Gli spettatori indifferenti

Irene Campari



Il talento, se c’era, si è perso docilmente nei meandri dei centri benessere, sui maniglioni antipanico bianchi rossi e verdi. Cosa si può ancora dire a fronte dei colloqui telefonici dei procacciatori pubblici di godimento e affari? Cosa si può dire e cosa non si farà? Tra preservativi, scorte, pacchetti regalo, vabbé e vabbuò, figli che attendono la raccomandazione, risate e siti off limits, Srl in odore di Camorra, si affacciano le Spa pubbliche e le Ministre dell’istruzione nazionale a insegnarci che dobbiamo rispetto ai «migliori». È il suo concetto di “meritocrazia”. Quando citiamo la ”questione morale”, loro, spontaneamente, intendono il moralismo del voyeur-bacchettone, quasi fossimo il loro specchio. Berlinguer, non sanno neppure chi sia stato; la storia è un peso di cui si sono disfatti secoli fa. Con la riforma dei Licei, la Signora benpensante ha tolto un’ora di storia sostituendola con una di filosofia. Nelle scuole elementari l’insegnante unico - senza più straordinari - dovrà sperare in classi di studenti di facoltose famiglie per sopperire alle inevitabili lacune della tuttologia. Lacune a cui il privato si appresta a porre limite. E si mostrano aperti e idiosincratici verso ogni forma di interferenza nelle “loro” vite private. Ogni giorno che passa comprendiamo meglio il perché. Intanto, non lasciano in pace il signor Englaro, che ha rispettato una sentenza giudiziale e il proprio dolore per 17 anni. Il background formativo l’hanno delegato agli insegnanti di Religione cattolica dall’ audience pressoché illimitata. Donne albanesi e belle con invito ufficiale, brasiliane con il bikini offerte all’appaltante, italiane da conti milionari invitate ai festival nazionali: è la professionalità che conta. «Il doppio incarico va bene, chi è contrario è solo un artigiano»ha detto Castelli, il leghista, dopo vent’anni di ciarlare bugiardo. Gli artigiani, proprio quelli che mancano, sostituiti come sono stati dai professionisti politici con parcella pronta per ogni prestazione. E Ministre che non alzano un dito per fermare le parole da schifo sulle donne. È una scenografia da “Memoriale del convento”, fatta di effluvi, odori, fiori secchi, prestatori d’opera della pulizia post coito protetto, divise, uniformi e loghi del “bene” che costerebbero 5mila euro di multa a chi ne facesse uso improprio (così è scritto nel decreto Protezione civile spa). Saramago, comunista in paese controriformistico, conosceva il carattere duraturo di certi backstage del potere, e li descriveva. Backstage che accompagnano le fasi lunghe e brevi della storia occidentale, innaffiando le radici cristiane dell’Europa. Non si vede la luce in fondo al tunnel, scrive Flores D’Arcais. Non c’è luce perché nessuno di quelli che hanno partecipato al disastro si fa da parte. Nessuno di quelli che aveva l’opportunità piena di indicare un’altra rotta ha avuto convenienza a farlo, in basso e in alto. Nemmeno prima e durante la colossale crisi economica. E ora un operaio o funzionario cassaintegrato se ne deve stare ad ascoltare certi indegni parvenu che gli avrebbero volentieri fatto intendere che fare i protettori d’alto bordo sarebbe stato più accattivante e lucrativo.

Già un altro di questa risma, il Ricucci, con insuperato bon ton aveva esplicitato il motto: «Fare il frocio con il culo degli altri» mentre descriveva ai giudici un sistema orrido, che però non ha fatto inorridire. E dopo due anni, il suo compagno Danilo Coppola fresco di galera, ha da spendere 128 milioni di euro per comperarsi un po’ di Citylife. E l’altro immobiliarista francesizzato, Zunino, dopo anni di splendidi affari e acquisizioni dal pubblico, ottiene dal sistema (delle banche) quanto basta per non affondare. Orrido, ma non ha fatto inorridire. Altri nobili imprenditori hanno smaltito nei mari ciò che rimaneva dei terreni industriali, il Ministro dell’ambiente ha detto che era puro allarmismo e le centinaia di navi affondate erano in realtà una sola, la Catania, innocua e affondata nel ’46. Orrido, ma non ha fatto inorridire. E in questa valle dell’Eden, l’Accademia italiana plaude alla rinnovata energia nucleare. Siamo stati i primi, a Pavia, ad offrirci: «Noi la sappiamo fare!», e il Ministro Bossi visita l’istituzione scientifica abbagliato dalla luce bluastra emessa dagli impianti di radiazione. Lannes, Monteleone, Cavalli, il meglio dell’impegno nell’informazione, sono lasciati alla solidarietà di pochi navigatori in rete. Saviano pubblica con Mondadori, e una parte della casta letteraria italiana si spende di giorno e di notte per esprimersi sul fatto. Una casa editrice dice che non dovrebbe più farlo. E parte il sondaggio tra i creativi italiani. Alcuni gli tolgono appoggio apprendendo che ha imparato a scrivere leggendo Céline e Pound. La Camorra lo ha minacciato di morte perché ha scritto ciò che ben pochi altri hanno avuto il coraggio di scrivere in questi quarant’anni. Eppure la querelle è sulle sue letture adolescenziali. Orrido, ma non ha fatto inorridire e qualcuno ha colto l’occasione per scrivere il pezzettino per benino da pubblicare sul giornalino. Milko Pennisi, presidente della Commissione urbanistica del Comune di Milano, è entrato alla libreria Hoepli della Galleria di Milano; dallo scaffale di Saggistica ha preso tre libri “a caso”; è passato alla cassa e ha pagato 72 euro con una banconota da 500 euro, una delle 10 della tangente che gli aveva appena passato l’imprenditore Bassi. Non so se la Polizia abbia restituito quei tre libri alla Hoepli dopo il sequestro della banconota da 500 euro. I libri per riciclare la tangente argent de poche: è la piccola novità di questi giorni carnevaleschi. La Quaresima intanto sarà per i soliti.

Zygmunt Bauman ha sostenuto in una recente intervista a "Le Monde" che saremmo «alla fase B dei cicli di Krondratieff, anzi all’ultima parte della fase B, quella in cui il declino virtuale diventa reale, e le bolle esplodono le une dietro le altre [...]. Tutti i problemi sono mondiali mentre la politica resta inchiodata al locale. I legami tra il potere e la politica, fortissimi nel passato, si sono tremendamente allentati». Ossia, il potere reale non risiede nella politica e se questa vuol mantenere potere deve trasformarsi in strumento mansuetissimo delle lobby economico-finanziarie. Ai politici, giovani e meno giovani, si chiede implicitamente di non avere ideali, ma di coltivare solo l’ambizione personale, e più operano per se stessi, più sono funzionali al sistema. L’occhio altruista è un sassolino nell’ingranaggio chiuso e va immediatamente estromesso. C’è una generazione di trenta-quarantenni che fa impressione, tanto ha assimilato la lezione egoista, la doppiezza e il gap tra il dire e il fare. Le maschere riempiono i luoghi del potere istituzionale. Danno per scontato che sia naturale nel contesto politico mentire agli altri e a se stessi, usare bambini e gruppi sociali fragili per imporsi all’ignoranza e farsene rappresentante. Il Sindaco di Milano Moratti ha dichiarato che non siamo di fronte ad un’altra Mani pulite; Fini le ha fatto eco aggiungendo che chi ruba ora lo fa per sé, non per il partito. Nella società individualizzata non poteva che finire così. Forse subodorano che, nonostante la corruzione sia profonda e devastante, le conseguenze per la casta politica sarebbero poca cosa. Il Sindaco e il Pdl non possono, infatti, aver rimosso, Prosperini e Gariboldi. La moglie del vicecoordinatore nazionale del Pdl è stata tre mesi a San Vittore, e il coordinatore nazionale Verdini in queste ore è andato in Procura a Firenze, indagato per corruzione. Chi, a Pavia, ha alzato la voce contro il trentenne Sindaco che ha pianto di fronte alla carcerazione per riciclaggio della moglie del suo mentore? Nessuno ne parla più, dimenticato. L’appassire istantaneo della memoria a breve termine fa il paio con l’agonia della memoria a lungo termine. E Pavia ha sempre fatto scuola in tal senso; ha spesso anticipato comportamenti e umori nazionali. E poi esistono solo interpretazioni, non fatti. In assenza di autorità, una interpretazione vale l’altra. Sempre Bauman, in quell’intervista, ricorda un proverbio russo: «Ricordatevi del passato e perderete un occhio. Dimenticatevi del passato e li perderete entrambi». Dobbiamo andare avanti furibondi giorno per giorno, e lasciare che la memoria frani, non è moderna, non è giovane, né à la page, e frena. I trentenni sono l’esito dell’educazione sociale e della scuola. Si legge (poco), si viaggia (tanto o lo si agogna), ma poi rimane tutto lì, fermo, inattivo o immediatamente disattivato. Questa mattina sono entrata in un negozio dove da poco si gioca alle lotterie. La proprietaria suggeriva ad una cliente, anziana signora, di giocare al “Turista per sempre”. «È quello che va di più adesso», ha chiosato. L’anziana signora ha fatto staccare dal blocchetto e poi grattato un biglietto - sfortunato - della lotteria “Turista per sempre”. Danno per accertata la morte cerebrale della maggior parte degli italiani, generazione su generazione. Rimane il cuore, ma dopo venticinque anni di pornografia culturale, non rimane che constatarne l’avvizzimento. Era una scena da Carnevale, con quel biglietto luccicante con le palme sull’isola dei mari del Sud. Nell’Ecclesiaste è scritto:

E io dico:
È meglio la sapienza della forza,
ma la sapienza del povero è disprezzata
e le sue parole non sono ascoltate.

Anche il povero, quel povero generato da una terra che è cambiata con lui, non ha più sapienza da poter essere disprezzata. E nemmeno più forza. In una recente intervista, Giorgio Bocca, sconfortato si chiedeva se non ci fossero più in Italia persone intelligenti. Non si è chiesto dove siano i poveri incazzati ed indignati dall’intollerabile diseguaglianza e dal conto che gli stanno facendo pagare. E quando si è costretti a far ricorso alla “tecnica” piuttosto che alla forza politica, significa che non si vede all’orizzonte alcun approdo autenticamente democratico. In un altro articolo, Massimo Giannini richiamava la nostra natura di spettatori. Guardiamo, bofonchiamo qualcosa, e poi si passa ad altro che ci è offerto. Lo aveva già detto Hannah Arendt cinquat’anni fa. Il Novecento è il secolo degli spettatori, degli indifferenti. Al cui ruolo se ne è aggiunto negli ultimi vent’anni un altro, quello di consumatori. Spettatori in alcune ore del giorno, consumatori sempre. Anche gli spettacoli di indignazione collettiva contro il malgoverno, alla fine si riducono a brevi momenti di catarsi. E nulla più. Scrivere qualcosa senza guadagnare, parlare senza guadagnare, denunciare senza guadagnare, offrire gratis quel che si sa e si sa fare, rinunciare a sollecitare il consumatore che hanno costruito su ciascuno di noi... Potrebbe servire a dimostrare l’interesse disinteressato, l’aver tutto da perdere, come coloro che non possono scrivere, non possono parlare e non hanno nulla da vendere o da offrire. Lo so che è impossibile, ma so anche che quello è un elemento vischioso nella costruzione di qualsiasi iniziativa politica di dissenso. Dobbiamo re-imparare a dire «no», un secco «no» a ciò che sarebbe per noi individualmente conveniente, rinunciando al piccolo potere personale che, se lo sommiamo, non fa il potere necessario a cambiare le cose. Non lo ha considerato nemmeno Di Pietro. Il “Corriere” ci è andato giù duro, ma a noi, ha fatto più male lui. Io non sono nessuno; la mia ambizione personale è pari a quella di qualsiasi altra persona; non mi denigro, né mi esalto. Tuttavia, quando mi è stato chiesto di candidarmi alle elezioni regionali in una lista che sostiene Filippo Penati, ho ringraziato e detto no. La mia memoria a breve termine è ancora attivissima. In questo momento si è utili alla civiltà se si è in grado di dire «no».

Nei giorni scorsi, in un’aula dell’università di Pavia Guido Crainz ha presentato il suo nuovo libro, Autobiografia di una Repubblica. Non l’ho ancora letto e la presentazione mi interessava. Solo un accenno ai blocchi sotterranei di poteri, ma non all’impotenza di chi vi è escluso o la corruzione anche a sinistra. Ad un certo punto si è sentito in dovere di dire che quel «Ho riso» pronunciato da uno degli affaristi della Protezione civile spa (la notizia era del giorno prima), era «un caso isolato». Non era richiesto il dirlo, non era necessario, non era dovuto. Anzi. Il pubblico presente mi sembrava nel complesso piuttosto preparato, anche a cogliere la superfluità di quell’aggiunta. E, confesso, mi sono sentita quasi umiliata da quell’inciso. E che uno storico ritenga in un’aula universitaria di dover salvare la classe dirigente del Paese, mi sembra, in un momento come questo, nella migliore delle ipotesi, piuttosto masochista. Non è infatti la risata che fa la storia, ma il cinismo del sistema, e questo è strutturale. Glielo ha ricordato un intervento dal pubblico: «E il Principe?». Il Principe, appunto. Non una parola quindi sul sistema accademico, non una sul ruolo degli intellettuali nello sfacelo. Non una parola sulla “corte” di cui ogni Principe si circonda. Che sia plaudente o silente. E spunta l’idea del “partito degli onesti”, sempre buona, ma come la mettiamo con la ricattabilità generale e diffusa, quella descritta magnificamente da Roberto Scarpinato? Una nazione di ricattabili ad ogni livello potrà mai riconoscersi in un partito di non ricattabili? Poiché con questo intendo "l’essere onesti".

In questi giorni abbiamo dovuto ficcare il naso tra le lenzuola dei protettori civili, che volevano costituirsi la Spa. Tuttavia di Società per Azioni, c’è anche la Difesa spa, già ben avviata. Si occupa di piazzare immobili del Genio sul libero mercato, incluso l’ex Arsenale di Pavia. Il quale a suo tempo sarebbe potuto diventare un centro di eccellenza della Protezione civile, invece lo hanno derubricato ad immobile di pregio da convertire in usi civili. Tutte società "in house", casalinghe, intime, familiari, rassicuranti, come la ricattabilità.

* Circolo Pasolini, Pavia








pubblicato da g.giovannetti nella rubrica democrazia il 16 febbraio 2010