Viaggio obliquo

Ulrike Draesner



lenti a contatto

fu così: chiari

gli occhi lacrimavano io inciampai

pance ovunque reader’s digest

in sala d’attesa sgargianti: optometrist e

bulbo oculare vascolarizzata in giallo i parati il muro

brancolavo, io, nel buio tra bagno e letto

bruciavo, io, eh già, "non baciata ancora"

avevano dimenticato di spiegarmi che questi cosi

si spostano tra corpo vitreo e palpebra

a tentoni, lacrimando

con dita spalancai a forza, io davanti allo specchio

la lente questa piccola verde barchetta

la vidi

con tutte le sue immagini già scivolare verso il cervello —

la espulsi

la misi sul polpastrello

e le succhiai le immagini

kontaktlinsen

es war so: hell

die augen tränten ich stolperte

die bäuche überall reader’s digest

im wartezimmer schrillendes: optometrist und

augapfelhaut gelb geädert die tapete die wand

tappte, ich, durchs dunkel zwischen bad und bett

brannte, ich, ja doch, „noch ungeküsst"

sie vergaßen mir zu erklären daß die dinger

verrutschen zwischen glaskörper und lid

tastend, tränend

mit fi ngern, weit aufriss, ich vorm spiegel

die linse dieses kleine grüne boot

mit all ihren bildern schon durch mein gehirn gleiten sah —

puhlte sie raus

setzte sie auf die fi ngerkuppe

und saugte die bilder von ihr

lingue primitive

i prati sarebbero rossi, le lingue verdi

verde il sangue, gli alberi rossi

visi verdi di gioia,

rossi di nausea, rossa

la muff a come i prati,

fauci striate verdi,

rossorame i semafori

al momento di passare, rossi

i prati, il muco.

scritte mobili a nastro verdi,

come prima i prati,

che ora sarebbero rossi,

come prima

le lingue e i palati

sarebbero i tuoi verdi occhi

rossi, ci scivolerei dentro,

le unghie crescerebbero verdi

come sangue, verde

il colore dell’ira, verde

starebbe per "cuore", il muco

sarebbe rosso, rosso

come dietro le orecchie,

le lucciole brillerebbero verdi

vene sottopelle,

a toccare bocche verdi,

rosse sarebbero le ortiche,

come le lucette

dei macchinari, che sarebbero verdi, poiché

i prati sarebbero rossi, come fossero

stati lingue, e il cielo

sarebbe ancora azzurro,

noi cammineremmo eretti,

tu saresti qui.

frühsprachen

die wiesen wären rot, die zungen grün

grün das blut, die bäume rot

gesichter vor freude grün,

rot bei übelkeit, rot

der schimmel wie die wiesen,

geriff elte schlünde grün,

kupferspanrot die ampeln,

wenn wir führen, rot

die wiesen, der schleim.

laufschriftbänder grün,

wie früher die wiesen,

die rot wären,

wie früher

die zungen und gaumen

wären deine grünen augen

rot, ich rutschte hindurch,

fi ngernägel wüchsen grün

wie blut, grün

die farbe des zorns, grün

bedeutete „herz", unser schleim

wäre rot, rot

wie hinter den ohren,

glühwürmchen leuchteten grün

adern unter der haut,

die grüne lippen berührten,

brennesseln wären rot,

wie die bereitschaftslichter

der geräte, die grün wären, da die

wiesen rot wären, als wären sie

zungen gewesen, und der himmel

wäre noch immer blau,

wir gingen aufrecht,

du wärest hier.

sala operatoria

(narcosi)

api di morfi na

le loro strisce giallonere

un nonnulla di materia viscida

iniettato nell’arteria —

già si solleva una zampa pelosa

cala, cerca (così piena di peli)

(ma senza peluria) una seconda

(come fosse stata impollinata)

che racchiude il sedere

la testa sgorgante,

api di morfi na,

spugnette di narcosi

ci inzuppano.

mi ti sprizzano via

tra le gambe

bimbo, fi orellino,

"spiaggia nuda", a seconda,

si sbobina

in noi, dove "tu" fascio

fi bra strappo, come "luce lilla",

può darsi, "a quei tempi",

siede su una collina,

"in queste regioni"

senza pronome

una coppia, giù, sulla spiaggia

che ti riconcepisce

mentre tu

arrotoli palline di miele

o elettricità o pensieri

nell’ape, nel ragno,

nel lago senza luce.

op

(narkose)

morphiumbienen

ihre gelbschwarzen streifen

ein glibbriger klacks

in die arterie gespritzt —

schon hebt sich ein haariges bein

senkt sucht (so sehr behaart)

(doch ohne fl aum) ein zweites

(als wär es bestäubt)

das den steiß umschließt

den ausschießenden kopf,

morphiumbienen,

narkoseschwämmchen

tunken uns ein.

sie spritzen dich mir

zwischen den beinen

aus, kind, blümchen,

"nackter strand", je nachdem,

es spult sich ab,

in uns, wo "du", strang

faser riß, als "lila licht",

vielleicht, "dereinst",

auf einem hügel sitzt,

"in diesen regionen"

pronomenlos

ein paar, unten, am strand

das dich wiederzeugt

während du

honigkugeln rollst

oder elektrizität oder gedanken

in der biene, in der spinne,

im lichtlosen see.

Le traduzioni dal tedesco qui proposte sono di Camilla Miglio. Il libro, viaggio obliquo (poesie 1995-2009), è edito da Lavieri , S. Angelo in Formis (CE), 2010, a cura di Camilla Miglio e Theresia Plummer.

Ulrike Dresner è nata a Monaco nel 1962. Per saperne di più vedi www.draesner.de.








pubblicato da s.nelli nella rubrica poesia il 19 febbraio 2010