svedese o del programma svizzero Kinder der Landstrasse, che – interrotto nei permissivi e buonisti anni Settanta dopo quasi un cinquantennio di risultati concreti (cosa cara agli uomini politici "del fare") – oggi torna a fare capolino nell’agenda politica.
La Lega ne tragga ispirazione: forte del suo ruolo di partito di governo, si affretti a promuovere una legge che sottragga i minori alle grinfie di una cultura tribale violenta e incompatibile con i valori e le norme sociali nostrali e li rieduchi, inculcando loro il rispetto per le regole e facendone dei cittadini responsabili e produttivi, capaci di ripagare con l’onesto lavoro quanto lo Stato ha speso per il loro incivilimento. O quanto meno, laddove si constatasse la veridicità della loro inclinazione genetica alla delinquenza, che li separi dalle radici da cui tale inclinazione trae la linfa, onde nel giro di una generazione il problema si risolva tramite l’estinzione culturale della loro etnia.

2. In ogni comune, con l’ausilio della polizia locale opportunamente riformata e dotata di pistola semiautomatica, bastone estensibile, spray anti-aggressione, manette e casco antisommossa, procedere a rastrellamenti casa per casa alla ricerca di coppie omosessuali/lesbiche con figli. Prevedere per i colpevoli l’arresto e per i minori coinvolti l’accoglienza in appositi istituti, in attesa che il tribunale per i minorenni completi l’iter per la decadenza della potestà genitoriale e avvii la procedura di adozione.

3. Con apposita ordinanza concedere la residenza sul territorio comunale solo alle coppie regolarmente sposate, anche con rito civile, e ai singoli. I cittadini potranno essere fatti oggetto di perquisizioni (rastrellamenti casa per casa) da parte della polizia locale opportunamente riformata onde accertare che non abbiano avviato alcuna convivenza stabile (posto con apposita ordinanza comunale un tetto massimo di giorni oltre il quale non sia più possibile parlare di soggiorno temporaneo per ospitalità e con la sola eccezione dei parenti entro e non oltre il primo grado). I trasgressori saranno tenuti a pagare una congrua ammenda e a regolarizzare la loro situazione (tramite il matrimonio o la cessazione della convivenza) entro una data stabilita con apposita ordinanza.
Per le convivenze omosessuali/lesbiche prevedere la confisca amministrativa dell’immobile e l’espulsione dal territorio comunale (per i comuni sotto i 15.000 abitanti saranno sufficienti catrame e piume).

4. Con apposita ordinanza concedere la residenza sul territorio comunale solo a chi accetti di sottoscrivere una dichiarazione di adesione ai valori cristiani cattolici in quanto fondamenti della cultura, storia e tradizione nostrale.

5. Residenza a punti. Anche le bestemmie contribuiscono alla decurtazione dei punti. Come per la patente, anche per la residenza sarà possibile reintegrare i punti persi seguendo dei corsi di recupero nelle sedi parrocchiali abilitate.

6. Commissionare a Loriana Lana, autrice de La Pace può, l’inno ufficiale della candidatura di Silvio Berlusconi a Premio Nobel per la pace 2010 (qui il video), la realizzazione di un cd in cui alcuni artisti affermati e giovani talenti (tipo Elisa Rossi da X Factor o Antonino di Amici) canteranno, opportunamente musicate, le più note e celebrate poesie del Novecento italiano (per esempio Iva Zanicchi misurarsi con Giuseppe Ungaretti). Indi distribuire il cd – comprensivo di basi strumentali per esercitarsi a fare il karaoke con, per dirne una, Meriggiare pallido e assorto – in 70.000 copie nelle scuole medie di Piemonte, Lombardia, Lazio, Abruzzo, Puglia e Sicilia con il patrocinio del Ministero dell’Istruzione… ...Ooops! Questo è già stato fatto.
[Devo la segnalazione a Ismaele]

7. Suggerimento per una futura fiction Rai.
Una giovane maestrina elementare, Elisa, (Noemi Letizia) insegna in una scuola pubblica senza rinunciare a educare i propri alunni ai del cristianesimo cattolico. Amatissima dai suoi ragazzi (un quarta elementare di una non meglio identificata borgata romana), devota ma non bigotta e soprattutto al passo con i tempi e sempre trendy pur senza affettazione, Elisa vive sola con spigliata modestia in un piccolo e grazioso bilocale: suoi simpaticissimi vicini di casa sono l’estrosa collega Rita (una qualsiasi Marisa Laurito, ma molto più giovane: fondamentale che sia napoletana e un po’ in carne), sempre in lotta con la bilancia e le tinte per i capelli, e un giovane e timido violinista cieco, Mario (Povia). Tra Elisa e Mario, s’intuisce subito, scorre una forte quantunque sotterranea corrente amorosa, beninteso platonica.
Gli intermezzi più esplicitamente comici sono delegati alla figura del padre vedovo di Elisa, Spartaco (Franco Califano), un fascistone nostalgico (con una battutina di sfuggita e molto vaga lasciar intendere che la defunta amatissima moglie fosse invece di sinistra) con la casa piena di cimeli del ventennio. Spartaco in realtà è buono come il pane, e con l’amico fraterno etiope Abebe (Isaac George: è nigeriano ma va bene lo stesso) fa il volontario in una mensa francescana per i poveri.
La globalizzazione avanza, l’immigrazione anche, e il secolarismo mostra gli artigli. Su delazione di un collega laicista fanatico, nell’istituto di Elisa arriva Ennio (Luca Barbareschi) un ispettore scolastico che ha i modi e la forma mentis di un Torquemada dell’ateismo materialista. Ennio rimprovera alla maestrina di confondere l’insegnamento con la catechesi, ma la coraggiosa Elisa non cede, non è disposta a scendere a patti con la propria fede e la propria missione. L’inflessibile e spietato Ennio le lancia dunque un ultimatum, cui lei risponde portando la scolaresca in visita a una suggestiva cappella rinascimentale persa nelle campagne laziali. Sebbene i ragazzini siano tutti compatti al fianco della loro maestra – anche il negretto senegalese simpatico di famiglia musulmana, anche la cinesina carina timida di famiglia maoista, anche il terroncello intelligentissimo di famiglia povera –, Elisa viene rimossa dal suo incarico.
Scena drammatica in cui Elisa viene investita mentre attraversa la strada. Scena straziante di Elisa gravissima in coma nel suo letto d’ospedale, con andirivieni di personaggi addolorati e commossi.
Scena in cui Ennio, contrito, fa visita all’esanime ex maestrina, sentendosi oscuramente in colpa per l’accaduto, e poi, lasciato il suo capezzale, si reca di nascosto a pregare per lei nella cappellina dell’ospedale (credendosi a torto non visto: invece il buon Spartaco e la cara Rita se ne accorgono). Scena commovente in cui, dopo che i medici hanno dichiarato che con ogni probabilità Elisa non supererà la notte, il violinista cieco Mario suona l’Ave Maria di Schubert per lei accanto al lettino ed Elisa inopinatamente si risveglia. Passa qualche mese. Grazie ai buoni uffici di don Piero (Terence Hill), un bravo sacerdote amico e paterno direttore spirituale di Elisa, la giovane maestrina è assunta in una scuola privata. Il primo giorno di lezione viene accolta con grande affetto dalla direttrice dell’istituto (cameo di Mariastella Gelmini) e accompagnata nella sua nuova classe, una quinta formatasi ex novo per un improvviso aumento delle iscrizioni… Commovente sorpresa finale: la classe in questione è composta da tutti gli alunni della vecchia quarta di Elisa, negretto, cinesina e terroncello compresi, alle cui rette provvederà un potente e bonario amico di don Piero, ovvero il vescovo Raniero (Bud Spencer). I ragazzini infatti, d’accordo con i genitori, hanno preferito cambiare scuola pur di continuare a stare con la loro amata maestra/catechista.








pubblicato da s.baratto nella rubrica democrazia il 2 marzo 2010